Regina Baresi a 360° in un’intervista per La Gazzetta dello Sport. Capitano dell’Inter Femminile, nonché figlia di Beppe Baresi, storico giocatore nerazzurro, a calcio ci gioca per passione e dice basta ai pregiudizi: “Come quello per cui giocando a calcio si diventa mascolini o si rovinano le gambe. In realtà il calcio è uno sport come gli altri. E poi le gambe si rovinano anche facendo danza”.

“Da quando ho iniziato a giocare a calcio – continua – ho sempre cercato di crescere fino alla Serie A. Non è stato facile, perché i fondi sono pochi e il calcio femminile vive soltanto degli sponsor. Anche l’anno della retrocessione dalla Serie A alla B è stato bello perché è servito come esperienza. Speravamo di ritornare in Serie A quest’anno, ma non ce l’abbiamo fatta, sarà il nostro obiettivo per il prossimo. In questa stagione il gruppo è cresciuto e abbiamo gettato le basi per il futuro”.

“Non avrei mai immaginato – spiega – che mia mamma potesse avvicinarsi al calcio femminile, invece adesso è la nostra presidente. I miei genitori non hanno mai voluto che giocassi a calcio, tanto che per evitarlo mi hanno fatto provare tutti gli altri sport! All’inizio lei veniva solo a vedere le partite ‘da mamma’, poi quando il presidente se ne è andato, lei si è avvicinata sempre più insieme ad altri genitori fino a diventare presidente dell’ASD Inter Femminile. Che effetto fa? Non è sempre facile, perché dall’esterno qualcuno può pensare a qualche favoritismo nei miei confronti, ma noi cerchiamo di tenere ben separati il calcio e la vita in famiglia”.

Dietro a questa passione, tanti sacrifici: “Il più grande è quello di fare gli allenamenti alla sera dopo un’intera giornata di lavoro in negozio. Esco alle 19 e vado subito al campo, dove ci alleniamo fino alle 22, e specialmente d’inverno non è facile. E poi abbiamo tutti i weekend impegnati e quando verso aprile una persona potrebbe aver voglia di andare via due giorni, sa che non lo potrà fare. La sera prima della partita non si può fare tardi e in settimana con gli allenamenti si esce ancora di meno. Ma si tratta di sacrifici che fai volentieri perché dietro c’è una grande passione”.

Sulle soluzioni per far crescere il calcio femminile in Italia: “Bisognerebbe fare in modo di avvicinare le squadre femminili a quelle maschili, come avviene all’estero, dove tutte le grandi squadre hanno una sezione dedicata alle donne. Questo permetterebbe di risolvere i problemi di ordine economico e avere maggiore visibilità. E poi il calcio femminile ha bisogno di investimenti molto più bassi rispetto agli uomini. Al momento noi dipendiamo dagli sponsor, che un anno ci sono e un altro no”.

Mentre sull’estero: “Sono anni luce avanti perché possono farlo come lavoro, il che significa non solo avere più visibilità ma anche poter migliorare nella qualità con allenamenti più mirati. E poi all’estero va molta più gente allo stadio. Negli Stati Uniti, per esempio, il calcio femminile va meglio di quello maschile e nel Nord Europa le nazionali hanno tutte un grandissimo seguito”.

Un consiglio per una bambina che si avvicina al calcio femminile: “Le direi non fermarsi davanti ai pregiudizi e che se ha la passione per il calcio di seguirla fino in fondo. Ci sono tante scuole calcio anche per le bambine, dove poter apprendere la tecnica. E poi potrà imparare tante altre cose, come la convivenza all’interno dello spogliatoio, fondamentale per fare squadra, il confronto con le altre atlete, ma anche trarre importanti insegnamenti per la vita. E non solo dalle vittorie”.

 

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