Torna il nostro appuntamento settimanale con la rubrica “Mondo Accademico e Calcio Femminile”. La protagonista di oggi è Federica Moroni, in forza al Real Meda e ci presenta la sua tesi:Rapporto giocatore – allenatore nel calcio femminile”.

1- Ciao e grazie per la tua collaborazione al progetto “Mondo Accademico e Calcio Femminile”. Presentati brevemente…

“Ciao, innanzitutto grazie a voi per avermi dato la possibilità di partecipare a questo progetto che può portare a conoscere sempre di più il mondo del calcio femminile. Mi presento, sono Federica Moroni nata il 4-12-1992…ho militato in diverse squadre nel mondo del calcio femminile, partendo dalla Fiammamonza dove sono rimasta per 5 anni, partendo dalle giovanissime fino ad  esordire in prima squadra. Ho potuto accostarmi a giocatrici di altissimo livello che mi hanno fatto crescere sia a livello calcistico che a livello umano. Poi sono passata all’Inter Femminile Milano per tre anni militando in serie B vincendo il campionato e poi in serie A. Sono poi passata al Tradate per un anno, e attualmente gioco da 2 anni al Real Meda”. 

2- Che cos’è per te il calcio?

“Da qualche parte dietro all’ atleta che sei diventata, dietro le ore di allenamento, gli federica moroni 3allenatori che ti hanno incoraggiata, i compagni di squadra che credono in te e i fan che tifano per te, c’è la ragazzina che fece quel primo tiro perfetto. La ragazzina che si innamorò di quello sport e non si guardò mai indietro. Gioca per lei.” Ecco ho voluto iniziare la mia tesi con questa citazione di Mia Hamm, e ora come risposta alla domanda cosa è per me è il calcio, è semplicemente questo: avere la stessa passione che ti porta ogni domenica sul rettangolo di gioco, la stessa voglia di fare di quando si era bambini”.

3- Dati di contesto
Università: Università Cattolica del sacro cuore di Milano
Facoltà e Corso di Laurea: interfacoltà di scienze della formazione – medicina e chirurgia, Corso di laurea in Scienze motorie e dello sport.
Titolo tesi: “Rapporto giocatore – allenatore nel calcio femminile”

4- Quali sono i temi che hai affrontato nel tuo lavoro di tesi?

“Sono voluta partire anzitutto spiegando da dove e come nasce il calcio femminile, ovvero dalle Signore del Kerr, e poi spiegando i relativi campionati e regolamenti attuali, in seguito ho toccato la figura dell’ allenatore studiando le differenze tra allenatore uomo e donna, la gestione dello spogliatoio e infine spiegando attraverso delle interviste, il rapporto prima tra giocatore – allenatore e poi tra istruttore – bambino”.

5- Hai dei consigli da dare a un laureando/a che desidera svolgere una tesi sul calcio femminile?

“Il consiglio che posso e mi sento di dare a chi in un futuro vorrà portare come propria tesi di laura l’argomento del calcio femminile è quello di portare comunque qualcosa di sé, qualcosa che ti rispecchi per poter far conoscere questo sport a 360 gradi, facendo capire il vero valore di questo bellissimo sport!”

6- Hai avuto l’opportunità di presentare il tuo lavoro di tesi dopo la laurea?

“No, sinceramente non ho avuto questa opportunità, che a mio avviso potrebbe essere anche un modo presentandola semplicemente nelle nostre società, per far fare magari il primo passo verso questo sport a qualche bambina/ genitore timoroso”.

7- Hai trovato con facilità un impiego dopo la laurea? In che ambito?
“Ho iniziato a lavorare poco  prima che finissi di studiare in una palestra qui vicino a casa mia, dove tutt ora lavoro, inoltre da quest anno ho iniziato a lavorare anche a Milano e ormai ormai da 3 anni collaboro con una società di calcio maschile allenando i bambini, quindi posso dire di essermi intregata abbastanza bene nel mondo del lavoro, trovato quasi da subito un impiego, anche se non nego che in un futuro vorrò a livello lavorativo avvicinarmi molto di più al mondo del calcio femminile”. 

