Calcio

Le confessioni di Ada Hegerberg, Pallone d’Oro 2018: “So anche ballare…”

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Ada Hegerberg la calciatrice vincitrice dell’ultima edizione del Pallone d’oro si confessa in un interessante articolo scritto per Players’ Tribune.Lunedì 3 dicembre 2018, dopo aver ricevuto il prestigioso riconoscimento a ParigiAda e la sua famiglia trovano posto in un piccolo ristorante iraniano. Al termine della cena un cantante locale finisce col coinvolgere Ada nel karaoke, mentre tutti gli avventori del ristorante scattano gli immancabili selfie con la calciatrice più forte al mondo. “Mi spiace dirlo, non sono capace di twerkare. Ma se mi prendi nella serata giusta, sono dell’umore giusto e soprattutto mi metti la canzone pop iraniana giusta sono capace di cantare a squarciagola… Ah, e me la cavo benino anche a calcio! “.
Il riferimento è all’infelice uscita del dj Martin Solveig che sul palco della cerimonia del Pallone d’Oro aveva per l’appunto chiesto alla calciatrice se fosse in grado di twerkare. LEGGI QUI.
Lo stupido scherzo di un presentatore non ha rovinato un momento perfetto, dove dal palco osservavo una miriade di fantastici calciatori e calciatrici in un clima di rispetto generale”, ha scritto Ada Hegerberg sull’argomento”.
Ecco alcuni pezzi dell’articolo scritto da Ada. “Mia sorella non solo giocava con i ragazzi: era in realtà il capitano della squadra maschile di calcio. E l’allenatore? Era mia madre. Questa è stata la cosa fantastica di crescere in una cittadina di 7000 persone nel bel mezzo del nulla. C’era una vera sensazione di uguaglianza. Nessuno ha detto mai nulla sul fatto che mia sorella fosse il capitano o mia madre il coach.”
E poi ancora: ” Non mi sono mai vista come una calciatrice. Non quando ero nel mio piccolo villaggio in Norvegia. Non quando stavo soffrendo in Germania. Non quando finalmente sono arrivata a Lione. Lavoriamo duro come un calciatore, punto. Passiamo attraverso le stesse esperienze e le stesse angosce. Facciamo gli stessi sacrifici. Lasciamo le nostre famiglie per inseguire i nostri sogni. Si tratta semplicemente di rispetto. Sono stato molto fortunata a firmare con il Lione, che è il modello per questo livello di rispetto. A Lione, le squadre maschili e femminili sono trattate alla pari. Abbiamo bisogno di più persone nel calcio con la lungimiranze di Jean-Michel Aulas, che sa che investire nel gioco delle donne è una vittoria per il club, la città e i giocatori. […] I calciatori sono trattati come nostri colleghi. È così semplice. Non è così che dovrebbe essere ovunque? Ogni calciatrice merita la stessa opportunità. Federazioni calcistiche, state ascoltando? Possiamo fare di meglio.

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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