Un capitano silenzioso. Una colonna portante di un intero movimento per tanti anni. Melania Gabbiadini è stata una delle calciatrici italiane che hanno fatto la storia. Cinque scudetti, 2 coppe Italia, 3 supercoppe italiane tutte con la maglia del Verona e 114 presenze in Nazionale.  Insieme a Patrizia Panico, è considerata la più forte calciatrice d’Italia. Da due anni ha smesso con il calcio a 11, dedicandosi a quello a 5 nella Noalese, club veneto di A2. Oggi allena anche una squadra di bambine.
Melania, ti aspettavi tutto questo clamore per la nazionale femminile?
Sì, sapevo che i Mondiali ci avrebbero dato una ribalta pazzesca. Esserci arrivati è stato qualcosa di straordinario, erano troppi anni che l’Italia restava fuori dai grandi giri“.
Tu hai smesso qualche anno fa. Diciamo la verità avresti voluto esserci anche tu in Francia…
Ovvio che giocare un Campionato del Mondo sia il sogno di chiunque ma devo dire non ho alcun rimpianto anche perché non posso tornare indietro nel tempo. Il calcio mi ha dato tanto, mi ha insegnato parecchie cose e quindi va bene così. Diciamo che sono strafelice dell’attenzione che stanno mettendo tutti sul calcio femminile, ai miei tempi non era così. Ma va benissimo lo stesso, lo ripeto sono felicissima“.

(Getty Images)

I tuoi tempi poi non sono un secolo fa…
Ma è cambiato tutto abbastanza velocemente. Da quando sono state rese obbligatorie le squadre femminili nei club c’è stata una spinta pazzesca. Il movimento sta crescendo a vista d’occhio, la Nazionale ovviamente sta portando entrassimo e visibilità. Oggi per una bambina giocare a calcio non è una cosa così strana come un tempo“.
Ti aspettavi il successo sull’Australia?
Io parto sempre dal principio che in campo può sempre succedere qualsiasi cosa, nessuna gara è scontata. Loro sono ovviamente una formazione molto forte, si è visto. Ma l’Italia è stata brava a crederci sempre, a restare dentro la partita, a spingere nei momenti giusti. E’ stata la vittoria del coraggio e della voglia di fare qualcosa di grande“.
Chi delle azzurre ti ha impressionata maggiormente?
Sono convinta che la forza di questa squadra sia il gruppo, l’unione che si è creata tra le ragazze. Si vede chiaramente che tutte remano dalla stessa parte e con la stessa intensità. Poi ci sono anche dei valori ci mancherebbe, altrimenti non sarebbero arrivate dove sono. Sono anche convinta che riusciranno a restare tranquille nonostante la pressione alla quale non so abituate“.

Melania Gabbiadini e Sara Gama in allenamento (Getty Images)

Dove può arrivare questa Nazionale?
Penso possa farci divertire ancora e chissà essere davvero la sorpresa“.
Chi vincerà il Mondiale?
Stati Uniti, Germania e Francia sono le mie favorite. Poi magari uscirà una sorpresa…
Hai letto della clausola della Federazione australiana che vieta alle sue calciatrici di giocare nel campionato italiano perché non all’altezza?
Sì e mi sono fatta un risata, davvero incredibile. Diciamo la verità: il nostro campionato rispetto agli altri è molto indietro, ora sta recuperando ma in generale è sempre stato inferiore. Ma da questo a mettere una clausola ce ne corre. Vincere domenica è stato bellissimo anche per questo…“.
Quanto siamo ancora indietro?
Un po’, ma vedo che c’è davvero la volontà da parte di tutti di recuperare il terreno perso. Faccio un esempio: fino a sette -otto anni fa quando giocavamo una gara internazionale dopo un tempo eravamo stanchissime, ora invece si reggono i novanta minuti. Questo perché negli ultimi tempi sono migliorate le strutture, i tecnici, i preparatori e tutto il sistema in generale“.
Ai tempi dell’America’s Cup erano diventati tutti velisti. C’è il pericolo che dopo I Mondiali il calcio femminili rivenga messo un po’ in disparte?
No, credo di no. Ormai il processo di evoluzione è iniziato“.
Ti sei sempre battuta per i diritti delle donne nello sport e nel calcio in particolare. A che punto siamo?
Siamo ancora delle dilettanti a tutti gli effetti. La strada da fare è ancora lunga perché ad oggi una ragazza che gioca a calcio in Serie A guadagna molto poco, in B niente. Così molte devono decidere se lavorare o giocare calcio, a volte si fanno entrambe le cose con tutti i problemi del caso. Per non parlare del dopo: quando si smette l’attività non si ha in mano niente neppure dal punto di vista pensionistico. Le donne devo essere considerate di più, lo dico da sempre. Speriamo davvero che le cose cambino”.

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