Un campione del Mondo dal 2012 commissario tecnico della Nazionale femminile e coordinatore tecnico dell’ambiente azzurro. Antonio Cabrini, non solo ha il compito di selezionare le migliori giocatrici italiane e portarle all’Europeo in Olanda in programma nel 2017 ma anche quello di fare da collante tra le varie Nazionali e i club. A 360° su tutto il mondo del calcio femminile, Cabrini ci spiega punti di forza e debolezze del movimento.

Cosa è emerso dal suo incontro con gli staff tecnici e gli allenatori dello scorso aprile?
“Durante i nostri incontri sono emersi diversi fattori positivi, le atlete nei club sono migliorate dal punto di vista fisico. Si è iniziato a fare un lavoro diverso che ha permesso alle calciatrici di crescere”.

Per quanto riguarda la Nazionale maggiore: c’è fiducia in vista delle qualificazioni all’Europeo in Olanda e in cosa devono migliorare le Azzurre?
“Assolutamente sì, abbiamo grande fiducia e vogliamo qualificarci facendo più punti possibili. Pensiamo di poterci qualificare classificandoci come migliori seconde. Sicuramente dobbiamo migliorare dal punto vista della mentalità per avere più fiducia in campo internazionale”.

Cosa rappresenta per l’Italia l’ottimo risultato dell’Under 16 al Torneo delle Nazioni?
“L’Under 16 è stata una Nazionale che si è aggiunta col nuovo corso voluto dalla Federazione. Puntiamo molto su questa Nazionale ed è stata creata sia per non disperdere le ragazze dopo i 14 anni sia perché facendo più esperienza possano arrivare ad alti livelli in futuro”.

Cosa dovrebbe fare la Federazione per aiutare i club?
“La Federazione sta facendo tutto il possibile per aiutare il calcio femminile, attraverso investimenti sulle Nazionali. E’ invece la Lega Dilettanti a dover incrementare l’attenzione verso il movimento femminile. Per arrivare a certi livelli servono investimenti maggiori e più visibilità. In questo la Federazione non può intervenire, è un compito che spetta alla Lega Dilettanti”.

Secondo lei, perché i colleghi del maschile non supportano il movimento femminile?
“Certamente non è questa la problematica del calcio femminile. A livello generale è il minore dei mali il fatto che non ci siano supporti dal maschile. Ci vogliono invece buona volontà e tanti investimenti”.

Anche le aziende investono a fatica nelle sponsorizzazioni nel calcio femminile. Si è fatto un’idea del perché?
“E’ un gatto che si morde la coda. Se non si crea attenzione verso questo mondo attraverso i media, i giornali e le televisioni è normale che una grande azienda non sia allettata dal fare investimenti nel femminile”.

La diverte di più vedere una partita di calcio femminile o una di serie A maschile?
“Non mi piace fare confronti, ci sono caratteristiche diverse tra il campionato femminile e quello maschile. In entrambi i casi capita di vedere partite belle e altre più noiose, ma non è una questione di genere”.

Un commento infine sulle dichiarazioni di Mihajlovic che di recente ha detto che le donne non dovrebbero parlare di calcio.
“Non conosco il contesto delle sue dichiarazioni, in generale agli scettici dico di ritagliarsi un paio d’ore a settimana per andare a vedere qualche partita di calcio femminile, cambieranno idea”.

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