Derisa, insultata e umiliata. Tutto per un post scritto su un social network in merito alla vittoria dell’Inter sul Napoli in campionato. Penelope Riboldi, centrocampista del ChievoVerona Valpo, mai avrebbe immaginato di finire al centro di un vortice senza fine solo per aver gioito al successo della sua squadra del cuore.
L’hanno attaccata dal punto di vista fisico, l’hanno definita una ragazza “poco seria” per usare un termine lecito, le hanno augurato un tumore e in più hanno attaccato il calcio femminile, con frasi di ogni tipo.
Penelope, un passato tra Tavagnacco, Napoli, Mozzanica e Chieti, è una giocatrice di alto livello come dimostrano le 194 reti segnate in 353 gare. Di calcio se ne intente e non poco ma questo non è le è bastato per potersi esprimere liberamente su un social. “Se donna, stop” le hanno scritto come dire sei donna cosa vuoi parlare, cosa pensi di poter dire.
Cosa lascia questa storia? Vogliamo evitare frasi fatte o le solite piene di retorica ma è normale che ci sia molto da lavorare affinché le donne abbiano una considerazione uguale a quella degli uomini. Siamo indietro, molto indietro. Poi ci sarebbe da dire qualcosa a chi sui social si sente un leone e attacca tutti e tutto (uomini compresi) pensando sempre di farla franca. Bisognerebbe iniziare a denunciare chi insulta, forse è l’unico modo per mettere un freno in quella che e è diventata la terra di nessuno. In rete infatti chiunque si sente libero di dire e fare ciò che vuole. Non è così.

“La SSD ChievoVerona Valpo è vicina alla propria tesserata Penelope Riboldi, oggetto di insulti, critiche e villipendi, a margine di un commento social in riferimento alla partita Inter – Napoli. In un momento così delicato del calcio italiano, sono proprio attacchi del genere a sminuire la credibilità di uno sport che si fonda su valori come il rispetto reciproco e la condivisione. La società si augura che gli organi competenti mettano in risalto questa spiacevole situazione, affinché venga tutelato l’onore e l’immagine dell’atleta ed in generale di tutto il movimento femminile.”

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