Martina Angelini, livornese classe 1978, ha passato la vita ad amare il pallone: non ha potuto fare molto in qualità di calciatrice ma si è riscattata diventando giornalista sportiva,  scrivendo per molte testate e commentando le partite di calcio, sempre al femminile. Oggi lo fa per Sky Sport con la Serie A,  quando non è impegnata con le sue ragazze: già, perché Angelini è anche Responsabile del settore femminile del Livorno Calcio, la squadra per cui fa il tifo da sempre. Tre squadre, quarantacinque ragazze e tanta voglia di crescere in un settore che deve fare ancora tanta strada. Ma Martina non poteva chiedere di meglio, perché il calcio al femminile per lei è più di una passione, è una missione. Ci si dedica tutti i giorni da anni. E se le chiedessero di scegliere tra una finale maschile e una femminile da commentare in televisione, lei non avrebbe alcun dubbio sulla risposta.

Sei un’appassionata di calcio da quando eri bambina, come si è evoluto il tuo amore per questo sport?
“Come calciatrice sono stata un po’ sfortunata, sono nata nel 1978 e quando ero piccolina volevo giocare a calcio ma a Livorno non c’era una squadra per le bambine, ne esisteva una di Serie C  ma erano tutte trentenni, io non potevo giocare. All’epoca  non si usava nemmeno giocare in squadre miste; insomma non era facile per le ragazze intraprendere la strada del pallone. Ma non ho abbandonato il calcio per questo. Giochicchiavo con gli amici, andavo allo stadio, seguivo le partite del Livorno, di cui sono tifosissima da sempre. Poi ho deciso di fare la giornalista sportiva, anche per entrare gratis negli stadi! Scherzi a parte, da lì è iniziata la mia carriera, mi sono trasferita a Roma dove tra vari lavoro ho fatto l’addetta stampa della squadra femminile della Lazio. Ho iniziato sin da subito ad interessarmi al calcio femminile, dal 1998-’99,allora eravamo pochissime a farlo, è diventata subito la mia battaglia Giancarlo Padovan, che è stato Presidente della Divisione Calcio Femminile e mio Direttore a TuttoSport per tanti anni, mi chiamò per seguire proprio questo settore perché nessuno voleva farlo. Mi sono creata un mio spazio e ne sono diventata esperta. Sempre su questo ho lavorato per il Guerin Sportivo con Ivan Zazzaroni e per altre testate, sino al 2007 quando è arrivato Eurosport: mi contattarono  per commentare i Mondiali di Calcio Femminile in Cina”.

E poi?
Poi sono tornata a casa, a Livorno, era il 2010 e di lì a poco la FIGC ha voluto che le società professonistiche avessero tutte il settore femminile. All’interno della Società livornese nessuno sapeva bene come gestire la questione, proprio per una mancanza di conoscenza del settore, perciò hanno chiamato me ed è iniziata questa avventura come Responsabile.

Il tuo lavoro in cosa consiste esattamente?
Come Responsabile del settore femminile scelgo gli allenatori, faccio anche la parte del Direttore Sportivo, decido quali tornei prendere parte, parlo con le famiglie delle calciatrici e mi occupo anche di calcio mercato se così si può dire, noi non scartiamo nessuno. Abbiamo iniziato due anni fa con quindici ragazzine, oggi sono quarantacinque, per tre squadre sino agli Under 15 che poi cresceranno e porteremo avanti sino alle Allieve, Juniores e via così. Siamo arrivate alle finali Under 12, quarte in Italia. Dopo soli due anni è un risultato incredibile.

 

Viste  le vicende societarie attuali ( La dirigenza che vede a capo Aldo e Roberto Spinelli ha dichiarato le dimissioni e la  messa in vendita la società con la prima squadra militante in Serie B, dopo aver esonerato l’allenatore Cristiano Lucarelli n.d.r. ), qual è il clima anche tra i più giovani?
“Non è facile, ovviamente. Quando accadono certe cose i settori giovanili, maschili o femminili che siano, ne risentono molto. La mia speranza è che si possa risolvere tutto per il meglio, anche se non è facile. Ma noi livornesi in senso calcistico ne abbiamo passate tante, siamo abituati a lottare, non demordiamo e attualmente facciamo il possibile per non far distrarre nessuno dei nostri giovani giocatori”. 

Nel calcio giovanile e non solo molto spesso i genitori che vorrebbero una carriera professionistica per i loro figli hanno, per così dire, un peso. Accade anche con le femmine?
Ci sono già anche quelli! Conl’arrivo delle squadre femminili nelle società professionistiche si vedono bambine che vogliono andare a giocare in realtà importanti come Juventus eMilan , e si vedono anche genitori che iniziano a discutere su questo, mettendo becco sul ruolo della figlia e via dicendo. E’ un rischio secondo me, mi piacerebbe che non ci fossero troppe contaminazioni negative in questo senso. Certamente le bambine iniziano a vedere il calcio come un potenziale lavoro, speriamo che possa essere così, ma senza troppe pressioni“.

Tornando al giornalismo, è arrivata Sky. Come è andata?
Anche lì mi hanno chiamata perché sapevano della mia conoscenza del calcio femminile. Nel 2012 mi avevano chiamata per commentare le Olimpiadi, e oggi che si dedicano al calcio femminile con trasmissioni e facendo vedere le partite di Serie A, mi hanno contattata per commentarle“.

Come è visto nel settore giornalistico calcio il settore femminile?
“Come sempre bisogna lavorare il doppio essendo donne in un mondo ancora molto maschile. Però, forse anche perché mi sono sempre occupata di calcio femminile, non ho mai subito discriminazioni. Devo anche dire che se mi chiedessero di commentare una finale maschile o femminile io sceglierei senza dubbio quella femminile: la mia è proprio una passione, quasi una missione di vita! Per me il calcio femminile è importantissimo. Ti faccio un esempio: se parlo con un potenziale allenatore che mi dice qualcosa come “va bene, inizio nel femminile ma poi voglio passare al maschile”  io non lo prendo in considerazione. E’ anche giusto voler cambiare, per carità, ma se parti dal fatto di non voler fare quello che vai fare e accetti solo per arrivare da un’altra parte, non mi piaci.  Però adesso che le cose stanno variando qualcuno potrebbe pensare di appassionarsi e rimanere nel femminile”. 

Cosa vorresti fare fra qualche anno?
Tutto quello che faccio ora! Amo il mio lavoro, so che quella amaranto è una strada nuova e quindi in realtà non sappiamo quali saranno le evoluzioni, per adesso il Livorno è una piccola realtà, ma io starei qui tutta la vita“. 

Puoi reputarti molto fortunata…
“Assolutamente, è così. Mi rendo conto della mia fortuna, io mi emoziono ancora e sempre. Speriamo di toglierci soddisfazioni con il Livorno. E  per quanto riguarda il giornalismo mi diverto molto, vorrei continuare così”.

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