Irma Testa con la medaglia di bronzo conquistata a Tokyo è nella storia del pugilato italiano. “Sono felicissima, tenere in mano questa medaglia è uno dei momenti più belli della mia vita. Penso alla mia scalata, ai sacrifici che ho dovuto fare, da dove sono partita e dove sono oggi. Il mio è stato un percorso di riscatto: ce l’ho fatta, la medaglia olimpica è il sogno di ogni atleta. Tutto quello che ho fatto è servito a qualcosa”.
E poi ancora: “A chi la dedico? Alla mia famiglia che ha fatto tanti sacrifici per me, il maestro con cui ho iniziato, Biagio Zurlo, e il maestro di oggi Emanuele Renzini che ha fatto di tutto per farmi arrivare fin qui”, ha concluso Testa parlando ai microfoni Rai.  E’ un bronzo importantissimo, significa che anche le donne possono fare pugilato. Noi non avevamo dubbi, molti sì“.

Irma e la delusione di Rio

Cinque anni fa ai Giochi di Rio era all’esordio, voleva spaccare il mondo, andò male. A soli 18 anni mise addirittura in discussione la sua carriera sportiva. Ma la ragazza aveva talento, e tanto orgoglio. Ora ha potuto dimostrarlo.
“La mia età è cambiata, sono più matura, ora ho 23 anni, sono più consapevole della mia boxe. Mi sono scrollata di dosso la paura di non farcela, di non essere abbastanza – ha detto Irma in un’intervista a Repubblica in vista della semifinale – Quell’Olimpiade (di Rio, ndr) mi aveva tolto le mie certezze, ho trascorso mesi difficili, di dubbi, è allora che mi sono tatuata Panta rei. Ho conosciuto il baratro della solitudine, della lontananza da casa, ho avuto paura che i sacrifici che facevo potessero portarmi da nessuna parte e la sconfitta di cinque anni fa mandò all’aria le mie fragili sicurezze. Basta poco e crolla tutto dentro un atleta”.

Irma ha iniziato a fare pugilato a 11 anni

Aveva 10 anni quando è entrata nella palestra Boxe Vesuviana del maestro Lucio Zurlo. “A casa – racconta – era mia sorella quella che ha iniziato. Io ci ho provato per imitarla e non ho più smesso. Ho provato tutti gli sport, anche sport più femminili, dopo una settimana mi cacciavano. Se andavo a danza “ero una pazza”, se andavo a pattinare “ero una pazza”. Invece il pugilato mi calmava. Ecco, lo so: tanti pensano che questo non sia uno sport da femmine. Ma sbagliano, anzi la boxe è la disciplina più affine alla personalità di una donna. Sul ring non basta picchiare. Devi essere razionale, leggere nel pensiero dell’avversario, anticiparlo, sacrificarti, scegliere in fretta la tattica e la soluzione giusta, pensare a quella del round successivo”.
La sua prima medaglia a 14 anni, bronzo in Polonia nel 2012, e quindi un’altra serie di successi a livello italiano ed europeo. Si è laureata campionessa europea nella categoria 57 chilogrammi nel 2019. Il suo soprannome “Butterfly” per la sua agilità e leggerezza, è anche il titolo di un docufilm sulla sua vita.

La boxe nella sua vita

Irma Testa racconta. “Sono vissuta nei vicoli di Torre Annunziata che non sono certo famosi per lo sport. Sono cresciuta con l’idea che la criminalità era la normalità. Poi, grazie al mio maestro, sono uscita da quei vicoli. Ho capito che si poteva vivere in maniera diversa, c’era la legalità, il fare bene agli altri. Con il mio maestro andavo in città dove non si trovava un pezzo di carta per terra. Lui mi spiegava che anche gettando la sporcizia a terra facevo parte di un circolo vizioso e sbagliavo anche io. Il mio maestro è stata la mia forza”