Margherita Granbassi è l’essenza della donna sportiva. E’ l’esempio di come una donna possa essere capace di vincere e di essere più forte di qualunque avversario. Ha vinto, vinto tantissimo ma avrebbe potuto diventare una stella ancor più lucente se non avesse dovuto fare i conti con una serie di maledetti infortuni.
Da ragazzina prese qualche nota a scuola. Sul diario c’era scritto: “Margherita ride in classe”. Negli anni quel sorriso non l’ha mai perso. Margherita oggi è una mamma felice appassionata di viaggi, cultura e sempre alla ricerca di nuove esperienze.
Com’era Margherita da bambina?
Facevo tantissimo sport, è sempre stata una necessità. Giocavo facendo attività motorie, legate allo sport. Guardavo qualsiasi disciplina alle Olimpiadi. Andavo in giardino facendo finta di imitare i grandi campioni dello sport e mi sfogavo, facevo finta di essere Steffi Graff
Quando hai capito che la scherma era davvero la tua strada?
E’ stato l’unico sport che ho praticato a livello agonistico. Mia mamma mi portava a fare nuoto, ma lo vivevo come un gioco. Con la scherma, però, ho partecipato a delle gare fin da bambina. I miei fratelli più grandi praticavano questo sport e così volevo che mia mamma portasse in palestra anche me. Ho aspettato un pochino perché non puoi iniziare presto questa pratica ed è stato amore a prima vista. Per la scherma mi sono spostata di città, da Trieste a Udine è stata anche una bellissima scuola di vita“.

Margherita ai Mondiali cadetti di Parigi del 1995

Sei riuscita a fare una carriera straordinaria…
Da bambina sognavo le Olimpiadi, riuscire a farle nel 2004, raggiunte tra l’altro nell’ultima gara di Coppa del Mondo, è stato fantastico. A quella Olimpiade di Atene 2004 mancarono due prove femminili per la scherma, fu un duro colpo perchè eravamo una squadra pazzesca” (c’erano anche Giovanna Trillini e Valentina Vezzali n.d.r.)
Una carriera splendida la tua, ma cosa saresti riuscita a fare senza otto interventi chirurgici?
Preferisco non pensarci. Gli infortuni ti tengono lontano dalle gare e dagli allenamenti per mesi. E’ difficile che una gamba o un altro arto possano tornare come prima dopo un intervento. Come persone diventiamo più forti, ma fisicamente è davvero dura. I lunghi mesi passati in riabilitazione, mi hanno dato la forza nella vita. In certi allenamenti post intervento impugnare il fioretto era un’impresa, ogni movimento sul ferro era una lacrima, una stilettata. A causa dell’ultima rottura del tendine rotuleo, smisi di fare scherma, ma gli insegnamenti degli infortuni mi hanno resa una donna migliore”.
Con quale compagna di Nazionale hai legato particolarmente ?
Ho tutt’ora delle amiche dentro alla squadra. La persona con cui sono cresciuta che è stata avversaria e amica è Ilaria Salvatori. Ho ottimi rapporti con tutte le ragazze del gruppo, anche le più giovani. Anche con Diana Bianchedi ho un’ottima amicizia. Oltre che ad essere parte del Dream Team azzurro, è stata un’ottima amica e un medico che mi ha seguita nelle fasi della mia riabilitazione“.
Cosa si prova ad ascoltare l’inno di Mameli con una medaglia la collo?
“Indescrivibile…”:
Lacrime?
“Sì”
Quale schermitrice straniera hai ammirato in modo particolare?
“Da bambina, ammiravo Anja Fichtel una campionessa tedesca negli anni 80/90. Nel mio periodo, Sylvia Gruchala polacca, ho avuto un bellissimo rapporto ed era veramente molto brava. La stimavo molto. Un’altra schermitrice importante che è del 1976 e gareggia ancora è Aida Mohamed, ungherese”
Cosa significa per te la maglia azzurra?
Il senso di appartenenza è forte. Ho pianto ascoltando l’inno. L’idea di andare in giro per il Mondo con le mie compagne, onorando la maglia ti fa sentire forte. Ha un significato speciale. Far parte del fioretto femminile vuol dire aver conquistato tanto. Le prime gare le facciamo tra di noi, c’è una grande concorrenza.Sono emozioni che difficilmente si riescono a raccontare a parole. Ti passano per la testa tante cose, sono emozioni impagabili”.
La gara che ricordi di più, a parte la vittoria ai Mondiali?
Fu una gara che facemmo nel 2015, era stata la prima in cui non c’erano più nè Giovanna Trillini nè Valentina Vezzali, due fenomeni paranormali. Era una squadra giovane e vincemmo la gara a squadre. Per tutte noi fu una grande soddisfazione”.

Sei triestina, che rapporto hai con la tua terra?
“Sono orgogliosa e anche Ambassador del Friuli. Vivo a Roma, ma torno a Trieste sempre con grande piacere . Abbiamo il mare, le montagne, la campagna e delle bellissime città. E’ una regione di confine e siamo nel cuore d’Europa”.
C’he sport ti piacciono?
Amo lo sci alpino, mi diverto ad andare in montagna facendo camminate e sci di fondo. Poi il tennis che non ho mai praticato seriamente ma che ho sempre adorato”

 

Come ti tieni allenata in questi giorni di quarantena?
“Sono, purtroppo, infortunata da gennaio scorso. Ho portato le stampelle fino a qualche settimana fa. Ci pensa comunque mia figlia a farmi muovere…”.


Ti piace cucinare?
“Mi piace e mi rilassa, purtroppo non ho tanto tempo perchè sto dedicando tanto allo studio per superare gli esami universitari ed a mia figlia. Mi riescono abbastanza bene i risotti, i sughi per la pasta ed i secondi di pesce, ma ricette semplici”.
Hai partecipato anche a due programmi televisivi…
“Nel 2010 ho partecipato a Ballando con le Stelle e Celebrity Masterchef, sono stati due giochi. Poi ho fatto altre esperienze lavorative in televisione che sono state molto appaganti. Ho parlato di sport e attualità”.


Vedi una differenza di trattamento tra lo sport maschile e quello femminile?
Negli ultimi anni il gap si sta colmando. Per quanto riguarda la scherma non c’è differenza, anzi, le donne sono più seguite e conosciute degli uomini. In tutti i campi, lo sport femminile sta facendo passi in avanti. Abbiamo delle campionesse incredibili. Più che dalla differenza tra uomini e donne, mi concentrerei sugli sport considerati di Serie A e Serie B. Sono convinta che, a breve, noi donne riusciremo ad avere la parità.Vorrei aggiungere che la nostra nazionale di calcio è stata tanto apprezzata e vista. Bisogna fare in modo che lo sport femminile venga proposto dai media. Solo così possiamo farlo conoscere al pubblico”

 

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