Di seguito uno stralcio della Tesi di Federica:

2.2 Differenza tra l’allenatore a livello maschile e a livello femminile

In questi ultimi anni, la figura dell’allenatore ha assunto un ruolo molto complesso e ciò è dovuto soprattutto ai continui progressi registrati in ambito scientifico (metodologie d’allenamento), tattico ed organizzativo, all’invasione sfrenata di calciatori stranieri, l’introduzione della libertà di svincolo (legge Bosmann) e ai continui cambiamenti gestionali all’interno dei club. L’allenatore, in tutto questo contesto, deve rappresentare il punto di riferimento, deve essere un tramite tra i giocatori e la società e nello stresso tempo, rispettare le regole di programmi a lungo discussi con la dirigenza.

Deve guidare il gruppo, cercando di creare e instaurare con le diverse componenti un buon rapporto, sia in campo che fuori, mostrare consapevolezza e competenza nella propria funzione di guida, possedere una capacità professionale elevata, accompagnata da una forte personalità e infine, possedere la necessaria esperienza. Proprio perché vi è una costante evoluzione calcistica, l’allenatore deve sempre aggiornarsi, pur portandosi dietro importanti esperienze maturate in passato, positive o negative che siano. Oggi, l’allenatore deve operare con un’èquipe di persone competenti (preparatore atletico, allenatore in seconda, medico, psicologo, fisioterapista, etc.) e con loro lavorare all’unisono. La personalità dell’allenatore è la capacità di confrontarsi e migliorarsi per tenere compatto il proprio gruppo. Le sue caratteristiche importanti sono:

  • la valutazione;
  • l’osservazione;
  • la creatività;
  • l’autocritica;

Inoltre deve tenere un comportamento irreprensibile, badare a formare con attenzione un ambiente pulito, allontanare le possibili critiche dopo qualche risultato negativo, trovare soluzioni ideali per fare coesistere le varie diversità che derivano da fattori quali: educazione, affetto, ambiente, cultura, civiltà e alimentazione. Una dote molto importante è quella di non tradire mai se stesso e la propria filosofia, essere convinto dei propri mezzi, mostrando fermezza circa la scelta degli undici da mandare in campo, comportandosi in modo razionale e con psicologia per riuscire a cogliere, nel modo di comportarsi dei giocatori, sintomi dei loro problemi, senza tuttavia dare mai l’impressione di voler entrare all’interno della privacy di ognuno.  Senza queste necessarie premesse metodologiche, si correrebbe il rischio di fallire, sia nei risultati, sia nell’immagine della propria credibilità, creando all’interno del gruppo insanabili fratture assai difficili da ricomporre.

Un altro concetto importante è quello riguardante l’identità personale e l’autostima che ci fornisce la consapevolezza di essere in grado di capire le nostre reali potenzialità in base alle esperienze positive conseguite nel corso degli anni ed essere in grado di combattere e vincere le difficoltà che ci si pongono davanti. L’allenatore deve mostrare competenza e autonomia di giudizio, accompagnata però da semplicità e chiarezza comunicativa, per realizzare un rapporto di empatia basato sull’ottimismo. Dopo aver esaminato le caratteristiche che dovrebbe avere un allenatore a livello generale, cerchiamo di capire meglio le differenze tra il calcio maschile e quello femminile.

Un aspetto che in Italia e in gran parte del mondo, purtroppo, non è assolutamente considerato è che l’interpretazione del gioco deve avere approcci diversi dovuti al sesso dei giocatori: il calcio femminile e quello maschile presentano grandi differenze. La costituzione fisica dell’uomo e della donna consentono prestazioni fisiche differenti ed è assolutamente sbagliato cercare di adattare entrambe allo stesso stile di gioco. Un allenatore, insieme al suo staff, deve subito capire e quindi essere poi in grado di sviluppare un programma adatto sapendo che i carichi di lavoro che possono svolgere le donne sono parzialmente, se non completamente, diversi da quelli degli uomini. Ritengo molto importante questa considerazione perché a parere mio molto spesso nel calcio femminile si danno per scontate troppe cose solo perché “donne”.

