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Josefa Idem: “Ho lottato contro pregiudizi. Donne, fate lo sport che preferite e non date corda agli imbecilli”

A livello mondiale Josefa Idem è l’atleta femminile con più Giochi olimpici disputati in assoluto, con la partecipazione ai Giochi della XXX Olimpiade di Londra, dove conquista un 5º posto nella finale del K1 500 m a soli 3 decimi di secondo dalla medaglia di bronzo. Al termine della gara annuncia il suo ritiro dall’agonismo all’età record di 48 anni. E di record ne ha collezionati parecchi a cominciare dai successi ottenuti dopo la nascita del secondo figlio. Quindici mesi dopo il parto, a 40 anni di età e alla sesta Olimpiade consecutiva, vince la medaglia d’argento ai Giochi di Atene del 2004. All’età di 43 anni riesce ad aggiudicarsi nuovamente la medaglia d’argento ai Giochi della XXIX Olimpiade di Pechino del 2008 nel K1 500 m, perdendo l’oro per soli 4 millesimi. Con 8 partecipazioni, a 48 anni, è la prima italiana di ogni tempo per numero di Giochi olimpici disputati a pari merito con Piero e Raimondo D’Inzeo. Poi la sfortunata apparizione in politica ( Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili) e quindi ora la collaborazione con il Settore Scolastico della Figc e la formazione nelle aziende dove spiega la sua “alta” concezione dello sport.
Lei è sempre stata una donna cocciuta e determinata. Nella vita e nello sport…
Ho iniziato a fare sport nel 1976, nel Paleolitico insomma. In Germania ai quei tempi c’era la possibilità di fare sport considerati maschili ma le difficoltà erano comunque tante. Ho dovuto contrastare tanti pregiudizi e hjo pagato sulla mia pelle. Sono sempre stata una persona molto sensibile e per esso l’ho presa male. C’è voluto tanto tempo prima di riprndermi da battute, osservazioni antipatiche e sorrisisi strani“.

Josefa Idem
Oggi secondo lei la situazione è migliorata?
Sì, le ragazze prendono tutto con più naturalezza, sono in un certo senso più spavalde. Ci sono ancora tanti pregiudizi ma per fortuna molti passi in avanti sono stati fatti. Penso che si subisca quanto più si crede vero ciò che dicono gli altri, se invece si è forti al punto da pensare “ma cosa sta dicendo questa persona” tutto diventa più semplice. Insomma. il mio consiglio è quello di non dare corda agli imbecilli che commentano“.
In Italia le donne che fanno sport sono ancora fortemente discriminate. Potrà mai cambiare questa situazione?
“Lo spero fortemente. Le atlete non sono giudicate delle professioniste e per questo non hanno nulla di garantito nonostante facciano sport per mestiere. Hanno solo degli accordi verbali, a volte delle scritture private, dei rimborsi spese ma non hanno polizze per infortuni e malattie, non hanno tutele sul contratto di lavoro. Incredibile ma è così”.
Lei è stata mamma e atleta. Come è riuscita a conciliare le due cose?
Devo dire che ho avuto un grande fortuna, quella di lavorare insieme a mio marito (Guglielmo Guerrini ndr). Insieme abbiamo deciso di allargare la famiglia e insieme abbiamo cresciuto i nostri figli portandoli spesso anche con noi alle gare, mi è anche capitato di allattare mezz’ora prima della partenza. E’ una fortuna che non tutti possano avere. Penso alle tante ragazze che invece devono fare sacrifici, andare in tutte le parti del mondo, allenarsi, fare gare, stare via tanti giorni senza vedere i bambini. Già è difficile mantenere il rapporto con il partner quando ci si muove ad alto livello figuriamoci il resto“.

Foto: Ansa

C’è uno sport che guarda volentieri in tv?
Da anni mi sono appassionata al Biathlon. Mi piace vedere la precisione degli atleti, la loro concentrazione e la loro forza. Nel campo femminile quest’anno è stato bellissimo il duello tra Wierer e Vittozzi“.
Quanti km ha percorso in acqua?
Non ho mai fatto il conteggio esatto, ma penso di aver percorso due volte il giro del mondo“.
Stancante?
Guardi le dirò una cosa. Ogni tanto mi fermo a pensare e ho come la sensazione che mi sia rimasta dentro un’antica fatica. Di sicuro c’è tanto orgoglio in quello che ho fatto, nessuno mi ha mai regalato niente“.
Che rapporto ha o ha avuto con l’acqua?
Nel mio sport ci sono due modi di pagaiare: o con l’acqua o contro. Io, con. Nel senso che avevo un colpo molto economico, facevo scorrere la barca. Sapevo ascoltare l’acqua, mi facevo trascinare“.


Quando era in acqua pensava molto?
Dipende dalle volte. Certi allenamenti erano fatti con la massima attenzione ai colpi, ai movimenti e ai particolari e quindi no, ma molte volte invece mi capitava di pensare tantissimo. Ho provato così a trasportare questo flusso di pensieri in qualcosa che sia utile e valido nella vita di tutti i giorni. Lo sport è una metafora della vita, lo ripeto sempre“.
C’è un libro con la sua biografia. Si chiama “Controcorrente“…
In effetti la mia vita è sempre stata controcorrente. In Germania sono stata una delle prime poliziotte donna della mia regione. Successivamente ho lasciato quel lavoro sicuro per sposarmi in Italia. Ho avuto figli mentre andava avanti la carriera sportiva, un’altra scelta che raramente si fa nel mio mondo. Ho fatto l’assessore allo sport a Ravenna mentre continuavo a essere atleta. Solo mettendosi in gioco si può capire cosa si è in grado di fare. È anche per questo atteggiamento che ho il coraggio di dire: nulla è impossibile”.
Oggi cosa fa?
“Insieme a mio marito abbiamo deciso di dedicarci a ciò che lo sport può  insegnare anche in altri contesti, per questo ci occupiamo di formazione  nelle aziende. Facciamo anche eventi dove promuoviamo lo sport nella sua più alta concezione. Per diventare un atleta di livello devi avere entusiasmo da ragazzo, divertirti e capire cosa è la sofferenza. Purtroppo oggi chi insegna nello sport mette davanti prima e solo la prestazione e il risultato , ma non deve essere così. Da giovani, nello sport, si deve giocare e questo è anche il modo migliore per prepararsi all’alto livello perché altrimenti si rischia di bruciare i fusibili”.

Informazioni sull'autore

Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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