Cinque colpi e 7 secondi. È quanto è bastato, sul ring di Indio (California), alla campionessa di boxe Silver Wbc dei minimosca, Seniesa Estrada (classe 1992, «pro» dal 2011; 19 match, tutti vinti), per annientare Miranda Adkins, praticamente un’avversaria improponibile: per età (43 anni), esperienza, preparazione fisica e qualità tecnica. Viso d’angelo su 155 cm di altezza, 5 vittorie in 5 incontri; quattro contro debuttanti, uno contro un’avversaria già battuta (tutte donne che non avevano mai vinto una sfida).
L’incontro ha destato scandalo, in molti l’hanno persino definito un «massacro scandaloso». Sotto accusa per la tendenza, sempre più spiccata, a proporre incontri che di competitivo hanno poco, ma di violento troppo. Quando si parla di pericolosi accoppiamenti dove un avversario fa solo da vittima sacrificale.
Bastava vedere lo sguardo alla presentazione dell’avversaria per capire come sarebbe andata a finire. Sette secondi e il volto pieno di colpi e dolori ovunque. Questo non è sport.
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