Calcio

E’ morta la tifosa che si era data fuoco per protestare contro il divieto alle donne di accedere agli stadi

Il suo cuore ha cessato di battere. Non ce l’ha fatta Sahar Khodayari, la 29enne tifosa di calcio iraniana che nei giorni scorsi si era data fuoco davanti a un tribunale di Teheran per protestare contro il divieto per le donne di entrare negli stadi. È morta la scorsa notte in un’ospedale della capitale iraniana.
Lo scorso marzo aveva tentato di intrufolarsi allo stadio travestita da uomo, per supportare quell’Esteqlal of Terhan che da sempre rappresentava la sua squadra del cuore. Prima respinta ai tornelli, poi costretta al carcere per tre giorni, la “Blue Girl” ha atteso ben sei mesi prima di ricevere una sentenza definitiva di condanna. In seguito è stata rilasciata su cauzione, ma quando si è recata in procura il primo settembre per riavere il suo cellulare, le è stato detto che avrebbe dovuto scontare una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore.
Da ormai 40 anni il paese ha proibito al pubblico femminile l’accesso ad ogni genere di manifestazione sportiva, con un breve periodo di deroga concesso esclusivamente in occasione dell’ultima Coppa del Mondo.
Il caso ha portato a riprendere la discussione sul divieto per le donne iraniane di assistere alle partite maschili negli stadi di calcio, occasionalmente allentato nei mesi scorsi su pressioni della Fifa, che al momento si attiene alle promesse dell’Iran, ma tuttora in vigore. Morire per il solo fatto di aver provato ad assistere ad una partita di pallone. Questo non può e non deve succedere più. Andare allo stadio, per le donne iraniane, non deve più essere considerato un reato