Dodici fratelli: otto maschi e quattro ragazze. Partono tutti come giocatori di calcio i Concas, per molti anni, fino a quando tre delle sorelle di casa scelgono il rugby e dalla palla tonda passano ai placcaggi. Cona Kona, Sefora, Tabita diventano rugbiste delle Shardana Nuoro, mentre invece Susanna continua imperterrita con i suoi dieci anni di calcio sui campi della Sardegna. Che dire: la proporzione nazionale dei due sport si rende tangibile anche in questa famiglia che incarna uno stile di vita molto “californiano”, pur trovandoci nel pieno del Mediterraneo.
Che poi, conversando con Cona, esce fuori che il rugby non è il solo sport che si pratica in casa ( per modo di dire). Oltre il rugby Sefora fa Surf, come tanti ragazzi tra le onde di Capo Mannu e sulla neve delle sue montagne. Cona invece, tanto per gradire fa Wake Board, Boxe e Paracadutismo “credimi, un minuto e mezzo di adrenalina fortissima dice, a rilascio immediato!” . E poi Tabita, col suo mondo contemplativo e l’equitazione.

Vita tranquilla per modo di dire e tutto sempre in movimento pare essere il mood di famiglia; col papà impegnato nelle lavatrici, le ragazze a piantare le verdure nell’orto e i fratelli a cucinare ( rituale fisso, uno di loro che la mattina porta il caffè a letto a Cona ).
Quando vengono i nostri amici a casa dice che sembriamo quelli del Mulino Bianco – dice ridendo Cona nel raccontare le sue giornate – è così la vita anche se ci sono pensieri e paure che ti porti dentro e che crescendo diventano passaggi con cui ti confronti, proprio come nello sport. Per questo alla fine la vita assomiglia più al rugby. Ovviamente più si cresce più si ha consapevolezza. E questo ti porta ragionare e soffermarti di più sulle cose. Sono la sorella più grande. Forse è per questo che ho un senso di protezione nei loro confronti. Specialmente per Tabita, l’altra mia sorella anche lei rugbista. L’ho sempre vista piccola, delicata, indifesa. Ora siamo tutte cresciute. Ma anni fa non riuscivo a dormire la notte se loro erano in giro. Poi le cose cambiano. Sono solo diverse. Non migliori, non peggiori“.
Anche questo è rugby, si avanza, con la fatica e l’orgoglio di esserne all’altezza sempre. Di sentirsi una vera famiglia.

 

 

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