Il tema della maternità nel mondo dello sport femminile è purtroppo sempre scottante. Diventare mamma diventa incredibilmente un problema. La conferma arriva dal post pubblicato su Instagram dalla pallavolista de Il Bisonte Volley Firenze Carlotta Cambi che scende in campo per difendere il diritto di diventare mamma della sua collega Carli Lloyd, palleggiatrice e capitana della VBC Casalmaggiore.
“È da quando è uscita la notizia che Carli diventerà mamma che leggo commenti imbarazzanti. E la cosa ancora più triste è che non sono solo uomini, ma anche donne. Davvero diventare una mamma può essere vista come una sciagura? Come una mancanza di rispetto? Come un fatto che colpisce solo la società per cui giochi? No, perché forse qualcuno non lo sa (probabilmente tutti i leoni da tastiera che commentano la notizia) ma se qualcuna di noi atlete rimane incinta il contratto è carta straccia! Non abbiamo tutele, non abbiamo la così detta maternità, che nel 2020 dovrebbe essere sacrosanta. Nulla.
È vero, la società si ritrova in difficoltà, ma a noi? Qualcuno ci pensa? Quindi per favore, i commenti sul rispetto, sul “non onorare il lavoro” teneteveli per voi, che diventare mamme è un nostro diritto ed è la cosa più bella del mondo”.
Qualcosa negli ultimi tempi è stato fatto ma la strada è ancora lunga. Un passo avanti è stato fatto con il fondo di un milione per il sostegno alla maternità la misura finanziata dall’Ufficio per lo sport del Governo. Le opportunità offerte riguardano il sostegno alla maternità delle sportive e le modalità di accesso ai contributi previsti per le future mamme in gravidanza durante l’attività agonistica: ogni atleta di alto livello in maternità potrà accedere a un contributo di mille euro al mese per 10 mesi. Ma tutto è ancora molto nebuloso e lo sarà fino a quando non sarà instituito il professionismo anche per tutte  le donne che vivono di sport.
Il portiere del Cesena Alice Pignagnoli, 31 anni, dal 2016 sposata con Luca Lionetti, è diventata mamma ma non ha perso il posto.  La società di calcio ha deciso di trattenerla, mantenendo i rimborsi spese. «La maternità nel calcio femminile non deve essere un tabù com’è stato in passato – spiega la ragazza –  Parliamone e soprattutto, essendo un diritto di tutte le atlete, supportiamole sia noi che le società, come ha fatto il Cesena. Lo ammetto: all’inizio mi sono anche sentita in colpa, il ruolo del portiere è importantissimo, è come se avessi abbandonato la nave».».
Diventare mamma per una sportiva può rappresentare la fine della carriera. Le calciatrici non sono professioniste e la gravidanza può far interrompere il contratto con la società. Il Cesena calcio ha invece trattenuto la giocatrice.
Qualcosa si è mosso nel ciclismo. L’UCI, l’organo di governo mondiale del ciclismo ha deciso che già dalla prossima stagione, le squadre pagheranno le atlete donne anche quando non potranno correre perché in gravidanza.
Un corridore temporaneamente impedito ad esercitare la sua attività di ciclista a causa della gravidanza ha diritto al 100 percento del suo stipendio per un periodo di tre mesi e il 50% del loro stipendio per un altro periodo di cinque mesi e l’importo da pagare non può essere inferiore al salario minimo stabilito. Questo diritto cesserà alla fine della gravidanza o del contratto”.

 

Pin It on Pinterest

Condividi

Condividi questo articolo dove vuoi!