Sportdonna.it è online dal 18 di aprile e in questi pochi mesi di vita avete imparato a conoscerci per quello che siamo e continueremo ad essere in futuro. Il calcio femminile, e in più in generale lo sport, hanno dei limiti legislativi e strutturali evidenti a chiunque ma noi abbiamo sempre preferito parlare del campo, dare spazio e voce alle protagoniste con domande, analisi e approfondimenti che si usano per i professionisti, perché per noi lo sono anche loro. Le polemiche ci piacciono poco, puntiamo invece a lavorare sugli aspetti positivi esaltando la passione che viviamo costantemente nelle parole di dirigenti, allenatori e calciatrici. Questa passione che alimenta un mercato con pochi soldi e tanti sogni, ieri però è stata mandata in Procura Federale.

Il presidente del Brescia Giuseppe Cesari, il presidente del Tavagnacco Roberto Moroso, il presidente del Bologna Sergio Grandi e il presidente del Pordenone Antonio Colle sono stati infatti multati con un ammenda di 600 euro e l’inibizione, ovvero il divieto di rappresentare la propria società negli eventi sportivi e di rilasciare interviste e dichiarazioni ai mezzi di comunicazione, per 5 mesi a partire dal 20/07/2016 con la motivazione di aver aver partecipato ad un torneo in Friuli nella primavera del 2015 in cui gli organizzatori avevano scelto di appoggiarsi al CSI anziché alla FIGC.
Il rispetto delle regole va mantenuto ma resta il fatto che la sentenza è pesante e danneggia ancora una volta il movimento femminile. 

Sulle nostre pagine abbiamo più volte intervistato il presidente del Brescia, sempre aperto e disponibile a trattare di qualsiasi tema da quelli più spinosi passando per il calciomercato e le partite. Così come qualche settimana fa abbiamo accolto le parole di Antonio Colle che annunciava le difficoltà ad iscrivere la squadra al campionato di serie B. In entrambi, come anche per Roberto Moroso e Sergio Grandi che avremmo avuto piacere di conoscere prossimamente, c’è la passione e la voglia di fare tutto il possibile per le proprie ragazze. Con questo spirito immaginiamo che abbiano deciso di iscriversi ad un torneo del CSI, permettendo a delle ragazze Under 19 e Under 16 di giocare a calcio confrontandosi con squadre straniere. E il calcio femminile italiano, diciamolo, ha disperato bisogno di fare questo tipo di tornei.

Inserire il silenzioso a questi personaggi per i prossimi 5 mesi significa mettere il bastone tra le ruote anche al nostro lavoro di giornalisti che ci impegniamo a fare con costanza e serietà. I dirigenti sono i personaggi chiave con cui confrontarsi, al femminile non utilizzano la squadra per una loro immagine ma lo fanno per uno scopo decisamente più nobile senza avere nessun tornaconto (e anzi investendo di tasca propria tanti soldi). Parlano, conoscono, interagiscono e si rendono disponibili perché sanno quanto sia importante sfruttare i media per suonare la sveglia.

Nella prossima stagione il Brescia parteciperà alla Women’s Champions League, la massima competizione Europea che ci vede sempre indietro rispetto alle altre squadre, ma nemmeno in quell’occasione il presidente delle Leonesse potrà parlare ai nostri microfoni o a quelli di qualsiasi altro giornalista. Un danno d’immagine non di poco conto che a nostro parere richiede l’intervento del delegato della LDN Sandro Morgana per una mediazione con la FIGC.

Cosa dire poi dei 600 euro di multa? Se la stessa cifra fosse stata chiesta ad una società maschile, sarebbero scoppiati tutti in una fragorosa risata. In questo caso però 600 euro pesano, perché graveranno sulla casse di società che vivono coi soldi contati tra trasferte, rimborsi spese (per chi può permetterseli) e costi vari. Antonio Colle ai nostri microfoni ci parlava delle difficoltà nel reperire sponsor che finanziassero la stagione di serie B, come farà il Pordenone con un’altra mannaia che pende sulla testa?

Le regole sono regole, è vero, e vanno rispettate ma oltre i doveri da professionisti, andrebbero riconosciuti anche i diritti dei professionisti. Restando nell’eterno limbo tra regole e realtà, a nostro parere sarebbe stato più logico applicare una regola che non sta nei tribunali: quella del buonsenso, perché riteniamo fuori luogo mandare la passione in Procura Federale. Ma non era proprio possibile limitarsi ad un’ammonizione?

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