C’era anche un po’ di azzurro nella finale dei Mondiali di calcio femminile tra Usa e Olanda giocata a Lione lo scorso 7 luglio. Nelle terna arbitrale che ha diretto la gara faceva parte Manuela Nicolosi, romana, 38 anni, cresciuta nella sezione di Roma 1.
«È stato bellissimo, un sogno che si è realizzato – spiega a “Il Messaggero” – In quello stadio avevo già arbitrato ma al massimo c’erano stati 25 mila spettatori. Invece per la gara di finale sugli spalti c’erano 59 mila persone. Quando l’ho saputo, mi sono venuti i brividi. A fine gara abbiamo ricevuto i complimenti di Infantino, presidente della Fifa, e di Macron. E chi lo scorderà mai quel momento».
Dopo le esperienze in Italia qualche anno fa si è trasferita in Francia per lavoro e lì non ha smesso di fare la cosa che più le piaceva. Ha iniziato prima come assistente in terza serie, poi in serie B dove oggi sbandiera ogni domenica. “In Francia non c’è differenza tra arbitri maschi e donne: i test sono uguali per tutti e, quindi, se non li superi non arbitri». Proprio per questi parametri elevati, le arbitro donne sono ancora poche anche in Francia.
In pratica siamo solo due a dirigere tra i maschi: la Frappart, prima donna arbitro a dirigere gare in Ligue1, e io, unica donna in Ligue2″. Le due, fanno coppia fissa in campo internazionale, per questo la Fifa le ha designate, insieme all’irlandese O Neill, per dirigere la finale tra Usa e Olanda.
Manuela si sta ora godendo qualche giorno di vacanza, insieme alla figlia Celeste ovviamente, in Italia, nella sua Roma. «Il mio sogno è quello di arrivare in Ligue1, dove ora spero di poter arrivare al fianco della Frappart. Al Mondiale, grazie anche a Valeri e Irrati che erano lì per la Fifa, ho fatto anche tanta esperienza al Var e questo può essere una condizione da sfruttare».

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