Gloria Castellini, rappresentante degli atleti Ficec – Federazione Italiana Cheerleading e Cheersport , ha scritto una bellissima lettera aperta per caricare i tanti ragazzi ch da troppi mesi sono fermi aspettando di tornare in palestra e quindi in gara.
Intanto finalmente una data sicura c’è. Il 2 giugno a Verona andranno in scena, dopo quasi 17 mesi dall’ultima competizione, i Ficec Nationals 2021 con centinaia di atleti in arrivo da ogni parte d’Italia.

La lettera di Gloria Castellini

Avere 14 anni e passare da uno sport individuale a uno di squadra non è stato semplice. Ancora meno semplice se consideri il fatto di chiamarti Gloria Castellini, di essere una tempesta di emozioni in un’età terribile, e di avere come tratto distintivo un carattere fortissimo (e di essere del segno dei pesci, ascendente vergine). Ho iniziato ginnastica artistica da piccolissima, la classica storia di chi conosce uno sport, se ne innamora e non lo lascia più, anche se non è destinato a diventare un campione. Ho sempre ragionato un po’ per me stessa: se IO tiro le punte; se IO giro in questo verso; se IO cado; se IO sbaglio. Non fraintendetemi, mi trovavo bene con il gruppo, ma ognuno doveva pensare ai propri esercizi, alle proprie correzioni, e quindi si sviluppava una specie di amicizia, ma non nello stesso modo che ho scoperto con il cheer.

Anni dopo, entra come un razzo nella mia vita il cheerleading, e io, che con il mio fare da “monella” non ero migliorata, inizio a scontrarmi con le dinamiche di squadra. Non essere più solo io mi ha creato parecchi problemi inizialmente, e direi che anche le mie compagne se lo ricordano bene. Era un continuo arrabbiarsi, cercare di giustificarsi, ricercare il problema negli altri e non in me stessa, correggere gli altri senza davvero capire come migliorare la mia tecnica. 

E poi c’era la scuola. Penso che ricorderò per sempre le superiori come il periodo più tosto di sempre: un amore-odio continuo, un intervallarsi di verifiche, interrogazioni e ansie interminabile. In più, i miei professori non capivano bene perché io “sprecassi” tutto quel tempo in palestra invece che studiare, soprattutto per uno sport che in Italia non conosceva nessuno, cercando di farmi capire che non sarei andata da nessuna parte se non mi mettevo a studiare le loro materie.

È stata tutta una strada in salita fino ai 18 anni: io che litigo con le mie compagne, piango, e la mia allenatrice che cerca di spiegarmi che non posso fare “il bello e il cattivo tempo” in pedana, che ho un carattere troppo forte e che dovrei lavorare sulla comunicazione. Nello stesso anno ho partecipato ai mondiali ad Orlando, e sarà il jet-leg, sarà il clima tropicale, mi è scattato qualcosa nel cervello. Ho capito che invece che arrabbiarsi era meglio farsi una risata; che, invece di dare la colpa agli altri era meglio cercare di migliorare me stessa; che, invece che sentirmi in competizione con tutti, era meglio imparare dagli altri; che una compagna di squadra non è solo un’amica, ma una persona con la quale confidarsi, parlare dei propri problemi e che può aiutarti in ogni situazione. Quell’anno mi hanno anche rimandata in matematica, ma quando sono tornata dopo le 2 settimane ad Orlando, effettivamente anche i prof erano incuriositi dalla mia storia.

Cinque anni dopo, posso dire che il cheer mi ha cambiato e salvato la vita per sempre. Provo a pensare a cosa avrei fatto la sera al posto di andare in palestra ad allenarmi per 2 o 3 ore; la domenica mattina al posto delle esibizioni o delle gare; i weekend al posto di morire di fatica ai camp. Il fatto è che non lo so, e ne sono felice, perché questo significa che ho speso questi anni nel migliore dei modi. Posso anche affermare con certezza che tutte le mie relazioni, dentro e fuori dalla palestra, sono totalmente diverse grazie all’infinito lavoro fatto sulla comunicazione all’interno del team. E, infine, posso dire che la palestra sarà per me sempre il luogo sicuro nel quale, chiudendo la porta, tutti i problemi verranno messi in pausa.

Il cheer oggi permea ancora le mie giornate, e questo ultimo anno di intermittenza di apertura e chiusura delle palestre è stato un alternarsi di motivazione e sconforto. Mi manca l’adrenalina dello stunt, vedere le mie amiche e compagne tutti i giorni ad allenamento, vedere i rigoli di sudore sulla fronte e le lacrime di stanchezza. Mi manca poter andare a fare una gara, prender il pullman per arrivare a destinazione, mettermi la mia amata divisa e sentire il cuore battere in gola in attesa che chiamino il nome della mia squadra. E quanto mi manca entrare con il cartello per il coro iniziale in mano, sorridere fino a farmi venire una mezza paresi, scambiare occhiate complici durante la routine e incitare la mia flyer. Mi manca il fiatone finale, guardare le mie compagne con gli occhi gonfi di lacrime consapevoli che un’altra è andata. E più di tutto, mi mancano i miei amici di tutti Italia, colleghi fantastici che condividono con me la stessa passione e che, in queste occasioni, rendono le esperienze indimenticabili.

So che questo manca a tutti noi, e a volte la poca motivazione ci porta a pensare che non torneremo mai alla normalità. Ma con lo spirito che ci contraddistingue non possiamo e non dobbiamo mollare! Siamo i cheerlader d’Italia, sappiamo cosa vuol dire rimboccarsi le maniche e lavorare sodo, e per questo sappiamo anche sopportare questa durissima sfida. E, proprio come ci abbracciamo alla fine di una routine, solo così potremo finalmente guardarci negli occhi (con anche qualche lacrima) e dirci “Ce l’abbiamo fatta!”. A tutti voi, che come me amate il cheer, ripensate a cosa significa per voi questo sport e non mollate amici, torneremo più forti di prima.

Gloria Castellini