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Da Chernobyl al tatami, il viaggio di Anastasia Tonelli: “Le mani, la mia forza”

Anastasia-Tonelli

Da Chernobyl al tatami, il viaggio di Anastasia Tonelli. Era la notte del 26 aprile 1986, e le nuvole dipinte nel cielo di mezza Europa non erano nuvole normali. Quasi come fosse uno scherzo del destino, proprio il reattore tecnologicamente più avanzato della centrale nucleare di Chernobyl era esploso. Le radiazioni si dispersero, in particolare, in tutta l’Ucraina, in Bielorussia e in Russia. Proprio in Russia, da lì a qualche mese sarebbe nata Anastasia, interessata, seppur in maniera indiretta, dal disastro: “Mi ritengo fortunata perché la malformazione ha colpito soltanto le dita delle mani, non altri organi. Posso dire che le mie mani sono state la mia forza”. Anastasia, oggi campionessa di ju jitsu, grappling e brazilian ju jitsu, ha deciso di scendere dal tatami per raccontare alle pagine di SportDonna il suo lungo viaggio, che dalla Russia l’ha condotta in Italia.

Anastasia, ci racconti la tua storia?
“Sono Anastasia, per gli amici “Nastia”, sono nata in Russia il 4 novembre 1986. Sette mesi prima della mia nascita, nello specifico il 26 aprile, ci fu il disastro nucleare di Chernobyl, vicino a Kiev. Ero ancora nel pancione, ma il disastro mi bloccò la crescita delle dita delle mani. Mi ritengo fortunata perché la malformazione ha colpito soltanto le dita, non altri organi. Dopo la mia nascita, sono rimasta in ospedale per circa cinque mesi, coccolata e amata da tutti. Una volta uscita, mi hanno portata in orfanotrofio, dove vissi fino all’età di 8 anni. Venni in Italia la prima volta per trascorrere un’estate fantastica con due persone che poi sarebbero diventate i miei genitori! Non avrei potuto chiedere di meglio per il mio futuro che avere due genitori speciali, mamma Raffaella e papà Paolo. Le pratiche per l’adozione furono davvero lunghe, durarono sei anni. Nel frattempo mi sottoposi a cinque operazioni alle mani. Non finirò mai di ringraziare il Professor Renzo Mantero, chirurgo della mano presso l’ospedale di Savona. Lui mi cambiò! Cambiò il mio modo di vivere, regalandomi una miglior presa con le mani grazie a interventi specifici alle dita. Per tutti questi motivi mi reputo una ragazza davvero fortunata, molto protetta e amata da tante persone. Un semplice grazie non fa capire quanto abbia apprezzato e continui ad apprezzare l’aiuto che ho ricevuto da tantissime persone”

Oggi chi sei? Cosa fai nella vita?
“Oggi sono una giovane donna di 30 anni che ha fatto dello sport la sua ragione di vita. Pratico ju jitsu da quando avevo 10 anni e ho fatto parte della nazionale dal 2007 al 2017 per la specialità fighting system – un combattimento che si svolge in tre fasi: una a distanza, una a contatto e una a terra. Negli ultimi tre anni mi sono avvicinata al grappling e al brazilian ju jitsu e a oggi faccio parte della nazionale di grappling della federazione FIGMMA. Insieme al mio Maestro, mia mamma, insegno ai bimbi e ai ragazzi in palestra e mi alleno sotto la sua supervisione. Negli ultimi due anni mi sono avvicinata anche all’allenamento fisico funzionale, dedicato alle persone che vogliano migliorare il loro stile di vita mediante un percorso di preparazione atletica. Grazie al mio istruttore, Danilo Bordo, in questo periodo sto incominciando a insegnare anche presso la nuova sede della palestra. In mezzo a tutti questi impegni ho anche un piccolo lavoretto al mattino che, grazie al mio ottimo capo, ben si concilia con lo sport. Anche per questo non smetterò mai di dirlo: sono molto fortunata”

