Francesca Gargiulo intervista… Francesca Gargiulo. Questa volta la nostra collaboratrice, seguendo un format ormai noto ai nostri lettori, presenta la tesi che lei stessa ha scritto sul calcio femminile.

1- Ciao e grazie per la tua collaborazione al progetto “Mondo Accademico e Calcio Femminile”. Presentati brevemente…
“Ciao a tutti, sono Francesca Gargiulo, la curatrice di questa rubrica, ex giocatrice di calcio e attualmente tirocinante in Psicologia dello Sport presso l’A.C. Milan e laureanda in Scienze del Movimento Umano presso l’Università VU di Amsterdam”.

2- Che cos’è per te il calcio?
“Il calcio per me è la metafora della vita: passione, fatica e resilienza.
Quando ero bambina consideravo il calcio come gioco, festa e gioia di vivere, con il passare degli anni è diventato agonismo, disciplina e sacrificio, rimanendo sempre motivo di svago e divertimento”.

3- Dati di contesto
Università: UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO – BICOCCA
Facoltà e Corso di Laurea: Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali
e dei Comportamenti Economici
Titolo tesi: “PROCESSI INDIVIDUALI E SOCIALI NELLA PRATICA
DELLO SPORT FEMMINILE: IL CASO DEL CALCIO”

4- Quali sono i temi che hai affrontato nel tuo lavoro di tesi?
“Come frequentatrice dei campi da calcio da più di vent’anni ho provato sulla mia pelle le difficoltà che generalmente incontrano le ragazze nella pratica sportiva ed in particolare quelle che, come me, desiderano applicarsi a sport da sempre considerati ‘da maschio’.
In questo mio lavoro, che è stato suddiviso organizzativamente in tre capitoli, ho cercato di capire quali siano i fattori culturali, sociali e psicologici che creano questi ostacoli e queste difficoltà alla pratica sportiva da parte delle donne.
Il lavoro ha toccato tre tematiche: i fondamenti storici e culturali dello sport
e del genere; le considerazioni più specifiche su gioco, sport e presenza femminile nello sport e le dimensioni sociali del calcio femminile in particolare; e proposte di sensibilizzazione”.

tesi5- Hai dei consigli da dare a un laureando/a che desidera svolgere una tesi sul calcio femminile?
“Consiglio vivamente di svolgere una tesi che preveda una parte di osservazione di attività sul campo o di interviste a calciatrici o ex calciatrici, a persone che fanno parte di staff di squadre di calcio femminile, per comprendere al meglio questa realtà, purtroppo ancora poco conosciuta e assai poco diffusa dai media…
Di materiale per stendere un progetto di tesi su questo tema ce n’è, anche se bisogna cercare con cura e pazienza, e mi auguro che questa rubrica faciliti il reperimento di parti di esso, grazie alla circolazione di idee e temi al riguardo”.

6- Hai avuto l’opportunità di presentare il tuo lavoro di tesi dopo la laurea?
“Subito dopo la laurea, ho avuto la possibilità di partecipare come ospite in qualità di giocatrice amatoriale di calcio e neolaureata in Psicologia con una tesi sul calcio femminile, ad un incontro a Torino dal titolo “Siamo Pari? Calcio femminile e dintorni”. A questo evento hanno partecipato anche Sara Gama, giocatrice del Brescia; Esther Franke, giocatrice di calcio tedesca e volontaria di Discoverfootball e Edoardo Brunetti, ex responsabile della comunicazione e del marketing del Brescia femminile.
Inoltre ho recentemente tenuto un incontro in una terza media di una scuola dell’hinterland Milanese riguardo a: “Discriminazioni e differenze nel mondo dello Sport”, riscontrando molto interesse tra i ragazzi”.

7- Hai trovato con facilità un impiego dopo la laurea? In che ambito?
“Già prima di laurearmi lavoravo per Comunità Nuova, un’associazione no profit che opera nel campo del disagio giovanile, all’interno della quale ho seguito alcuni progetti educativi che utilizzano lo sport come veicolo pedagogico. Ho però interrotto questa attività per svolgere un Master in Scienze del Movimento Umano, con un focus sulla Psicologia dello Sport perché desidero lavorare in questo mondo. La psicologia dello sport è una disciplina ancora piuttosto nuova in Italia, dal momento che non tutte le società capiscono ancora l’importanza di investire in figure di questo tipo, e le possibilità di impiego sono quindi limitate. Per fortuna l’A.C. Milan, che si avvale di un gruppo di psicologi e pedagogisti per le squadre del settore giovanile, mi ha permesso di svolgere il Tirocinio post lauream, dandomi la possibilità di imparare moltissimo e di essere a contatto con professionisti di alto livello”.

