Dalla guerra alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Qualche anno fa, mentre Yusra Mardini , grandissima promessa del nuoto, sta nuotando con sua sorella Sarah in piscina a Damasco, in Siria, una bomba esplode e fa crollare il soffitto, per poi cadere in acqua.
Per un difetto di costruzione la bomba non esplode ma Yusra capisce che non può più rimanere in patria e deve, invece, allontanarsi dalla guerra. 

La fuga dalla guerra

È il 2015 quando le sorelle Mardini partono per fuggire dalla Siria. Il primo tentativo per raggiungere l’Europa fallisce: la guardia costiera intercetta la barca e riporta i migranti in Turchia. 

Le sorelle ci riprovano e una notte di agosto si imbarcano nonostante il gommone possa contenere solo nove persone, mentre il gruppo cui appartenevano era composto da venti persone.
Giunge un temporale e durante la tempesta la barca si riempie di acqua. 
Yusra e Sarah si gettano in mare e aiutano due uomini, per oltre tre ore, a reggere la barca, per evitare che imbarchi troppa acqua e affondi.
Incredibilmente riescono a raggiungere le coste greche, salvandosi. 

Oggi, sei anni dopo, Yusra Mardini vive in Germania e più precisamente a Berlino dove si allena in una struttura attrezzata. E oggi oggi si trova anche a Tokyo per gareggiare, come nuotatrice, nella Squadra Olimpica dei Rifugiati.

Sono così orgogliosa di rappresentare 80 milioni di rifugiati in tutto il mondo – ha scritto Mardini su Instagram, – so che sto mandando un messaggio di speranza a tutti loro facendo ciò che amo e mostrando al mondo che i rifugiati non si arrenderanno facilmente e continueranno sognare anche dopo aver attraversato viaggi difficili”.

Mardini è stata anche la più giovane ambasciatrice di buona volontà dell’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nell’aprile 2017.