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L’incredibile storia di Lhakpa, una delle più forti scalatrici al mondo costretta a fare la lavapiatti

La storia di Lhakpa Sherpa è una storia incredibile. La donna che detiene il record mondiale femminile di scalate dell’Everest e che nel 2016 la BBC aveva inserito nella lista delle 100 donne più importanti dell’anno, non ha uno sponsor, non ha un stipendio al punto di essere costretta affare la lavapiatti negli Stati Uniti dove vive.
Lhakpa Sherpa, una delle sportive più importanti del mondo non ha mai trovato qualcuno che credesse in lei e che le desse la possibilità di pensare solo a coltivare la sia passione e il suo talento. Sarà, come scrive The Guardian, che parliamo di una donna logorata da un matrimonio finito male, con atti di violenza, come già detto, il primo dei quali subito proprio durante una delle scalate dell’Everest.
Di certo Lhakpa non ha un grande rapporto con i social. Basta vedere le sue scarpe logore dopo chilometri e fatica mentre colleghe sicuramente meno forti ne cambiano un paio alla settimana grazie ai regali delle aziende.
Subito dopo l’Everest il programma è di risalire il K2, un’impresa da pazzi, ma lei sostiene che “Tutti gli atleti estremi sono pazzi”, e aggiunge un concetto molto importante: “Ma voglio mostrare al mondo che posso farlo. Voglio mostrare alle donne che mi assomigliano che anche loro possono farlo”.
Oltre a lavorare come lavapiatti, Lhakpa organizza le spedizioni sull’Everest. In gergo chi accompagna i turisti su per la montagna viene definito “Sherpa”. “Se non ci fossimo noi, nessuno potrebbe scalare l’Everest”, spiega al Guardian. Ha visto in prima persona tutti i modi in cui le persone possono morire. Più volte si è trovata a dover trasportare in fondo corpi abbandonati alle pendici del monte.
E chissà se anche questo non sia un esempio di disattenzione nei confronti delle imprese sportive se portate a termine da donne. Lhakpa Sherpa intanto continua ad allenarsi solo nel tempo libero, come una dilettante qualunque.

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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