Calcio femminile. Il Tavagnacco non intende accettare la retrocessione decisa a tavolino dal Consiglio federale della Figc e ora attende Il pronunciamento del Tar di domani.
La società friulana contesta il fatto che la Figc, con la decisione di sospendere il campionato di seria A, di fatto ha equiparato il calcio femminile al calcio dilettantistico, posizione in contrasto netto con la scelta, a partire dal campionato 2018/19, di “togliere” la divisione femminile alla Lega Nazionale Dilettanti (Lnd) per farla diventare parte integrante della Federazione italiana giuoco calcio. «In questo caso specifico – chiariscono dal Tavagnacco, il presidente Roberto Moroso e il suo vice Bonanni – si è utilizzato l’assioma ‘calcio femminile non è professionistico’, decidendo di fermare il campionato». Tra le osservazioni sollevate anche il fatto che le retrocessioni, a differenza di quanto avvenuto, ad esempio in serie C, non siano state ‘congelate’ o stabilite tramite la formula dei play-out, ma decise a tavolino. «Fa specie – conclude Bonanni – che la Figc inizialmente si sia tanto battuta per riuscire a far ripartire la serie A femminile al pari di quella maschile, salvo poi cambiare idea all’ultimo minuto solo per le donne. Quasi un pregiudizio di genere su cui l’Associazione calciatori non ha battuto ciglio».
«Dopo 19 anni consecutivi nella serie A femminile la nostra società meritava più rispetto – ammette il vicepresidente del Tavagnacco di calcio femminile Domenico Bonanni – doveva essere data la possibilità di giocarci le nostre chance di salvezza sul campo».
L’interruzione del campionato, invece, nonostante mancassero ancora 6 partite, ha condannato il Tavagnacco (distante solo un punto dalla zona salvezza) alla serie B. Il Tavagnacco ha presentato un primo ricorso contro la decisione della Figc davanti alla giustizia sportiva, ma non è stato accolto. Per questo ha deciso di rivolgersi al Tar del Lazio.

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