Lea Pericoli festeggia oggi  85 anni. La “Divina”, come è sempre stata chiamata per la sua eleganza, è un’icona del tennis italiano e non solo. Una donna sempre un passo avanti.
Intelligenza, tecnica e un pizzico di coraggio sono le doti che le hanno permesso di diventare campionessa italiana dal 1958 al 1975, in un arco temporale molto lungo: dai 23 ai 40 anni.
Addirittura 27 i titoli internazionali vinti, un record che in Italia nessuno ha mai nemmeno sfiorato ad esclusione di Nicola Pietrangeli con 24.
Ai tornei vinti si aggiungono i risultati raggiunti negli slam: quattro ottavi di finale al Roland Garros, il primo nel 1975 a 20 anni e l’ultimo nel 1971 a ben 36 anni, tre ottavi di finale a Wimbledon tra il 1965 e il 1970, semifinale in doppio a Parigi nel ’64 e quarti a Wimbledon nel nel ’60. Lea è riuscita nell’impresa di battere cinque vincitrici di un grande slam: Shirley Bloomer, Karen Susman, Ann Haydon, Françoise Dürr e Billie Jean King.
Lea nasce il 22 marzo 1935 a Milano ma si trasferisce ad Addis Abeba ma neanche due anni, con la madre Jole, si imbarca sul Conte Rosso per raggiungere il padre Filippo che ha seguito le truppe in Etiopia. Il padre era stato il primo civile a entrare ad Addis Abeba. Aprì una ditta di importazioni, diventò ricco ma scoppiò la guerra, arrivarono gli inglesi e lo fecero prigioniero . Una volta libero trasferì la famiglia a Nairobi.
A 17 anni torna in Italia e senza nemmeno essere tesserata vince subito il Torneo delle Focette a Forte dei Marmi, ma il suo amore per il tennis nasce molti anni prima in Africa . “Nel giardino della grande villa in cui andammo vidi per la prima volta un campo da tennis. Avevo nove anni. Il tennis mi folgorò subito. È un gioco bellissimo in cui si uniscono la forza, la tecnica, l’intelligenza e il coraggio”. Autodidatta insomma.
Lea Pericoli è sempre stata avanti non solo sportivamente. Negli anni cinquanta le tenniste giocavano con delle gonne lunghe fino al ginocchio. Lei sorprese tutti indossando una gonna molto più corta e la cosa fece grande scalpore sul campo di Wimbledon dove stava giocando. L’azzurra perse e lasciò il campo in lacrime. I giornali riportarono varie foto della Pericoli con quell’abito quasi scandaloso per quei tempi e la cosa andò su tutte le furie il padre.
I fotografi mi distraggono, vinco facile il primo set con una spagnola che mi è inferiore – racconta Gianni Mura, scomparso ieri, in un’intervista Repubblica di qualche anno fa – poi mi blocco e sono eliminata. Peggio, mio padre mi proibisce di continuare col tennis. Il clamore non gli è andato giù. Quelle mutandine, quella gonna di cui hanno misurato la lunghezza più volte, ma era nelle regole, meno nelle regole semmai le mutandine, è tutto esposto al Victoria Albert Museum di Londra, come altri capi che più tardi Ted (Ted Tinling, ex tennista e stilista ndr) mi fece indossare: un gonnellino di visone, uno di penne di cigno, un abitino di petali di rose, un pigiama di pizzo, in Sudafrica perfino un vestitino d’oro con le mutandine di brillanti. Vorrei chiarire che questi costumi stravaganti, a volte eccessivi, li indossavo solo per le gare facili. Se c’era da soffrire, tenuta bianca classica. Ho cominciato con Ted perché mi divertiva e perché in Italia era molto diffusa l’idea che lo sport trasformasse le donne in muscolose virago senza grazia. Ho fatto una scelta dalla parte delle donne“.

Lea Pericoli
Nel 1973 vince il suo match più importante, sconfiggendo un carcinoma che non le ha comunque impedito di riconquistare il titolo di campionessa italiana ad appena sei mesi dall’operazione.
Decisiva la spinta del professor Veronesi. In quegli anni si faticava a nominarlo, il tumore, il cancro. “Era “il male inguaribile”, da tener nascosto, quasi fosse una vergogna. Sei mesi dopo l’intervento chirurgico vincevo il campionato italiano e Veronesi diceva che quel risultato valeva cento conferenze, che con una diagnosi precoce, era il mio caso, si continua a vivere“.
Rendere pubblico il male in quegli anni fu un grande gesto. Da donna e per le donne.
Poi il salto nel giornalismo. E’ stata la prima donna a commentare una partita di tennis a Telemontecarlo per poi iniziare a scrivere per “Il Gironale” scoperta da Indro Montanelli.
Una vita da film una vita bellissima e piena di emozioni. Sempre un passo avanti. Buon compleanno Lea.

Nicolò Pietrangeli e Lea Pericoli Fonte:Coni

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