Arti marziali

Esclusiva / Chantal Menard: “Le botte, le violenze, i successi e la bella vita. Sogno l’Italia e il grande amore”

Menard

Testarda, forte, a volte ingenua. Chantal Menard è stata la donna che per prima ha fatto conoscere la Kickboxing salendo sui ring di mezzo mondo vivendo vent’anni a mille all’ora, come in un film. Suo padre, ex militare, durante una missione in Madagascar incontra la donna dalla quale nascerà Chantal. Andata in Normandia dopo aver lavorato nell’esercito Francese a Djibuti, proprio lì ha fatto la conoscenza degli sport da ring.
Trasferitasi a Milano a 22 anni sfonda sui “ring” grazie a quel mix di bellezza e cattiveria. Tanto bella quanto forte riesce a rialzarsi dopo un tentativo di stupro a soli 17 anni ed un matrimonio finito a causa delle botte ricevute. Chantal si racconta a SportDonna in un’intervista davvero particolare dove parla della sua ascesa, dei  suoi momenti di gloria ma anche di tutti i dolori che ha dovuto sopportare.

Chi è Chantal Menard oggi?
Sono una donna-bambina di 49 anni . Sempre pronta a partire alla ricerca di avventura e sensazioni forti. Una donna alla ricerca di se stessa e che si stupisce sempre di tutto. Amo cucinare, adoro imparare cose nuove. Il lavoro manuale, le costruzioni, la decorazione, disegnare. Sono originaria del Madagascar, un paese povero ma bellissimo. Una volta Madagascar godeva di giungla ricca con tanti animali unici, oggi è distrutto da persone  senza scrupoli che sfruttano il Paese per le sue ricchezze come l’oro, lo zafiro, lo smeraldo, il diamante. L’altra cosa che distrugge il Madagascar è il turismo sessuale con minoreni di 8/9 anni e anche meno. E questo capitolo mi tocca personalmente. Sono single. Non ho figli. Non posso diventare madre. È una storia brutta e lunga. Quindi in un certo senso ho trasferito questa mancanza nello sport, nei viaggi, negli animali, nei libri perché leggo molto….Qualche anno fa addottai una bambina nel Madagascar. Bellissima, allegra e intelligente. Poi dopo 4 anni morì per una malattia provocata da un parassite“.


Cosa fai?
Ho fatto un corso di carpenteria per un progetto personale: finire la casa di mia madre in Madagascar che fino ad ora ho costruito da sola. Mi rimane da fare il tettoHo partecipato ad una trasmissione nel 2015 e l’anno scorso all’isola dei famosi francese chiamata Koh-Lanta. Dopo sono andata in Madagascar per costruire la casa di mia madre. Ci sono rimasta un anno. Il problema è che subito dopo la fine della registrazione della trasmissione sono partita subito prima di riprendere delle forze e peso. Avevo perso 10 kg in 42 giorni. Chili che non avevo ripreso durante il mio soggiorno nella mia giungla. Lavoravo 12 ore al giorno e fisicamente il lavoro era pesante. Dopo quasi un anno con un fisico indebolito mi sono ferita alla mano e ho preso una grandissima infezione peggiorata in un inizio di cancrena e setticemia. Sono tornata in Francia in emergenza e  ho passato quattro mesi in ospedale con quattro interventi. Ho chiesto ai medici di tagliarlo per potere rimettere i guanti e picchiare il sacco ma non hanno voluto. Oggi non posso piegare il dito. Rimane teso ed inutile. Nel 2014, 2017 e 2018 ho fatto 3 brevi contratti di 3 mesi sciascuno per lo start-up, poi il management di una gelateria tradizionale italiana in Ilhabela, piccola isola Brasiliana. Si lavorava 16 ore al giorno. Sono andata via perché il proprietario ha deciso di non pagarmi. Ho appena finito un contratto in una azienda di carpenteria. Ne ho costruito dei tetti…ora dopo tutta questa esperienza è ora di finire il mio“.