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Quali sono state le principali vittorie nella tua carriera?
“Ho ottenuto diverse medaglie di bronzo e tre medaglie d’ argento. Ho un po’ di rammarico per l’oro mancato un paio di volte, ma questo mi dà anche la spinta per continuare a rincorrerlo, anche se in un’altra specialità rispetto a quella in cui lo ho sfiorato. Recentemente, ho partecipato al mondiale di Grappling no-Gi in Kazakistan e mi sono classificata terza; sono molto fiera di questo bronzo”

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Quale è il momento sportivo che ricordi con più piacere?
“Il momento sportivo che ricordo con più piacere è la mia prima medaglia di bronzo di ju jitsu, conquistata nel 2010 a San Pietroburgo. Era la prima volta che tornavo in Russia dopo l’adozione e sei giorni prima della gara mi ero fratturata l’alluce. Per questi due motivi, il terzo posto è stato un risultato molto importante per me, perché mi ha insegnato che non si deve mai mollare davanti alle piccole difficoltà e che ci sono sempre persone speciali che ti aiutano nel momento di bisogno (come, per esempio, chi mi curò la frattura)”

Le tue mani sono mai state un ostacolo nello sport?
“Ho molto rispetto per la disabilità e penso che spesso le persone con problemi riescano ad avere più forza nell’affrontare la vita. Io però non mi sono mai considerata disabile e questo mi ha aiutato molto a superare le eventuali difficoltà. Nel ju jitsu inizialmente faticavo un po’ con le prese sul kimono, ma a oggi credo che non vi sia nessuna differenza fra me e gli altri. Non mi considero disabile anche perché effettivamente nella vita di tutti i giorni non ho nessun disagio a causa delle mie mani. Fra l’altro mi sono diplomata al liceo artistico con l’indirizzo di scultura, ottenendo buoni risultati proprio nella pratica. Detto questo, non mi considero una persona speciale: sono solo molto determinata”

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A oggi ti senti realizzata dal punto di vista sportivo? E nella vita?
“Sì, posso dire che oggi mi sento molto realizzata sia dal punto di vista sportivo che nella vita, anche perché le due cose coincidono”

Quali sono i tuoi progetti futuri?
“Nel futuro vorrei continuare ancora nell’agonismo per poi dedicarmi all’insegnamento. Vorrei trasmettere una parte di me a bambini e ragazzi”

Quale è il tuo motto? E che messaggio vorresti lanciare?
“Il mio motto è: vivere la vita giorno per giorno con entusiasmo. Spero che i giovani capiscano che non importa da dove parti e non importa che cosa ti dia la vita, l’importante è sapere che con passione, costanza, duro lavoro ed entusiasmo si possono realizzare i propri sogni!”

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Informazioni sull'autore

Maila Falzone

Maila Falzone

Calciatrice il sogno di bambina, giornalista sportiva quello da grande. Sono Maila, nata a Genova il 30 settembre 1991. Laureata in Scienze Politiche e Informazione ed Editoria, la mia fissa per la comunicazione mi ha spinta fino alla specialistica in Digital Humanities.
Il calcio ha sempre fatto parte di me. Sarà forse stata colpa di mamma, che mi ha portata nel suo pancione a vedere un Juventus-Genoa, o colpa di papà, che ha chiesto allo speaker di annunciare all’emozionato pubblico di Genoa-Oviedo la mia nascita: il mio cuore non poteva che essere a tinte rossoblù. Ho provato qualsiasi tipo di sport: dal nuoto alla ginnastica artistica, dallo sci alla pallavolo; quasi tutto, ma quegli scarpini mai indossati sono rimasti un chiodo fisso, tanto da essere diventati argomento della mia tesi di laurea. Amo fotografare, cucinare e, soprattutto, mangiare. Oltre alla mia vita, ritengo di vivere quelle di cui scrivo: chissà che scrivere di sport mi aiuti a buttar giù qualche chilo di troppo!

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