Punto di riferimento in Italia, il Brescia durante questa stagione è riuscito a farsi strada anche in Women’s Champions League arrivando fino ai quarti. Successi questi che sono merito dalla passione e dell’orgoglio di un uomo su tutti, il presidente e fondatore del club Giuseppe Cesari che in questa intervista ha messo in evidenza tutto l’amore e la passione che lo portano a continuare nella sua missione. Aspettando il secondo scudetto…

Contro il Tavagnacco solo un pareggio per il Brescia, l’ambiente come ha preso questo risultato?
“Sapevamo che il Tavagnacco era forte e voglioso di dimostrare, in più il cambio dell’allenatore (da Filippo a Cassia, ndr) ha spinto le ragazze a dare qualcosa di più. Nonostante questo, il nostro rammarico è quello di non essere riuscite a concretizzare diverse occasioni. Se si prendono i legni, non ci si può far nulla. Non siamo state brave a chiudere la partita quando abbiamo avuto la possibilità e poi è arrivato il pareggio della squadra di casa”.

Qual è la ragione che l’ha spinta a costruire il Brescia?
“Quest’anno festeggio il 30esimo anno di attività. Sono partito dal calcio a 7 col CSI. E’ stata la passione a farmi fare sempre di più, ora sono orgoglioso di avere ben 5 squadre se consideriamo anche il settore giovanile su cui contiamo molto”.

Fin qui qual è stata la soddisfazione più grande che le ha dato la squadra?
“Assolutamente vincere il campionato, con tutti i sacrifici che comporta mantenere una squadra di calcio femminile, è stata la soddisfazione più grande. Con quella vittoria mi sono sentito ripagato degli sforzi che ho fatto. Anche arrivare ai quarti di finale contro il Wolfsburg è stato qualcosa di impagabile, emozionante e da non crederci. Siamo partiti all’oratorio e siamo arrivati a giocarci la Women’s Champions League allo stadio “Rigamonti”. Alle mie ragazze ho detto di giocarsi le partite divertendosi, perché tutti ci meritavamo quel momento”.

La parentesi sulla Women’s Champions League, dà al presidente il via per un confronto impietoso: “Il Wolfsburg è evidentemente superiore a noi perché investe 4 milioni di euro all’anno nella squadra, noi invece 600 mila euro compresi i soldi che utilizziamo per il settore giovanile. Il mio rammarico è quello che le mie ragazze non sono messe nelle stesse condizioni delle tedesche quando scendono in campo. Nella partita al “Rigamonti” abbiamo giocato meglio, ma abbiamo anche regalato 3 gol evitabili”.

L’appuntamento per la finale di Women’s Champions League è per il 26 maggio a Reggio Emilia, qual è il suo pronostico nella gara che vedrà di fronte Wolfsburg e Lione?
“Il Lione è una vera e propria macchina da guerra, le ho viste spesso giocare e fanno impressione perché non abbassano mai il ritmo. Secondo me le favorite sono le francesi che hanno vinto 7 a 0 all’andata contro il PSG in semifinale. Io vedrò la partita allo stadio, porterò le mie 80 bambine del settore giovanile a godersi lo spettacolo”.

Il settore giovanile è l’anima del Brescia, qualche calciatrice in erba su cui puntare per il futuro?
“Durante questa stagione abbiamo portato ben 4 ragazze in prima squadra: Ingegneri, Serturini, Pezzotta e Mele. Mele è del 1996 ed è già stata decisiva durante questa stagione. Investiamo più di 500 mila euro all’anno sul settore giovanile, se tutti gli anni non riusciamo a far salire una ragazza dalla Primavera alla prima squadra abbiamo fatto un buco nell’acqua. Stiamo ottenendo buoni risultati anche nel settore giovanile”.

Spesso ha dimostrato di non concordare con le decisioni di chi “governa” il calcio femminile, cosa la spinge a restare comunque ?
“Solo la passione, fosse per me e per il sistema in cui sono me ne sarei già andato. In Italia finché nelle posizioni di potere ci saranno persone come Carlo Tavecchio, il calcio femminile non crescerà mai. Si pensa solo al maschile e non vogliono dividere i soldi con nessuno, compresi gli altri sport. Da quando Tavecchio è a capo della FIGC, siamo passati dall’avere 110 squadre a 58. Tavecchio sta distruggendo il calcio femminile”.

Di recente è stato polemico nei confronti del ct della Nazionale, Cabrini. Ha cambiato pensiero nei suoi confronti?
“Non mi ha fatto piacere sentirlo dire in un’intervista che consigliava alle ragazze di andare a giocare all’estero. So benissimo anche io che all’estero ci sono tante possibilità, di recente ho sentito Raffaella Manieri del Bayern Monaco e mi spiegava come si allenano. Per noi quelle sono cose fuori dal mondo. Eppure io resto qui, facciamo crescere le bambine del settore giovanile e sentir dire quelle cose dal commissario tecnico della Nazionale significa offendere i miei allenatori. A Cabrini dico che dovrebbe andare lui all’estero per imparare ad allenare e crescere dal punto di vista professionale. Una volta tornato, ci insegnerà quello che ha appreso”.

Come ha interpretato la risposta di Tavecchio alla sua lettera? (Clicca QUI per rileggere la lettera)
“Da quella risposta si dice tutto: ci devono dare una mano, ci vogliono progetti e soldi, invece ci chiedono 25 mila euro d’iscrizione ad ogni campionato. E’ una cosa vergognosa. Come spiegavo nella mia lettera, la vittoria del campionato non ci porta soldi. Finché posso andare avanti lo faccio, mi dispiacerebbe mollare tutto anche perché vedo i sacrifici delle ragazze che studiano, lavorano e giocano a calcio. Spesso per fare le trasferte più lontane si svegliano all’alba perché così noi risparmiamo sui biglietti aerei”.

La chiosa finale è amara: “Sottolineiamo le disparità di diritti in cui versa la donna nelle società arabe e musulmane, ma ci dimentichiamo che noi nello sport non siamo tanto meglio. In Italia ci sono pochissime donne riconosciute come professioniste. L’ho detto anche alla Camusso (segretaria CIGL, ndr), nello sport le donne non possono essere libere professioniste quindi serve che tutti si facciano un bell’esame di coscienza”.

Innamorato del suo Brescia ma anche voglioso di poter fare nuovi passi verso il cambiamento. La scorsa settimana Sandro Morgana, delegato della LND, tramite il nostro sito ha invitato il presidente Cesari ad un confronto. (Clicca QUI per leggere l’intervista con Morgana). “Certo, – ha spiegato il numero uno bresciano – accetto l’invito e sono disponibile a conoscere Morgana”.

(Foto: ACF Brescia)

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