In carriera hai guadagnato tanto?
Ho avuto la fortuna di avere un gran manager Carlo Di Blasi. Mi ha trovato molti sponsors, pubblicità in tv e magazine, incarichi come giornalista sportiva in tv e riviste del settore. Testimonial di grandi marchi sportivi e fiere del fitness come sport show Genova e Rimini con il grande Gabriele Brustenghi in Italia e Miami, e combattimenti e seminari in giro per il mondo  All’epoca ero la fighter piu pagata d’Europa dopo Regina Hamilch, la Tedesca. Questa esposizione mediatica mi ha permesso di partecipare a tutte le trasmissioni Italiane e nel mondo, e da li diversi marchi importanti mi hanno contattata per sponsorizzarmi e alcuni per collaborare come aiuto stilista e sviluppare il loro dipartimento fitness e boxe. Ho fatto lo start-up di Boxeur des Rues, ho creato insieme a Paolo Evangelista e Janis saffell il FILA Kickpower, un misto di aerobica e kickboxing. Siamo stati i primi a diffonderlo in tutto il mondo. Sono stati i miei primi passi come collaboratrice stilistica prima di aprire la mia propria società e sviluppare le collezioni e le sponsorizzazioni di VIP ed eventi sportivi incluso il calcio. Ho scritto un libro “una donna sul ring”. Non ha avuto successo perche il produttore non aveva ne le conoscenze nemmeno le capacità editoriali. Francamente quel libro era di una noia…”

La tua vita potrebbe tranquillamente essere la trama di un film. La  bellezza, il successo, il sacrificio, le delusioni e la forza di rimboccarsi sempre le maniche. Concordi?
Sono perfettamente d’accordo. Amo lavorare e portare avanti grandi progetti. Purtroppo ho fatto qualche errore di giudizio sulle persone. Mi sono fidata di quelle sbagliate. Si impara ma fa male economicamente ma soprattutto personalmente. Amo aiutare gli altri ma raramente ricambiano. Anzi ti lasciano per terra. Il successo lo devo veramente a Carlo e ai giornalisti. Mi hanno creata. Non ho un carattere facile per via del mio passato molto duro fin da piccolissima ma so riconoscere i miei sbagli e sono la prima a chiedere scusa. Quando sono arrivata in Italia ero molto timida e selvaggia. Non amavo i consigli e non amavo perdere. Si cresce e uno deve imparare dalle sue debolezze. Costruirsi e ricostruirsi. Gli sport da ring richiedono tanti sacrifici, costanza e intelligenza per arrivare al top. Rimanerci richiede ancora di più. Una volta combattere per un titolo mondiale era quasi disumano. Si combatteva 10 round per una donna e 12 per un uomo. Divertimento, vizi gastronomici etc erano impossibili. Ogni giorno mi allenavo 3 volte, Ogni settimana facevo 2 volte i guanti. Per un mondiale di 10 round facevo tra i 20 e i 25 round. E  io scambiavo con uomini e poche donne visto che erano rare le donne all’epoca. Capitava l’avversaria molto piu pesante fino a 12 kg. c’erano poche federazioni ISKA e WKA. Poche donne. E purtroppo pochi promoter davano spazio ai combattimenti femminili. si doveva sfidare ogni ragazza del rating internazionale fino ad arrivare al punto di diventare il challenger in grado di sfidare la campionessa Europea e via per il resto. Oggi con le regole di K1 un mondiale si fa in 5 round da 3 minuti. Per i promoter e le tv è piu spettacolare e se capita un combattimento noioso e poco aggressivo il pubblico non scappa via. Un atleta ha la possibilità di combattere piu spesso l’anno con una preparazione piu semplice ed organizzata. Oggi ci sono i preparatori, manager, sponsors. L’atleta deve solo pensare ai suoi match“.
Facciamo un passo indietro nel tempo. Perché hai iniziato a combattere?
Da ragazzina facevo la modella. Ho iniziato a combattere per caso. Veramente. Sfilavo durante la pausa durante una serata di full-contact in Normandia e per la prima volta vidi dei combattimenti dal vivo. Mi sono appassionata subito. Il giorno dopo per colpa di mia sorella presi una sberla al posto suo. Un tizio mi scambiò con lei. Il lunedi successivo andai in palestra. Non ho mai piu smesso da allora. Ti prende proprio in pancia. La mente, la tua anima. Ho un passato pesante di violenza di ogni genere. Per me usare la kickboxing per vendicarmi era ovvio. Mi ha permesso di diventare bravina in fretta. Tutta questa energia negativa si trasformava in una energia positiva. Un benessere che mi ha cambiato la vita. Mi sono sentita viva. Utile. Ho vinto i miei primi 6 combattimenti, tutti contro Inglesi ed Irlandesi. Toste le ragazze. Avevo solo 3 mesi di palestra al mio primo incontro. Non ero brava, e non avevo la preparazione e condizione fisica ma per sopravvivere sul ring attaccavo per prima. Il mio primo allenatore decise di ricompensarmi portandomi a Parigi per vedere l’evento piu importante. Ho potuto guardare combattere dal vivo i miei miti. Kathy Long, Kaman, Roufus, Diafat… e come ospite Vandamme. Mio Dio Vandamme! Ho conosciuto Vandamme! Dopo la serata incontrai Carlo Di Blasi il Presidente della FENASCO. Lui parlava perfettamente il francese fra altro. Mi scambiò per una cantante. Avevo fatto di tutto per essere bella, sexy e con le luci pieni gli occhi, sorridevo sempre. Quando gli dissi che ero una fighter i suoi occhi si trasformarono in una macchina del casinò. Sapeva di potermi fare diventare la regina dei ring ma anche lui di potere crescere a livello mediatico. Aveva trovato la sua “Vandamme con la gonnellino”. Accettatai il suo invito solo due anni dopo per il festival del fitness di Rimini. C’erano Tv, magazine, personaggi dello spettacolo e io arrivata dalla mia provincia non capivo tutto. Il giorno prima del match Carlo mi chiese se sapevo combattere di kickboxing. Io conscevo solo il Full-Contaci: panico a bordo! Mi venne insegnato come colpire nelle gambe, bloccare. Intanto farò ciò per cui sono venuta. Combattere e vincere! Grande successo mediatico. Ecco come comincia l’avventura in Italia“.


