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Atletica /Anna Bongiorni: “Mio padre, le lasagne della nonna e la medicina”

Atletica /Anna Bongiorni: "Mio padre, le lasagne della nonna e la medicina"

L’atletica è sempre stata nella mia famiglia: il mio babbo, Giovanni Bongiorni, ha partecipato alle Olimpiadi di Los Angeles e da più di 30 anni ha il record italiano 4x400m”. Queste le prime parole della velocista Anna Bongiorni, pisana di nascita, classe 1993, che ha accettato di raccontarsi a SportDonna.

Come è iniziata la tua carriera?
“Ho iniziato a praticare atletica nel 2008, allenata dal mio babbo. Ho subito ottenuto buone soddisfazioni in europei e mondiali giovanili, e vincendo qualche importante medaglia mi sono appassionata sempre più. Nel 2012 ho fatto del mio sport un lavoro, entrando nell’Arma dei Carabinieri come atleta. Nel biennio 2012-2014 ho avuto qualche problemino a livello fisico che non riuscivo a risolvere, e il mio gruppo sportivo mi ha consigliato di trasferirmi a Rieti per potermi allenare con il mio attuale allenatore, Roberto Bonomi”.

I segreti di Anna Bongiorni, figlia d'arte con la vocazione per la medicina

Da quel momento hai iniziato a vincere…
“Esatto, posso dire di essere entrata nell’atletica dei grandi. A oggi ho collezionato 9 nazionali assoluti, e quest’anno ho vinto il bronzo nei 100m ai Giochi del Mediterraneo a Tarragona. Sono arrivata in semifinale sia ai campionati europei che mondiali indoor; per questi ultimi ho corso i 60m”.

Non solo atletica, ma anche medicina…
“Già, per rendermi la vita molto semplice studio medicina! Conciliare le due cose è dura ma ho trovato il mio equilibrio: la mia mente rende meglio nelle giornate di allenamento piuttosto che in quelle di riposo. Non posso negare sia faticoso (per esempio, a settembre sarei andata volentieri in vacanza, invece sono rimasta a casa per la sessione di esami), ma comunque ho finito il sesto anno e sono entrata in tesi; dovrei laurearmi nel 2019. Specializzazione? Mi piacerebbe pediatria, ma i test sono molto duri, per cui farò le mie valutazioni a tempo debito”.

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Quale è stata la tua vittoria più bella?
“Il bronzo alla staffetta svedese alla prima edizione dei Giochi Olimpici Giovanili a Singapore. È stata un’esperienza incredibile, sia per il luogo e la cultura, sia per lo spirito olimpico: vivevamo tutti nello stesso villaggio, per cui abbiamo condiviso davvero tutto”.

La delusione sportiva più grande?
“Al di là degli anni bui in cui non riuscivo a venir fuori dagli infortuni, forse la delusione più grande la ho provata quest’anno ai campionati italiani. Sono arrivata terza ma speravo di poter vincere. Per me sarebbe stata la mia prima vittoria in un campionato italiano assoluto all’aperto. Oltretutto ero in recupero dopo un infortunio, e speravo tanto di poter vincere. È stato davvero deludente”-

A proposito di gare indoor o all’aperto… Sabato sera: divano, copertina e film o un giro con gli amici?
“Amici tutta la vita. Anche se tutte le volte è dura ritagliarsi un po’ di spazio, secondo me il tempo dedicato alle persone è quello più importante”.

Come descriveresti Anna nella vita di tutti i giorni?
“Disordinata, sensibile e incasinata”

E Anna in pista?
“Metodica e determinata”

Hai altre passioni oltre atletica e medicina?
“In realtà no. Cerco di dedicare più tempo possibile ai miei amici e al mio ragazzo. Negli unici momenti che mi rimangono liberi adoro leggere”.

Quale è il tuo film preferito?
“La vita è bella, di Roberto Benigni”

Il tuo libro preferito?
“Mille splendidi soli, di Khaled Hosseini”

E la canzone?
“City of blinding lights, degli U2”

Ti piace mangiare?
“Sì, tanto”

Quale è il tuo piatto preferito?
“Le lasagne al ragù di nonna”

E la bevanda?
“Non ne ho una preferita, oltre all’acqua bevo solo succhi. Non mi piace nulla di frizzante e il vino, anche se ogni tanto lo bevo, non lo definirei bevanda preferita”.

Se potessi cenare con un personaggio famoso chi sceglieresti?
“La persona che vorrei incontrare più di tutte è Sissi. È il mio sogno di quando ero bambina, so il film praticamente a memoria. È un personaggio che ho davvero nel cuore”.

Da piccina guardavi i cartoni animati?
“Sì”

In che personaggio ti identificavi?
“Cenerentola”

Da 1 a 100, quanto contano nella vita i principi?
“100”

E i soldi?
“70”

Ti piace il tuo corpo?
“Sì”

Quali ritieni siano i tuoi punti forti?
“Sicuramente gli occhi. E poi il fondoschiena, con tutti gli allenamenti che faccio!”

Nonostante la tua giovane età, faresti qualche ritocchino estetico?
“No. L’unica cosa che farei, ma non credo si parli di ritocco estetico, sarebbe sui denti: li ho un po’ distanziati e mi piacerebbe avvicinarli”.

Credi ai fantasmi?
“No”

Agli alieni?
“Nemmeno”

 

Informazioni sull'autore

Maila Falzone

Maila Falzone

Calciatrice il sogno di bambina, giornalista sportiva quello da grande. Sono Maila, nata a Genova il 30 settembre 1991. Laureata in Scienze Politiche e Informazione ed Editoria, la mia fissa per la comunicazione mi ha spinta fino alla specialistica in Digital Humanities.
Il calcio ha sempre fatto parte di me. Sarà forse stata colpa di mamma, che mi ha portata nel suo pancione a vedere un Juventus-Genoa, o colpa di papà, che ha chiesto allo speaker di annunciare all’emozionato pubblico di Genoa-Oviedo la mia nascita: il mio cuore non poteva che essere a tinte rossoblù. Ho provato qualsiasi tipo di sport: dal nuoto alla ginnastica artistica, dallo sci alla pallavolo; quasi tutto, ma quegli scarpini mai indossati sono rimasti un chiodo fisso, tanto da essere diventati argomento della mia tesi di laurea. Amo fotografare, cucinare e, soprattutto, mangiare. Oltre alla mia vita, ritengo di vivere quelle di cui scrivo: chissà che scrivere di sport mi aiuti a buttar giù qualche chilo di troppo!

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