Ci sono storie che sembrano scritte dalla fantasiosa penna di qualche bravo autore. Storie di donne incredibili come quella di Arjola Dedaj. A soli tre anni le viene diagnosticata una retinite pigmentosa che peggiora gradualmente fino a costringerla alla cecità. L’unica cosa che riesce a vedere è una percezione della luce e del buio. Ma nel 1998 a bordo di un gommone arriva in Italia, si cerca un lavoro, conosce persone fino a quando non scopre l’amore per lo sport. E proprio grazie allo sport dimentica la sofferenza, si prende le prime soddisfazioni, trova l’amore e crea una famiglia.
Esordisce con la maglia della nazionale nel 2014 a Swansea ai Campionati Europei Paralimpici di Atletica Leggera vincendo subito tre medaglie, due d’argento nel salto in lungo e nei 200 mt, e una di bronzo nei 100 mt. Ai Mondiali 2017 di Londra vince un oro nel Salto in Lungo. Vanta il record italiano indoor nei 60mt.
Arjola la tua è una storia pazzesca. Da dove inizia?
A 17 anni. Un giorno insieme a mio fratello e a mio padre salimmo su un gommone per venire in Italia. Subito sono andata a Milano, inizialmente ho fatto lavoretti vari, poi ho preso contatto con l’Istituto dei ciechi dove ho iniziato a usare il computer e imparare ad usare diversi strumenti. Ma lì ho soprattutto conosciuto lo sport, prima il softball. Mi sono innamorata della squadra della quale ancora faccio parte ancora oggi, si chiama  Thunder’s Five Milano. Poi per dieci anni ho fatto anche danza e poi ho iniziato a fare atletica dove ho trovato l’amore. In pista ho trovato infatti Emanuele, anche lui alle prese con la disabilità“.


E poi?
Ci siamo fidanzati e a li è iniziato il nostro percorso di amore ma allo stesso tempo di passione per lo sport. Da questo è nato il progetto la “Coppia dei sogni” con la finalità principale di arrivare insieme alla nostra paralimpiadi di Rio De Janeiro, il nostro sogno si è realizzato. Poi cerchiamo di sensibilizzare tutti raccontano che se una persona ha la disabilità non si deve fermare, non deve smettere di lavorare, di innamorarsi e di crearsi una famiglia. Lo sport è il veicolo principale, ti permette di prendere fiducia. Lo sport ti da la possibilità di conoscere altre persone, di misurarti con loro. Di conoscere cosa è la sconfitta e cosa è la vittoria, è importantissimo. Spesso chi è ha problemi si chiude in casa e invece noi vogliamo proprio urlare: uscite dalle case e prendete in mano la vostra vita. La vita è un dono meraviglioso“.


Correre non vedendo. Qual’è la difficoltà più grossa?
Prima di iniziare e a correre tanti lavori propedeutici di equilibrio e coordinazione. C’è un aspetto motorio da curare e poi si va in pista con un atleta guida che corre insieme a te. Di lui ci si deve fidare nella maniera più totale ci si fonde in un corpo solo cercando di raggiungere quanto più possibile la simbiosi totale ed essere una cosa unica“:
Deve scatterà una scintilla…
Deve scattare dentro entrambe le persone. Un pò come l’innamoramento all’interno della coppia. La perfezione si raggiunge con il tempo e con il lavoro. Più si matura si cresce, ci si conosce sempre meglio ma ci vuole tempo, voglia e costanza“.
Più soddisfazioni o delusioni?
Tutte e due. Ho fatto tante delusioni ma queste non mi hanno buttata a terra, anzi mi sono sempre rialzata e diventata più forte di prima“.
C’è mai stato un momento dove ha detto: mi arrendo?
Sì’. Ci sono stati tre anni molto difficili perché non avevo un atleta guida. Se non fosse per Emanuele che mi ha sempre supportata, ho continuano e ho vinto la medaglia ai Mondiali.“.


Il tema della disabilità. C’è ancora tanta ignoranza in giro?
Sta crescendo l’opera di sensibilizzazione grazie anche ai mass media e ai tanti atleti che stanno facendo un grande lavoro. C’è ancora tanto da fare, comunque il disabile viene visto o come un super eroe o come un poverino che deve vivere in questo mondo. Ma il messaggio che vogliamo lanciare è che essere disabili è una caratteristica come avere i capelli biondi o gli occhi azzurri. Disabili si nasce ma anche si diventa ognuno deve avere la forza di riprendersi in mano la vita”.
Ha ancora un sogno da realizzare?
Abbiamo, parlo sempre al plurale anche a nome di Emanuele, sempre dei obiettivi da realizzare. Siamo diventati genitori da sei mesi, che era un sogno nel nostro puzzle. Tokyo dovrà essere  la seconda paraolimpiade, la forza del nostro bimbo ci darà la forza per arrivare al traguardo più forti“.

 

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