Francesca Bagnoli, livornese, classe 1994, ha il kitesurf nel sangue. Ancora ventenne si laurea campionessa italiana nel 2013. Titolo che vincerà per altre 5 volte consecutive. Nel 2017 si classifica al terzo posto nella classifica mondiale di categoria e nell’anno successivo si migliora ulteriormente, laureandosi vice-campionessa mondiale nella World Kitesurf League. Grazie al suo sport ha viaggiato il mondo, apprezzando nuove culture, territori e costumi. Negli ultimi anni sta cercando di trasferire la sua passione per lo sport e per i viaggi anche ad altre persone, di tutte le età (con focus particolare sulle donne), attraverso i Kitesurf Camp in diverse parti d’Italia.

Francesca si è raccontata per Sportive Digitali e Sportdonna.it

Dalla ginnastica artistica al Kitesurf

“Sono stata sempre una persona super attiva e mia mamma per farmi stancare mi ha mandato ovunque: ho praticato dal nuoto alla pallavolo all’atletica fino a quando non ho provato la ginnastica artistica. L’ho praticata a livello agonistico ed è rimasta una mia grande passione. Sono follemente innamorata della ginnastica artistica e oggi mi capita ancora di seguire le gare in streaming su YouTube di informarmi sui social: è uno sport che mi è rimasto nel cuore. Dopo un infortunio nel 2007, mentre praticavo ginnastica artistica, una volta che sono tornata in palestra non ero più la stessa persona di prima. Avevo sempre paura, ero conservativa e avevo paura. Non me la sono sentita di continuare questo sport. Ma, come ho sempre detto, adoravo, saltare, girare, è una cosa che mi piace e mi è sempre piaciuta. In quegli anni mio babbo faceva Kite. Io lo guardavo dalla spiaggia e lui era lì e le stesse cose che io facevo in palestra lui le faceva in acqua: volava, saltava, girava e io ero incantata. Mi sedevo in ginocchio e pregavo il mio babbo chiedendogli “Per favore insegnami” ma lui aveva sempre una scusa. Ora c’è troppo vento, no c’è troppa gente… ero molto molto piccola: a 14-15 anni sembrava ne avessi molti di meno, ero magrolina e lui aveva paura che il kite mi potesse trascinare via. Immaginava situazioni pericolose per una bambina e quindi ha sempre rimandato fino a che alla fine gli ho detto: “Senti babbo o mi insegni o mi insegni”. Così un settembre, alla fine della stagione, iniziai a provare. Avevo le mute di mio fratello che è più grande di 5 anni e che faceva già windsurf.  Quelle mute mi stavano larghe e mi entrava tutta l’acqua. Il mio babbo tagliava le gambe delle sua mute che non usava più, per mettermele alle braccia e ripararmi dall’acqua. Era una cosa orrenda veramente brutta da vedere ma ero veramente motivata e quindi ho iniziato così a settembre nel 2009.”

Francesca Bagnoli e lo studio

“Mi sono iscritta all’Università a Pisa per frequentare Scienze Motorie ma era una cosa della quale io non ero pienamente convinta perché sapevo che avrei voluto provare a prendere la strada del Kite e fare l’atleta quindi non mi impegnai seriamente. Feci il test ma non mi ammisero. Mi presi un anno per vedere come sarebbe potuta andare la strada da atleta ma dentro di me rimase la volontà di studiare Dopo due anni, grazie appunto al circuito mondiale, ho scoperto che tantissimi atleti studiavano on-line. Magari al giorno d’oggi col covid studiare a distanza è diventata una cosa molto comune invece nel 2015 non era una cosa abituale qui in Italia. In realtà all’estero era già diffusa e quindi mi sono informata e con l’aiuto del mio babbo e di mia mamma mi sono iscritta all’università on-line in scienze motorie e mi sono poi laureata l’anno scorso. Non è stato semplice perché comunque soprattutto per l’università on-line devi essere molto motivato. Non c’è nessuno che ti segue, non vai a lezione in presenza. In più dovevo gestire gli allenamenti. La formula che per me ha funzionato è stato svegliarmi presto la mattina e poi da mezzogiorno in poi l’ho dedicato ad allenarmi e mi sono sempre trovata bene.”

La pandemia: una laurea e il sogno di insegnare alle donne

“Il 2020 è stato un anno si difficile. La prima la prima parte dell’anno ero molto concentrata sullo studio perché mi sono laureata ad aprile e quindi non l’ho sofferto così tanto però il fatto di stare ferma di non riuscire a organizzarmi, mi ha un po’ destabilizzato. Sono riuscita a fare The Kite Camp e sono stati piccoli momenti che mi hanno fatto respirare di nuovo. La parte dell’insegnamento mi piace veramente tanto e farlo con le donne crea qualcosa di diverso rispetto all’uomo: il rapporto che si crea con la donna è molto intenso. C’è umiltà, attenzione, prima di fare un passo una donna ci pensa 100 volte. La donna è molto concentrata e allo stesso tempo molto delicata: prima di passare allo step successivo cerca di capire bene la base e quello che c’è sotto e quindi è molto gratificante. Poi vedere che loro fanno quello che io dico loro è una cosa è bellissima perché è la mia passione passata a qualcun altro.”

Kitesurf: le diseguaglianze di uno sport considerato per soli uomini

“Donne che praticano ce ne sono ancora poche. Inizialmente il kitesurf era visto come uno sport prettamente maschile anche perché si pensa che magari serva un sacco di forza. In realtà questa è una cosa relativa perché c’è bisogno di molta tecnica. Magari la donna andrà un po’ meno alta, farà meno rotazione rispetto all’uomo, ma alla fine riesce a fare anche lei delle ottime prestazioni. Ora il livello si sta alzando sempre di più quindi se inizialmente c’erano poche donne, oggi il numero è cresciuto e ora anche il livello si sta alzando tantissimo anche se c’è sempre una grande differenza per quanto riguarda il montepremi e la giustificazione è che le donne sono di meno, quindi meno iscrizioni da parte delle donne influiscono sul montepremi finale.”

Francesca ci ha raccontato che una delle sue passioni è lo yoga e che tanto l’ha aiutata a concentrarsi e vincere gare difficilissime. Il suo social preferito? Indubbiamente Instagram. Se volete volare sull’acqua con lei, non dovete fare altro che seguirla cliccando qui sopra.

(photo credits Francesca Bagnoli per We Are Female Athletes)