Sono arrivate da diversi paesi del mondo, non moltissimi considerando la Pandemia, le 160 partecipanti sui 1390 totali dell’Eroica Montalcino. Qualcuna si è spostata dagli Stati Uniti, New Mexico, come Adriane una delle tre iscritte al percorso Lungo di 153 km. Tante invece erano le ragazze del nostro bel Paese che hanno imbracciato una bicicletta d’epoca e hanno attraversato e ammirato il meraviglioso territorio della Val d’Orcia e la Val d’Arbia accarezzato dai pedali delle bici e dai 5 percorsi dell’Eroica Montalcino, giunta alla sua quinta edizione: la passeggiata da 27 km, il percorso Brunello da 46 km, il percorso Corto da 70 km, il percorso Medio da 96 km e il percorso Lungo da 153 km.

Quella del 30 maggio dell’Eroica di Montalcino è stata l’edizione della rinascita, del risorgimento del popolo eroico che ha sempre visto nelle sue donne quelle coriacee cicliste pronte a sfide senza tempo. Un tempo che è stato clemente e ha accompagnato i ciclisti eroici attraverso i 7 ristori dove Ribollita e Rosso di Montalcino aspettavano gli appassionati del ciclismo storico. Mascherina e razioni monodose e tanto spirito eroico “con rispetto, prudenza e responsabilità – ha sottolineato Giancarlo Brocci – un popolo animato da valori che hanno reso famosissima e amatissima L’Eroica in tutto il mondo.

Alessandra Schepisi e le 24 Storie di Bici

La bicicletta è un elemento imprescindibile della vita. Questo è il centro di tutti i racconti di Alessandra Schepisi, giornalista, che dal 2018 conduce “A Ruota libera” su Radio 24 la trasmissione radiofonica settimanale dedicata alla bici. Alessandra, insieme a Pierpaolo Romio di “Girolibero” il più importante tour operator italiano specializzato in vacanze in bici, ha presentato nella serata di sabato, il giorno prima di Eroica Montalcino, il libro “24 Storie di Bici” un testo con una forte presenza femminile.

Sul palco del teatro degli Astrusi sono salite anche Norma Gimondi, figlia del compianto Felice e vice presidente sia della Federazione Ciclistica Italiana sia del Coni, e Angela Zizza, ciclista Eroica che ha percorso per ben 5 volte i 1225 chilometri della Parigi-Brest-Parigi e tutte e due, nella giornata di domenica 30 maggio, hanno pedalato sulle strade bianche.

Norma Gimondi e la sicurezza sulle strade come primo omaggio a papà Felice

Trovarsi davanti Norma Gimondi è come ripercorrere la storia e il romanticismo del ciclismo storico della nostra Italia. E questo suo attaccamento alla cicloturistica d’epoca, idea di Giancarlo Brocci, sopravvive oltre il legame che la stringeva anche nelle passioni a Felice Gimondi, suo padre.

Norma oggi si occupa di restituire “sicurezza” a chi va in bici. Garantire la tranquillità non solo di chi usa la bicicletta per fare sport, ma anche nei confronti di chi la usa per andare a lavorare, per i ragazzi che adoperano la bici per andare a scuola o solo per fare una passeggiata in città. Il supporto di Norma alla causa della bicicletta come elemento importante della vita di tutti i giorni, si concretizza anche nella proposta della realizzazione di nuove ciclovie. Lunedì 31 maggio verrà inaugurata quella di 8km, dedicata a Felice Gimondi che collega Bergamo con la Val Brembana. “Le nuove ciclovie sono l’unica soluzione ai vincoli strutturali, alle strade che non possono cambiare e al traffico che è aumentato oltre misura”. L’ho vista arrivare a Montalcino, in Piazza del Popolo, alla fine del suo percorso sulle strade bianche: sotto il sole, armata del sorriso e del coraggio che ha ereditato dal padre.

Angela Zizza e quella bicicletta che è sinonimo di libertà

Nel libro di Alessandra Schepisi e Pierpaolo Romio, la storia di Angela Zizza è descritta come quella di una donna forte ma al contempo delicata. Oltre alle sue già citate imprese in terra francese, Angela, volontaria in Eroica, oggi ricicla i copertoni e le camere d’aria che gli Eroici lasciano appesi agli alberi dei percorsi degli sterrati per farne cinture, bracciali e altri oggetti artigianali. Alla domanda su cosa l’abbia spinta verso la bici, ha risposto che conoscere l’ignoto, la libertà che ti restituisce la bicicletta, la sua complice delle pedalate e delle imprese, le hanno fatto scoprire la vera gratificazione della bellezza della fatica. Angela è una donna da “percorso Lungo” solo perché ha più senso per lei, è quella che ancora si stupisce davanti ai paesaggi da cartolina che offre la Val d’Orcia ed è quella che ha scoperto anche grandi amicizie grazie alla bici: “la fatica della bici rende complici, rende altruisti e ti spinge a dare una mano anche perché la prossima volta potresti aver bisogno te di quella stessa mano”.

Arianna Dissegna, moda e sport sulle orme di papà Angelo

Arianna è l’esempio delle donne che si avvicinano a uno sport così singolare come il ciclismo storico, dove regna la fatica e dove si trova lo spazio e il tempo per allontanarsi dal proprio quotidiano “La bici mette insieme quella sensazione di libertà e l’appagamento che viene dopo la fatica”. Donna di marketing, ha un piccolo laboratorio di pelletteria, l’Atelier Dissegna, dove crea accessori per la bicicletta in stile vintage.
Anche lei, come Norma Gimondi con Felice, ha deciso di seguire le orme di papà Angelo e portare avanti questo mestiere antico, inserendo nelle collezioni piccoli e ricercati pezzi dedicati proprio al ciclismo storico: la collezione “Cycling couture”, disegnata per chi, come lei, ama andare in bici. Per 6 volte ha pedalato L’Eroica di Gaiole, la mamma di tutte le Eroiche sparse per il mondo, e quella che ha appena archiviato è stata la sua prima Eroica Montalcino, definita anche Eroica di Primavera. Ha sempre fatto sport e la passione per la regina delle ciclostoriche è stata una conseguenza del suo amore per tutto ciò che è vintage: una naturale inclinazione che ha assecondato, calandosi perfettamente nello spirito delle donne eroiche di Giancarlo Brocci. “L’impresa della fatica nelle strade bianche mi ha conquistata” 

Non è stata cosa facile scegliere le storie da raccontare, le donne da dipingere con le parole e cercare di far trasparire tutta la loro elegante forza. L’Eroica mette insieme i tratti emozionanti e dolci della vita con le sfumature di quella fatica che ti conducono all’armonia con la terra e con il passato. Erano solo 160. Ma che donne!

(credits foto di copertina Guido Rubino)