Cosa ricordi di quel periodo?
Mi ricordo che Carlo fece una pubblicità mostruosa per il mio debutto a Milano – Palalido. Ero coraggiosa, tutto qui. Tecnicamente avevo molto da imparare. Però mi aveva venduto come una «tigre» dei ring. Non avevo ancora il livello che lui aveva venduto alle tv, riviste e sponsor. Troppa pubblicità, troppa gente intorno a me. Non ero abituata. Avevo paura di tutto. Di me stessa, delle mie capacità. Dubitavo di tutto. Troppo esposta, troppo invidiata, odiata, ho dovuto lavorare duro per arrivare a quel livello, superarlo, affrontare la stampa che non mi lasciava un minuto, i fans in mezzo alla strada, i pazzi che volevano farmi fuori (verissimo ! Ho rischiato diverse volte di essere picchiata, messa sotto da una macchina, etc…) una favola che cominciava a diventare un incubo. Per dimenticare, mi buttavo nell’allenamento, il lavoro come coach, le fiere, i seminari, la moda…le mie storie d’amore non funzionavano. Troppo stressati anche loro dal mio modo di vivere. La mia carriera sportiva era impegnativa. Insegnavo, lavoravo, viaggiavo, mi allenavo e combattevo. Dormivo poco. Poi ho traslocato, ed era molto pesante. Insegnavo a Milano. Qualche volta col motorino da Busto Arsizio al centro di Milano, al Downtown. Tornavo tardissimo col freddoInsegnare FilaKickpower cominciava a cambiare i miei spostamenti, a ritmo di musica. Perdevo piano piano il mio ritmo veloce sul ring, il mio corpo cominciava a cambiare anche lui. Piu pesante. Sviluppavo la fibbre rossa, e perdevo la forza elastica ed esplosiva. Cambiare palestra e staff per via del mio trasloco mi ha danneggiato di brutto. Mi è capitato un ex campione Europeo di Kickboxing. Mi allenava per tornare, lui, in forma. Allenamento ripettitivo, uguale ogni giorno. Entrai in sovra-allenamento. Comincio la discesa sportiva. Persi il mio combattimento contro la Galassi. Non riuscivo a muovermi, stanca, lenta. Il mese dopo ho dovuto rinunciare alla super sfida Bianchini-Menard. Impossibile di arrivare al peso. Mi stancavo sempre di piu. Quel match è stato la sconfitta assurda. Abbandonai al terzo round. Non riuscivo piu a respirare. La mia piu grande soddisfazione fu quando ho vinto il titolo Europeo. Solo 2 mesi dopo una brutta malattia. Meningite. Ho lottato 2 mesi a casa. Senza allenarmi. Perse quasi 8 kg. Non fu un bel combattimento. Anzi bruttissimo, pero non ho mollato. Persi un mondiale a Milano contro Nadia DeBras.  Ero contenta lo stesso. Ho combattuto con la febbre a 39. la mia avversaria tirava calci fortissimi.  stroncava i miei spostamenti”.
Calci e pugni erano reali?
Ma secondo te? Certo. Ma ti devo dire che mi sono fatto piu male in palestra che sul ring. È logico. Siamo in palestra tutti i giorni. Qualche volta la concentrazione tende a sparire tra due risate“.

