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Boxe / Maestro Pirastu racconta Camilla Fadda: “La campionessa del popolo”

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Camilla Fadda (Liguriasport.com)

Dopo ben quarant’anni Camilla Fadda, riporta in Liguria il titolo più ambito del pugilato femminile. Camilla, conquistando l’oro ai Campionati Italiani Assoluti, scrive un pezzo di storia dal sapore davvero emozionante. Camilla Fadda  (del Trionfo Genovese che ora si allena presso la Palestra Popolare Emiliano Zapata) infatti, diventa, a tutti gli effetti, “l’atleta del popolo”, capace di battere avversarie e pregiudizi, di scalare il podio con il lavoro, il sacrificio e il talento. Quello vero. Attraverso le parole del suo maestro, Roberto Pirastu, campione nazionale e olimpico di boxe degli anni ’70 e tecnico affermato di grande esperienza, scopriamo il complesso mondo del pugilato e la storia della giovane campionessa genovese. 

Camilla Fadda e Roberto Pirastu

Che cosa rappresenta per te il pugilato?
“Il pugilato prima di essere uno sport è una disciplina, i ragazzi che lo praticano,  già dai primi allenamenti in palestra, devono capire certi valori che sono fondamentali in questo sport. Tra questi, il più importante, il rispetto per l’avversario”. 

Le fotografie della vittoria di Camilla Fadda si commentano da sole; trasmettono grandi emozioni e mostrano un lavoro di squadra davvero commovente…
“Per me gli allievi sono come figli, quindi il rapporto tra maestro e allievo è principalmente d’affetto; voglio bene ai miei ragazzi, cerco sempre di sostenerli e poi soffro e gioisco con loro. Una loro vittoria è anche la mia,  e ogni volta che mi è capitato di salvare dei ragazzi dalla strada e di portarli in palestra mi sono arricchito l’anima. Camilla poi è una ragazza speciale, un vero talento, ora sta anche dimostrando una forza e un carattere che qualche volta le sono venuti a mancare. Ci sono stati momenti nei quali ha anche pensato di mollare tutto. Proprio in quei momenti le ho fatto da padre e l’ho aiutata a superare ostacoli e  paure. Camilla ha una storia dura alle spalle e oggi corre da una parte all’altra per continuare i tre lavori che le consentono di mantenersi e di portare avanti la sua passione. Non ha avuto vita facile, si merita il meglio e spero che il pugilato possa colmare tutte le mancanze che ha dovuto sopportare”. 

Cosa si prova dopo una vittoria così importante e prestigiosa?
“È stata una grande emozione, vederla alzare le braccia al cielo e corrermi incontro per condividere una gioia così grande ha annullato tutto; sacrifici, momenti duri, allenamenti faticosi e tutto quello che c’è dietro a uno sport come il pugilato. A Pescara  non abbiamo potuto festeggiare perché  Camilla è dovuta scappare subito dopo la gara… ma ho messo in fresco due bottiglie di Ferrari da stappare, per festeggiare nella nostra palestra. Questa ragazza è straordinaria, ha fatto una gara in crescendo, traspariva proprio la sua voglia di vincere e quella cattiveria agonistica che ti permette di raggiungere traguardi di questo livello”.

Tu un maestro per Camilla e Camilla un esempio e una maestra, a sua volta, per tanti ragazzi…
“Il pugilato è un mondo povero, un mondo che non è gestito nel migliore dei modi e che spesso calpesta principi che per me sono di primaria importanza. Un ambiente che tende a mettere davanti a tutto il risultato e non il lato umano, dimenticando il vero scopo della boxe e che davanti a noi abbiamo dei ragazzi prima ancora che degli atleti.  In questo Camilla si sta dimostrando uguale a me e oggi si dedica a tutti quei ragazzi che non si possono permettere la palestra e un insegnante. Proprio per questo spero di riuscire a farle fare il corso,  quel corso che non le hanno permesso di fare in precedenza”. 

Ma quindi meglio la Camilla allieva o insegnante?
“Per ora mi godo Camilla come allieva, deve pensare alla carriera perché ha ancora molto da dare e il nostro prossimo obiettivo sono le Olimpiadi.  Poi un giorno, in futuro, seguirà la sua vocazione e insegnerà questa disciplina a ragazzi talentuosi come lei”.