History

Addio a Esther Bueno, regina del tennis negli anni Sessanta

All’età di 78 anni se ne è andata Maria Esther Bueno, la regina del tennis mondiale negli anni Sessanta, tre volte vincitrice a Wimbledon, e con un palmares nel quale spiccano la bellezza di 19 titoli del Grande slam. Considerata fra le più grandi di sempre, da qualche mese era ricoverata in un ospedale di San Paolo in Brasile per colpa di un tumore scoperto 12 mesi fa. Ha continuato a giocare con gli amici fino a quando la “bestia” l’ha di fatto costretta ad alzare bandiera bianca.

Soprannominata la “Sao Paulo Swallow” (la rondine di San Paulo) per la sua capacità di dominare la rete, Bueno era un ragazzina prodigio sebbene non fosse seguita da un allenatore ufficiale ma faceva tutto in maniera assolutamente amatoriale. All’età di 18 anni catturò l’attenzione di tutto il mondo aggiudicandosi a sorpresa gli Internazionali d’Italia. Era il 1958. Nello stesso anno vinse il doppio di Wimbledon al fianco dell’americana Althea Gibson. Altrettanto precoce, a soli 29 anni, il ritiro dall’attività agonistica per seri problemi di salute.

Per quattro volte Maria Esther Bueno ha trionfato anche agli Us Open, che allora si chiamavano “campionato nazionale Usa” (nel 1959, 1963, 1964 e 1966) e fu finalista nel 1960. A partire dal 1959 e fino al 1966 è stata la regina del tennis mondiale, fino a scalare il primo posto nel ranking. Nel 1960 conquistò anche tutti e 4 i tornei del Grande Slam nel doppio, insomma una campionessa di livello assoluto.

In una intervista di qualche tempo l’ex tennista spiegava così cosa significava fare sport in quegli anni. “Ai miei tempi, il tennis era totalmente amatoriale. Avevo solo due racchette per torneo, il premio per una vittoria a Wimbledon era un buono di 15 sterline ma è attraverso lo sport che ho vinto cose che i soldi non possono comprare, ho anche incontrato il Papa e la principessa Diana”. Decisamente tutta un’altra storia rispetto ai giorni nostri dove invece soldi e notorietà la fanno da padroni.

 

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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