Che mondo era?
Quando ho cominciato il mondo del ring era un mondo macho, maschilista, non so come dirlo…soprattuto nel pugilato. Se guardiamo oggi le atlete, veramente credo che non hanno piu niente da invidiare agli uomini. Ormai gli organizzatori hanno capito che devono mettere combattimenti femminili. Gli spettatori vogliono vedere match femminili. Tecnicamente sono uno spettacolo. Gloria Peritore, Vernocchia,  Vissia Trovato (Italiana numero uno nel mondo in pugilato) qualche anno fa, era debuttante, suo fidanzato le regalò dieci lezioni private con me e adesso in pochi anni è diventata fortissima“.
Perché hai smesso?
Ho smesso l’ultima volta che dovevo ritornare sul ring. Avevo pure fatto la publicità a sorpresa tramite Carlo ad una trasmissione chiamata il « Bivio » con Ruggeri. Mi sono ritrovata davanti all’avversaria che dovevo incontrare un mese dopo. Poi all’ultimo allenamento di guanti, da Claudio Alberton, una ragazza ha approffitato di un momento di squilibrio da parte mia per tirarmi un pugno con tutta la potenza possibile sullo zigomo. Risultato: frattura dello zigomo, nervo facciale bloccato per 6 mesi ma il peggio fu di dovere rinunciare al combattimento per ordine del chirurgo dopo l’ intervento.  Avevo già 35 anni. Poi nel 2008 decise di combattere in Irlanda per conto mio. Mi sono allenata tantissimo malgrado il lavoro. Ho fatto una palestra nella società. Il week-end andavo a Ginevra per allenarmi da Carl Emery. Sono stati dei maghi. Hanno fatto un gran lavoro. Ero in formissima. Non mi sentivo cosi da tanto tempo. La sera prima facendo un pò di boxing shadow, mi si rompono i gemelli del polpaccio destro. Ma che dolore !!!!  Il medico disse che non potevo combattere. Il giorno stesso della gara, a forza di insistere, fingendo di stare bene malgrado la febbre dovuta al dolore, il medico mi fa firmare un documento scaricandolo di  tutta responsabilità. Mi fece una puntura direttamente nei muscoli per addormentare il dolore ma fu inutile. Mi fece uno strapping con banda adesiva. Ho vinto ai punti con k.o al primo round. High kick al viso. I minuti non passavano, il tempo sembrava essersi fermato. Il dolore lacinante ad ogni passo. Il polpaccio nero. Alla fine ero soddisfatta. È stato l’ultimo combattimento. La guarigione è stata lunga. Decisi di smettere definitivamente perchè il mio corpo faceva sempre più fatica a ricuperare dopo una ferita. La mia discesa è cominciata ben prima ma non volevo ammetterlo. Non sono stata un’allieva facile ma nessuno non capiva lo stress che potevo accumulare, la malattia, le delusioni, le fregature, la solitudine. Si aspettava molto da me ma non si accettava le mie debolezze di donna, di atleta, di essere umano già sconfitta fin da bambina.  Sono stata un’atleta brava ma non bravissima. Con un grande maestro come Alfredo Farace e Claudio Alberton potevo diventare veramente imbattibile“.
Poi cosa hai fatto?
Un mio ex socio in affari mi ha truffata, ho lavorato tanto in Italia. 20 anni. Non ho nessun diritto per la mia futura pensione, neppure in Francia. Ho lavorato come Assistente Art Director nell’alta moda. Poi amministratore e stilista. Una bellissima esperienza lavorativa e creativa. Ho imparato molti programmi. E con l’aiuto del mio ex-fidanzato ho imparato diversi lavori dentro il mondo cinema. L’ho accompagnato in diverse avventure cinematografiche. Montaggio lineare, video 3D, al festival di Cannes qualche anno fa, ho collaborato nelle interviste di VIP come Dita Von Deese, De Grisogono. Robert Pattinson. Io ero la fotografa del set e backstage“.
Perché sei tornata in Francia?
Bella domanda. Non lo so nemmeno io. Diciamo che mia madre non stava tanto bene. Viveva da qualche anno con suo marito in Madagascar. Poi si sono separati ed è rimasta li per occuparsi della mia bambina adottiva aspettando i documenti definitivi dell’adozione. Poi quando è morta la piccola non voleva più stare li. Ho affittato una casettina in Bretagne per lei e i cani. Poi mantenere un appartamento a Milano e una casetta in Francia mi costava troppo. Non avevo piu tutta questa facilità economica come una volta. Quando ho smesso di lavorare nella moda ho dovuto fare una scelta. Intanto il lavoro non bussava più alla mia porta. Mi sentivo inutile. Non mi chiamava piu nessuno per lavorare“.
Nella tua vita qualche uomo sbagliato l’hai incontrato. Pensi di essere stata sfortunata?
Come tutti, ho avuto le mie storie sbagliate e quelle giuste ma ero io quella sbagliata. Come ho raccontato prima, non sono, ovvero non ero una donna facile da capire con un carattere forte. Ho avuto cose facilmente, regali da sponsors, regali da fans. Mi sono fidanzata con persone in gamba. VIP, persone ricche, oppure uomini d’affari. Troppo viziati quindi mai accontentati. Volevano di più, più vita folle, ma io amo l’avventura, fare il giro del mondo. Non riuscivo a stare troppo a lungo con persone sofisticate, persone che amano spendere senza contare, persone che comprano machine costosissime. Uomini che pensano di accontentare una donna solo con diamanti e alberghi di lusso e viaggi in prima classe. 
Vengo dal Madagascar. Amo le cose semplici, la pesca, la decorazione. Cucinare e pulire la casa senza che ci sia una donna delle pulizie. Ho amato, ho pianto, ho sofferto come tutte le donne. Ma sono quasi sempre rimasta amica con I miei ex fidanzati. E importante che un rapporto di amore quando finisce possa diventare importante anche se cambiamo strada.  Ho attratto molti uomini perchè ero diversa, esotica, forse anche carina e sportiva. Andavo spesso in tv ed ero circondata di persone, non tutte per amicizia ma spesso per interessi. Questa mia “originalità” all’inizio era attraente poi diventava il soggetto delle discussioni e gelosia. Quando nascono queste cose allora la fiducia ne patisce“.