La differenza principale nelle prestazioni fisiche tra giocatori maschi e femmine si ha fondamentalmente nella potenza espressa; quindi non ci sono nelle partite giocate da donne: lanci di 50 metri, scatti brucianti, salti altissimi per i colpi di testa, tiri potenti da oltre 30 metri, recuperi esplosivi, serie di dribbling consecutivi, lunghi rinvii dei portieri; in generale la palla, nei passaggi, viaggia più lentamente rispetto alle partite maschili. Il calcio maschile e quello femminile sono due sport completamente diversi. Le donne si comportano in modo diverso sul campo. Non sputano, non si lasciano cadere in modo teatrale, quando sono a terra è perché si sono fatte male davvero. Sapete, il calcio femminile è semplicemente più onesto. Sì, questa è la parola giusta. Irradia quasi eleganza, non sembra lavoro. Si percepisce il piacere di giocare. E poi il rapporto prezzo-prestazione è ancora corretto. Non c’è quel sistema esageratamente sproporzionato di stipendi o di riscatti come nel calcio maschile.

Personalmente penso che un qualsiasi allenatore che arrivi dal settore giovanile (maschile) o anche da serie più elevate di calcio maschile quindi professionistico, si debba porre delle domande, tra cui il mutamento dell’allenatore, e le caratteristiche che deve far emergere da un gruppo di donne. Prima di rispondere alle suddette domande è opportuno premettere la presenza di differenze caratteriali notevoli.  Un esempio: discutere animatamente in campo, anche fra compagni, è un fatto naturale e spontaneo tanto in un incontro maschile quanto in uno femminile. La partita e l’agonismo generano inevitabilmente tensioni. Al calciatore è richiesto un intenso sforzo fisico, tante energie nervose e talvolta perde il controllo.

Dalla mia esperienza di calciatrice da una parte e di allenatrice nel settore giovanile dall’altra, emergono alcune diversità. Due compagni di squadra, uomini, possono usare toni esasperati, persino arrivare alle mani, ma dopo il confronto duro, la situazione torna alla perfetta normalità. Questo “processo” può avere un decorso radicalmente differente in campo femminile, il diverbio può avere strascichi lunghissimi. Una parola detta di troppo, ed ecco che due donne smettono di giocare l’una per l’altra estraniandosi dal concetto di squadra e, ovviamente, procurando un danno alla stessa.

Le ragazze, questa è la sacrosanta verità, arrivano addirittura a non passarsi più il pallone.

Una volta esplicitato il fatto che molti atteggiamenti immaturi si riscontrano quotidianamente anche nel calcio degli uomini, entra in gioco la fortuna di avere una vera guida, il Mister.

In riferimento al mutamento dell’allenatore, si può constatare la differenza, da un lato che un Mister che si approccia al femminile deve sapersi mettere in gioco in prima persona, poiché noi donne (e mi ci metto anch’io) durante un anno calcistico, non abbiamo solo bisogno di una guida tecnica, o di una persona che ci urli dietro per spronarci a dare di più, ma abbiamo bisogno di essere capite in tutte le nostre sfaccettature. Personalmente, posso affermare che durante la mia carriera calcistica ho avuto sia allenatori femmine che maschi e tendenzialmente fino ad ora mi sono trovata molto meglio con allenatori donna.

Perché?
Io credo che il vantaggio di avere una figura femminile al comando sia quello di possedere la stessa sensibilità, di capire meglio e accettare l’emotività altalenante di noi ragazze, che spesso una figura maschile non sempre può capire o peggio ancora non è in grado di gestire. Un vantaggio che un allenatore uomo può portare all’interno di un gruppo di donne è il possesso di maggiori competenze e di un significativo patrimonio di esperienze, in quanto si presume abbia già lavorato a livelli importanti.

Rispondendo alla seconda domanda, quali caratteristiche un Mister deve far emergere da un gruppo di donne, penso che un Mister (uomo o donna) debba, attraverso il suo carattere e il suo carisma, trasmettere prima di tutto i valori e la passione per formare un gruppo affiatato e affamato di vittorie, poi portare l’attenzione sugli aspetti tecnici-tattici dello sport.

Francesca Gargiulo

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