Costume e società

La bici, l’Italia e il cane: la nuova pazza impresa di Elisa Vottero

la-bici-l-italia-e-il-cane-ecco-l-impresa-di-elisa-vottero

Possiamo fare due chiacchiere mentre pedalo, così mi tenete un po’ di compagnia”. È così che Elisa Vottero accetta di raccontarsi alle pagine di SportDonna. In realtà Elisa, per tutti Sisa, non è completamente sola. Ad accompagnarla nel suo viaggio su due ruote lungo la nostra penisola ha scelto, infatti, un’amica davvero speciale: Lady B., la sua cagnolina Brigitta.

Come ti è venuta l’idea di partire in bici con la tua cagnolina?
Questa è una delle domande che mi viene posta più spesso da quando sono partita. La risposta è molto semplice: mi è sembrata la cosa più normale del mondo. Amo viaggiare in bicicletta; in più è un tipo di viaggio che mi dà la possibilità di portare con me il mio cane. Allora perché non farlo? Se devo essere sincera sono stata totalmente incosciente: forse, se prima avessi provato a fare qualche chilometro, non sarei mai partita. Ho impiegato parecchio tempo ad abituare Brigitta a stare ferma sul carrellino. Fortunatamente, però, l’Italia è un paese bellissimo, e seguendo la Via Francigena ho potuto farla correre e sfogare, cosicché il viaggio potesse risultare più semplice per entrambe.

Quali sono state le tappe del tuo viaggio?
Sono partita da Cesana Torinese, poi mi sono diretta verso il Veneto, passando per la Lombardia. Da lì sono scesa in Emilia Romagna e percorrendo il Passo della Cisa sono arrivata in Toscana. Ho iniziato quindi a scendere: prima in Lazio, poi in Campania, fino alla Calabria, dove ho preso il traghetto che mi ha portata in Sicilia. In realtà sono passata anche dalla Basilicata, ma solo per prendere un cappuccino. Il mio obiettivo è arrivare ad Agrigento. Tirando le somme, sono partita esattamente 21 giorni fa, e conto di giungere a destinazione fra 4 o 5 giorni. Al momento, dopo tre settimane, ho percorso 1709 km.

Come hai gestito le soste e i pernottamenti?
La mia idea iniziale era organizzare una vacanza lowcost, ospite di amici e amici di amici. Poi ho postato la mia idea sui social, e per una volta sono stati una manna dal cielo: la gente si è appassionata a me e al mio viaggio. Diciamo che nel mio piccolo, specialmente su Facebook, sono diventata abbastanza virale.

Da RedBull a Donnavventura, passando per lo skeleton. Ci racconti qualcosa in più di te?
Io nasco sciatrice, sulle nevi di San Sicario, e da sette anni sono maestra di sci in Francia. Nel mio percorso di atleta ho anche fatto parte della Nazionale italiana di skeleton. Ho provato questa disciplina quasi per scherzo, quando è stata costruita una pista per le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006. Trattandosi di uno sport di nicchia, sono riuscita a ritagliarmi il mio spazio: ho partecipato a competizioni a livello europeo e internazionale, e ho preso parte a due mondiali juniores. Purtroppo, però, si tratta di uno sport “piccolo”, con pochi soldi e senza un’organizzazione. Quindi, quando mi sono trovata a scegliere fra sci e skeleton, ho scelto lo sci.Lo sport comunque mi ha portata anche a collaborare con RedBull e a essere inviata per Donnavventura. RedBull è una grande famiglia e io adoro tutto ciò che è power; per loro sono stata la prima donna driver di una EventCar. Per Donnavventura, invece, sono stata selezionata fra 100 donne e sono stata inviata in Centro America.

Sei anche ideatrice e fondatrice del movimento Also the girl can do it. Ti va di spiegarci di cosa si tratta?
Ho ideato e fondato Also the girl can do it assieme ad altre due ragazze. Si tratta di un movimento che ha lo scopo di avvicinare le donne al mondo dell’outdoor. Per esempio, una delle mie più grandi passioni è il free ride, ma mi sono sempre ritrovata circondata da soli uomini. Ho quindi sentito l’esigenza di coinvolgere anche altre ragazze e introdurle, pian piano, nel mondo dello sport action. Il messaggio che vogliamo dare in Also the girl can do it è molto semplice: se lo posso fare io, potete farlo anche voi.