Una donna deve sapersi difendere?
Una donna ma anche i bambini devono sapersi difendere. C’è pericolo ovunque pure a casa propria. La  difesa è ormai obbligatoria. Le strade sono piene di persone violenti con gente senza scrupolo. A scuola si insegna il diritto ma si deve insegnare il diritto civile e la difesa personale“.
Sei passata da essere una star a finire nel dimenticatoio. E’ dura così?
E’ vero ho conosciuto la fama. Non passava una settimana senza che io fossi in tv o in una rivista. Ho conosciuto persone famose, potenti. Ho avuto fortuna in tale senso. Cio mi ha permesso di crescere al livello lavorativo e personale. Ho partecipato a piu di cento trasmissioni solo in Italia e ho piu di 800 pagine di articoli. Ma non è finito. Come l’ho detto prima ho partecipato a delle trasmissioni in Francia. È vero che quando una donna invecchia ha molto meno possibilità di rimanere nel circuito, c’est la vie! Ho quasi 50 anni e la gente mi riconosce ancora e mi ringrazia per il mio contributo negli sport da ring, rimango un esempio per loro. Ne sono lusingata e onorata. L’ho visto poche settimane fa per il mio compleanno. Tantissimi messaggi in quel senso. Piu di 1200 messaggi su facebook. Non parlo di Twitter, Instagram, mails, sms. Ho capito che posso ancora fare delle cose interessanti. Mi sono diplomata in carpenteria, in informatica e seguo corsi on-line di Aucad.  Mi sono appassionata di Ultra raid e ho partecipato al Ultra Marin 177 km, 24 ore telethon 120 km, I 50 km di Locminé, raid Madagascar 160 km, maratona Vannes…Spartan Parigi. Mi piace correre distanze lunghe. Mi permette di viaggiare con la testa“.
Cosa vorresti fare, hai un sogno?
Vorrei tornare in Italia perchè mi manca tanto l’Italia. Fare altre  trasmissioni di avventura, altre sfide. Oppure condurre una trasmissione sull’avventura e sfide sportive. Partecipare all’isola dei famosi e vincere anche in Italia. E perché no, magari trovare l’amore finalmente. Il 25 maggio sarò a Monza all’Oktagon Arena al più grande show di kickboxing. Chi mio vorrà conoscere mi troverà li, voglio tornare in Italia. Se qualche palestra mi volesse…“.

 

Informazioni sull'autore

Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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