Costume e società

La storia di Giulia Lamarca, psicologa in carrozzina con la passione per i motori

“Nessuno lo dice ma ogni disabile, soprattutto chi lo diventa a seguito di un incidente, ha il suo anniversario. Il mio è il 6 ottobre”. È con queste parole che Giulia Lamarca, ventisettenne torinese laureata in psicologia, ha iniziato a raccontarsi. Una donna testarda, solare e intraprendente, che spera di essere un esempio per tante altre persone che convivono con disabilità. Una donna con una forza interiore fuori dal comune, che riesce a ridere anche quando racconta del suo ricovero: “La volete sapere una storia divertente? All’ospedale ho conosciuto mio marito: lui era uno specializzando e io la paziente a cui era stato affiancato. Sembra quasi una puntata di Grey’s Anatomy”.
Ex pallavolista e tennista, amante dei motori e con il sogno dello sci, Giulia ha fatto della sua disabilità motivo di orgoglio.

Ti va di raccontarci dell’incidente?
Il mio incidente è avvenuto il 6 ottobre di sette anni fa. Ero in scooter con il mio fidanzatino dell’epoca, siamo scivolati e mentre lui d’istinto ha lanciato lo scooter in avanti io sono andata indietro con la schiena. Non mi sono subito resa conto della gravità della situazione, pensavo di avere una gamba rotta. Soltanto dopo mezz’ora circa mi sono ritrovata con un dolore fortissimo alla schiena e mi sono accorta che non muovevo più niente. Lussazione vertebrale con diagnosi di paraplegia incompleta: ecco quello che mi era successo.

Oggi come stai?
Non cammino e non camminerò mai più, ma per fortuna ho riacquistato la sensibilità di tutto il mio corpo.

Da ragazzina lo sport faceva parte della tua vita?
Sì, prima dell’incidente ero molto attiva dal punto di vista sportivo: ho giocato a pallavolo prima in una squadra femminile poi in una mista e ho praticato molto tennis. Il mio sogno era quello di diventare allenatrice di tennis per i bambini.

Come concili oggi sport e disabilità?
A essere sincera non sono ancora riuscita a buttarmi di nuovo a pieno nell’attività sportiva. Ho riprovato a giocare a tennis ma, riuscendo a effettuare piccoli movimenti, è stato come se il mio piede ricordasse la posizione da assumere e quindi sono stata costretta a legare fortissimo le gambe. Il mio obiettivo adesso è quello di provare lo sci: fra tutti gli sport mi sembra quello più libero e poi adoro la velocità, perché dà la sensazione di non avere limiti. Proprio per questo ho una passione sfrenata per i motori, come i go-kart e i quad. Sono davvero fighissimi: andando veloce mi sento libera.

Un’altra tua grande passione sono i viaggi…
Esatto, perché in giro per il mondo la gente conosce la Giulia di oggi e non è condizionata dalla Giulia di ieri. Adoro la montagna e le passeggiate. Il mio massimo è arrivare in cima a una montagna con un quad: è davvero qualcosa di magico. Sentire il rumore del suo motore dà l’idea di essere davvero vivo, quasi onnipotente.

Che messaggio lanceresti a quelle persone che vivono di scuse?
Secondo me vale la regola della dieta: iniziare domani significa non iniziare mai. Se vuoi una cosa devi avere il coraggio di iniziare subito, e anche se non riesci a fare tutto nell’oggi hai comunque fatto un piccolo passo che cambia il tuo domani. Da perfetta psicologa dico anche, però, di non tormentarsi troppo se le cose non riescono subito, perché il giorno buono arriva per tutti.

Informazioni sull'autore

Maila Falzone

Maila Falzone

Calciatrice il sogno di bambina, giornalista sportiva quello da grande. Sono Maila, nata a Genova il 30 settembre 1991. Laureata in Scienze Politiche e Informazione ed Editoria, la mia fissa per la comunicazione mi ha spinta fino alla specialistica in Digital Humanities.
Il calcio ha sempre fatto parte di me. Sarà forse stata colpa di mamma, che mi ha portata nel suo pancione a vedere un Juventus-Genoa, o colpa di papà, che ha chiesto allo speaker di annunciare all’emozionato pubblico di Genoa-Oviedo la mia nascita: il mio cuore non poteva che essere a tinte rossoblù. Ho provato qualsiasi tipo di sport: dal nuoto alla ginnastica artistica, dallo sci alla pallavolo; quasi tutto, ma quegli scarpini mai indossati sono rimasti un chiodo fisso, tanto da essere diventati argomento della mia tesi di laurea. Amo fotografare, cucinare e, soprattutto, mangiare. Oltre alla mia vita, ritengo di vivere quelle di cui scrivo: chissà che scrivere di sport mi aiuti a buttar giù qualche chilo di troppo!

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