La 25enne keniana Brigid Kosgei ha vinto una delle edizioni più qualificate tecnicamente della Maratona di Londra. Per diversi chilometri la longilinea africana ha dato l’impressione di migliorare addirittura l’annoso record di Paula Radcliffe, poi si è accontentata di cogliere il primo posto in 2h18’20”, settima prestazione mondiale di tutti i tempi. Altro record: Brigid è la più giovane vincitrice della London Marathon. Fino a oggi era nota solo per avere vinto due volte a Honolulu  una volta a Milano  e a Chicago, competizioni di un certo valore, ma senza il fascino di una kermesse che resta al vertice della corsa su strada in assoluto per quantità e qualità.
Coraggiosa la sua gara: subito in testa, seguita addirittura dalla 42enne australiana Dimer. Poi la Kosgei è stata raggiunta da un gruppetto comprendente la connazionale Vivian Cheruyot, runner dal curriculum fantastico (campionessa olimpica dei 5000 nel 2016, fra l’altro) e da un’altra atleta simbolo come Mary Keitany (tre volte vincitrice della gara in riva al Tamigi). Al trentesimo chilometro la Kosgei inizia un’azione in progressione, sfruttando ol’effetto “muro” (quello del chilometro numero 30, appunto), e sfrecciando per prima nelle vicinanze di Buckingham Palace   in 2h18’20”, nuovo record personale. Cede ma non crolla Vivian Cheruyot, seconda in 2h20’14” davanti alla sorpresa della giornata , l’etiope Roza Dereje, ennesimo talento del “filone minerario” dell’Acrocoro, capace di 2h20’51”. Quinta Mary Keitany (2h20’58”). Sesta la prima non africana, l’esordiente (e che esordio!) americana Emily Sisson (2h23’08”). In quindici scendono sotto le 2h30’00”. Chapeau, è il caso di dire!

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