Dici cheerleader e pensi subito alle ragazze pon pon che in America si esibiscono prima delle gare di football. Ma basta vedere un’esibizione per capire che dietro c’è un allenamento molto faticoso, un’organizzazione e soprattutto tanta passione.
L’atleta che pratica il Cheerleading è detto cheerleader senza distinzioni di sesso anche se è abbastanza netta la superiorità numerica delle donne.
Negli Stati Uniti, dove questo sport è nato e si è diffuso al punto da diventare uno dei più praticati, sono molti i personaggi famosi che sono stati cheerleader tra i quali tre presidenti (George W. Bush, Ronald Reagan e Franklin D. Roosevelt) oltre ad attori e cantanti conosciuti in tutto il mondo come Madonna, Susan Sarandon, Steve Martin, Christina Aguilera, Lindsay Lohan, Kirk Douglas, Meryl Streep, Kim Basinger, Samuel L. Jackson, Sandra Bullock.
Dal 2013 è nata la Federazione Italiana Cheerleading e Cheersport portata avanti ogni giorno dalla passione di tanti volontari. Alla guida c’è Ivo Sequani, serio, determinato e soprattutto innamorato di questa attività.
Presidente, lei ci mette cuore e passione. Ha già ottenuto grandi risultati ma c’è ancora qualcosa che le dà un po’ fastidio…
“Questo è uno sport a tutti gli effetti ma c’è ancora qualcuno che ha dei dubbi in questo senso. Per svolgere questa attività i ragazzi si allenano con passione e dedizione per tante ore alla settimana, c’è un lavoro alle spalle molto serio. Il cheerleading deve avere stessa dignità di tutte le altre discipline sportive”.
A che età si può iniziare?
“C’è anche chi inizia a muovere i primi passi a soli cinque anni. Ovviamente tutto è sempre rapportato all’allenamento e all’età, si fanno le cose per gradi e seguendo un disciplinare molto rigido”.
Ma è vero che è uno degli sport più pericolosi al mondo?
“Sì, verissimo. Gli atleti fanno dei movimenti a volte arditi e vengono poi lanciati in alto anche a sei metri di altezza. Ovviamente non tutti raggiungono questo livello, ma sicuramente serve sempre e comunque allenamento e grande attenzione mentale”.
Che vantaggi porta ad un atleta che lo pratica?
“Tantissimi. Intanto vengono allenate tutte le parti del corpo: dalle gambe alla braccia ma anche addome  e spalle. E poi si vive sempre in un gruppo, si vince insieme ai compagni, si respira sempre un’aria positiva anche durante le gare dove c’è sempre competitività ma soprattutto grande amicizia”.
In Italia ci sono regioni dove è più praticato?
“Sicuramente al Nord il movimento è più presente, Lombardia, Emilia Romagna Piemonte vanno forte. Ma sta prendendo un po’ ovunque: in Liguria, ma anche in Sicilia e in tante città del Sud. Siamo davvero contenti”.
Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti importanti…
“Assolutamente sì. Da allenarci nei parchi siamo passati alla palestre con regole chiare, campionati e una organizzazione capillare sul territorio. Abbiamo inserito la competizione e quindi l’agonismo: si gareggia per vincere un titolo”.
Il numero dei tesserati è in costante aumento…
“Si vero. La Federazione, attraverso l’impegno del proprio Staff Tecnico e Organizzativo, continua ad allargare il reclutamento di atleti  Mini, Youth, Junior e Senior in entrambi i settori del Performance Cheer e del Cheerleading. Ovviamente la pandemia ha rallentato tutto, da noi il contatto e lo stare insieme sono alla base di tutto. Non vediamo l’ora di riprendere tutto”.
A Verona per il prossimo luglio era previsto il campionato Europeo. Causa Covid è stato sospeso…
“Si non è stato cancellato, aspettiamo solo di conoscere le date definitive per partire con la macchina organizzativa. Sarà un appuntamento di livello assoluto per il nostro movimento che porterà anche un indotto importante considerato che arriveranno migliaia di persone”.
C’è la possibilità di vedervi alle prossime Olimpiadi?
“Le pratiche sono state avviate da tempo da ICU, Il prossimo 27 gennaio è prevista un’assemblea sul tema. Non sarà una cosa che si deciderà a breve ma siamo speranzosi”.
C’è un messaggio che vuole lanciare?
“Due per la verità. Il primo è che “non siamo le ragazze pon pon” e poi che davvero meritiamo rispetto: siamo uno sport a tutti gli effetti. Venite a vedere un allenamento o una gara appena si potrà, ve ne accorgerete…”.

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