Calcio

Le lacrime delle ragazze dell’Union Villanova: “Niente Coppa Italia, al calcio femminile credono in pochi”

Union Villanova

Ancora un grido di dolore dal movimento calcistico femminile. Questa volta le lacrime sono delle ragazze dell’Union Villanova, squadra di calcio femminile di Sernaglia della Battaglia, in provincia di Treviso. Hanno vinto la Coppa Veneto di serie C “Eccellenza”, che avrebbe dato loro la possibilità di giocarsi un’importante competizione a livello nazionale ma si sono dovute arrendere. Non ci sono i soldi per la trasferta.
Non è la prima volta che un club femminile vive una situazione simile. Il grido delle ragazze va ascoltato e ognuno dovrebbe fare qualcosa per provare a cambiare le cose. Sportdonna è nata nel settembre dell’anno scorso anche e soprattutto per dare voce a quelle donne che per diversi motivi non riescono a portare avanti le loro passioni.

Ecco lo sfogo della squadra sulla pagina Facebook del club.
“Sognare. È un termine che ci insegnano fin da piccoli sul quale si basa gran parte della nostra vita. Un verbo dal significato apparentemente semplice ma, spesso e volentieri, ostico e non tangibile. Sì, perché non sempre raggiungiamo o abbiamo la possibilità di realizzare quelli che sono i nostri sogni, che sia per un motivo o per un altro. E se al termine “sogno” accostassimo le parole “Calcio Femminile”? Una scelta veramente azzardata. È azzardata perché, ancora una volta, questi sogni non verranno realizzati. È azzardata perché, ancora una volta, il calcio femminile viene considerato ancora meno del semplice dilettantismo. È azzardata perché, ANCORA UNA VOLTA, le persone che credono nel calcio femminile sono poche, anzi pochissime.
Noi, ragazze dell’ASD UNION VILLANOVA, abbiamo visto questo sogno infrangersi. Siamo costrette a rinunciare alla Coppa Italia. Abbiamo vinto sul campo il trofeo della Coppa Regionale Veneto Serie C “Eccellenza” e avremmo avuto la possibilità di giocarci una competizione di livello nazionale. Purtroppo la nostra società non può permettersi di sostenere economicamente le spese per le trasferte e per la competizione che ci spettava di diritto.
E questo perché? Perché ancora una volta il calcio femminile non è considerato tanto quanto quello maschile. Perché le donne non dovrebbero giocare a calcio. Perché gli sponsor preferiscono investire sugli uomini piuttosto che sulle donne. In un periodo di grandi cambiamenti in merito ai campionati femminili di Serie A e B, della Nazionale Maggiore Femminile ai Mondiali, di squadre maschili che creano settori femminili, ci chiediamo come mai le piccole realtà come la nostra non riescano a campare fino a fine campionato. Ci chiediamo come mai la Federazione e i Comitati non riescano in qualche modo a supportare la sezione FEMMINILE di questo sport, che a quanto pare è lo SPORT NAZIONALE.
La nostra squadra esiste da 25 anni ed ha scalato i campionati partendo dall’amatoriale fino ad arrivare alla vecchia serie A2. Continua di anno in anno a vincere competizioni come la recente SuperCoppa o appunto la Coppa Veneto. La nostra squadra è composta da 25 ragazze che giocano a calcio per la pura passione di farlo.
Nella nostra squadra nessuno si aspetta uno stipendio, nessuno si aspetta un rimborso spese, ma sempre nella nostra squadra ci sono le stesse persone che si fanno 1 ora e 30 minuti di strada per andare ad allenamento, ci sono ragazze che si prendono permessi da lavoro pur di giocare la partita della domenica, ci sono DONNE che si aspettano di avere gli stessi diritti di tutti gli altri giocatori.
Il punto più importante è che non siamo SOLO noi. Come noi ci sono tantissime altre squadre, tantissime altre società femminili pluripremiate che non possono permettersi di veder giocare le proprio ragazze.
Non sappiamo quali effetti avranno queste parole, ma questa lettera aperta è destinata a diverse persone:
-Alla Federazione e ai Comitati affinché si impegnino seriamente nell’agevolare e sostenere anche il calcio femminile;
-Ai futuri sponsor, perché scelgano, anche per una sola volta, di investire su una società femminile, e a questo proposito facciamo un appello, perché noi, per il prossimo anno, ne abbiamo veramente bisogno;
-Agli appassionati di calcio, perché fidatevi, il calcio femminile vale tanto quanto quello maschile, perché fa provare le stesse emozioni, se non di più;
-A tutte le calciatrici, per dire loro di non smettere di sognare, di non smettere di provare a cambiare le cose, di non smettere mai di giocare a calcio.
La foto in allegato mostra i nostri volti colmi di felicità il giorno della vittoria della Coppa Veneto, volti che ora sono colmi di tristezza per la scelta di dover rinunciare alla Coppa Italia.
Ma questi sono anche i volti che sicuramente ci accompagneranno nella futura stagione 2019/2020, perché noi non vogliamo smettere di sognare in grande.
Ringraziamo fin d’ora chi condividerà queste parole, chi ci ha sostenuto per tutto quest’anno calcistico e chi vorrà investire nel nostro progetto per il prossimo anno. Se volete contattarci per qualsiasi necessità, noi siamo sempre a disposizione.
Le ragazze del Villa”

 

Informazioni sull'autore

Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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