Maria Giovanna Pola è una imprenditrice sarda con una grande passione. Passione che l’ha portata a diventare addirittura presidente di una società di calcio: il Calangianus 1905. Forte, determinata ha contagiato un po’ tutti con il suo entusiasmo. Oggi con lei i tifosi della squadra sognano un futuro migliore e lo fanno andando allo stadio in buon numero. Nonostante si tratti di un piccolo comune la squadra può contare su tanti appassionati di questa zona della Gallura famosa nel mondo per la produzione di sughero.
Presidente, una passione quella per il calcio che coltiva da sempre?
Appassionata di calcio da quando ero piccola; mio papà è stato un giocatore e per tanti anni anche presidente di squadre locali, una passione ereditata e alimentata negli stadi da quando ero una ragazzina. I campi per me sono sempre stati una seconda casa. Amo, e ho praticato, diversi sport  ma il calcio è sempre stato qualcosa di particolare. Un amore che ho deciso di portare avanti una volta mancato mio padre, infatti è anche per questo che ho deciso di impegnarmi, prima come vice e poi come presidente, in società della mia zona“.
Quindi ha fatto una “prova” per poi dedicarsi al Calangianus?
Esatto. Quando mi è stata fatta la proposta ho accettato con molto entusiasmo, anche se le insidie non erano poche. Il sedici luglio scorso ho iscritto, personalmente, la squadra al campionato e a settembre è iniziata la nostra avventura“.
La squadra giallorossa non navigava in acque tranquille…
Esattamente. Intanto ci tengo a sottolineare che questa società ha sempre partecipato a campionati superiori come Eccellenza e serie D ed ha avuto sempre delle ottime rose,  questa è la prima stagione di Promozione dopo la retrocessione dello scorso anno. Sarà una bella sfida riportare il Calangianus dove merita, anche perché questo è un paese che ci tiene tantissimo, qui è forte la passione per il calcio”.
Calangianus
Cosa l’ha spinta a diventare una delle poche donne presidente e  qual’è l’obiettivo che si è prefissata?
Era troppa la voglia di tenere legato il mio cognome al mondo del calcio in memoria di mio padre che a questo sport ha dedicato tanto, e tanta la voglia di misurarmi con una delle mie passioni, forse la più complessa, ma era un percorso che mi stimolava. Per quanto riguarda gli obiettivi devo dire che il nostro progetto non è a brevissimo termine, in tre, quattro anni vorremmo risalire di categoria senza trascurare il settore giovanile. Dobbiamo valorizzare i nostri ragazzi, ci sono tanti giovani italiani e sardi che hanno le qualità per diventare dei campioni, dobbiamo solo aiutarli. E poi vogliamo conquistare la fiducia di tutti con il lavoro e non con le chiacchiere, vogliamo lavorare in modo pulito valorizzando questo sport nel modo migliore“.
Questa avventura come sta andando?
Siamo partiti incontrando diverse difficoltà, non agevolati dal fatto di non poter giocare nel nostro stadio; a breve dovrebbero restituirci il “Signora Chiara”, un campo di ultima generazione fatto con un prato sintetico spagnolo antinfortunistico, unico in Italia. Nonostante le difficoltà stiamo facendo però un buon campionato, al momento siamo quinti in classifica e attendiamo di avere, già nelle prossime settimane, il nostro stadio tutto nuovo“.

Il Sindaco Fabio Albieri consegna le chiavi del nuovo impianto per gli allenamenti al presidente Pola

Fulvio Collovati sostiene che non si possa parlare di tattica con una donna, lei da presidente si sente in grado di affrontare certi argomenti?
Non mi piace giudicare me stessa, preferiscono siano gli altri a giudicarmi e a decidere se io possa o non possa parlare di tattica.  Per scelta ho sempre e solo parlato se interpellata, però devo dire che la mia opinione viene chiesta spesso, quindi evidentemente… si fidano di me anche se sono una donna!
Collovati, sempre secondo me, non ha detto una cosa esatta, perché ci sono donne appassionate di calcio che sanno di tattica quanto gli uomini“.
Proprio sulla scia del pregiudizio, le è mai capitato di doversi confrontare con persone che avessero delle riserve nei confronti di un presidente donna?
“Devo dire che non ho mai percepito imbarazzo, forse un pò di stupore e curiosità ma nulla di più. Anzi spesso ricevo manifestazioni di stima da parte della gente e anche di altri dirigenti. Questo mi gratifica e dimostra che sto facendo un buon lavoro”.
Come donna di sport in senso più generico, il momento più emozionante che ha vissuto  e quello più triste?
Il momento più bello per me è stato quando l’Italia ha vinto i Mondiali, quello più brutto invece l’ho vissuto da presidente quando uno dei nostri ragazzi si è fatto male ed è stato operato… in quel momento ho avuto un pò paura, è subentrato l’istinto materno e la preoccupazione ha avuto il sopravvento“.
In cosa il calcio andrebbe migliorato?
Mi piacerebbe che il calcio tornasse ad essere solo uno sport e che si lasciasse fuori tutto ciò che con il pallone non ha nulla a che fare come la politica“.
Sognando in grande, dovesse scegliere una squadra di serie A della quale diventare presidente?
Da grande tifosa rispondo Cagliari!

Pin It on Pinterest

Condividi

Condividi questo articolo dove vuoi!