Capitolo 1
Generi e Sport

In ogni cultura, nel tempo e nello spazio, e all’interno di una stessa cultura, ci sono diversi modi di intendere corpo e mente, quindi molte diverse forme di sport. Nella cultura occidentale in genere, parliamo di sport professionistico, amatoriale, scolastico, universitario, olimpico, domestico, giovanile, etc.
Gli sport e i giochi in genere sono pratiche sociali e, come ogni altra manifestazione culturale, sono soggetti a trasformazioni e cambiamenti; inoltre lo sport è un fenomeno che coinvolge, almeno in tutto l’occidente, uomini e donne.
Purtuttavia, la storia dello sport è sempre stata caratterizzata da una massiccia presenza maschile e, ancora oggi, lo sport è spesso considerato un santuario di eterosessualità e bravura dell’uomo, così che il campo delle attività sportive continua ad essere segnato da forti differenze e disuguaglianze di genere: gli uomini partecipano numericamente più delle donne alla pratica sportiva, e per più lungo tempo, e gli sport maschili sono più rilevanti sia da un punto di vista culturale, basta sfogliare una rivista specializzata o un quotidiano sportivo per accorgersene, sia economico (per la presenza di grande pubblico agli eventi sportivi in cui i protagonisti sono maschi, per il ritorno economico delle sponsorizzazioni, …). Ciò che vale per l’occidente, può non valere per l’oriente.
In Cina, infatti, lo sport storicamente non era riservato ai soli uomini, anzi era soprattutto seguito dalle donne e dagli appartenenti alle classi sociali inferiori.

Nel Nord del Sudan, le donne delle famiglie elitarie sono sempre state molto attive nel tennis e negli sport a cavallo. In Senegal, il basket femminile è uno degli sport più seguiti dal pubblico, così come in Perù, negli anni ’80, la pallavolo femminile era il secondo sport più popolare. Se già la presenza femminile nello sport è limitata, in alcuni paesi a religione islamica è addirittura proibita.

Paese di provenienza, educazione, classe, gruppi di età e stato maritale sono fattori che limitano le donne nella pratica sportiva, oltre al discorso sul genere. Eppure lo sport, che si posiziona a metà strada tra il fisico e il sociale, è uno strumento potente e potenzialmente in grado di dare potere alle donne e di sradicare le regole convenzionali relative ai generi.

C’è infatti un forte legame tra sport e pratiche fisiche, genere e sessualità. Per “genere” intendiamo, nel contesto delle scienze umane e sociali, “i molti e complessi modi in cui le differenze tra i sessi acquistano significato e diventano fattori strutturali nell’organizzazione della vita sociale. Il genere ha così assunto il ruolo di categoria di analisi e interpretazione della conformazione esclusivamente sociale dei ruoli maschili e femminili, applicabile quindi a donne e uomini, considerando le une e gli altri come insiemi ampi e articolati, attraversati da differenze di ceto, culturali, etniche, religiose, di orientamento sessuale, di età, ecc.” Sintetizzando è una relazione tra le categorie di uomini e donne basato su considerazioni di significato culturale distinto da quello dei sessi. Il termine genere viene spesso utilizzato come sinonimo di sesso con il quale non va confuso, in quanto quest’ultimo termine indica una categoria biologica alla quale una persona appartiene. In pratica il concetto di ‘sesso’ (sex) è biologico e fisso, determinato da ormoni e da organi sessuali interni ed esterni, mentre quello di ‘genere’ (gender) è culturale, perciò mutevole ed espressione di una scelta. Tale concetto influenza anche il modo in cui viene vissuto il proprio corpo da parte dell’individuo.

Nella specie umana, le dimensioni interne del femminile e del maschile non sono dunque rigidamente determinate dalla dimensione fisica e biologica, sono infatti molto importanti anche l’educazione e la cultura. Femminilità e mascolinità sono dimensioni complesse e transitorie che non possono essere inscritte nel dualismo rigido della struttura anatomica e biologica. […]

Per ulteriori informazioni è possibile contattare Francesca a questo indirizzo: f.gargiulo@sportdonna.it