La decisione di fermare definitivamente la Serie A di calcio femminile non è piaciuta per niente al ct azzurro Milena Bertolini che senza troppi giri di parole spiega così il suo pensiero. «Avevo preparato una sorpresa per le ragazze — racconta Milena al Corriere della Sera —. Appuntamento su Zoom alle 13, orario d’inizio della partita d’esordio in Francia, per ricordi, aneddoti e un quiz sul nostro Mondiale. Avrebbe vinto chi avesse azzeccato più risposte». E invece. «Invece ci siamo ritrovate volentieri ma con molta amarezza di fondo. Visi tristi, soprattutto di chi ha patito di più l’annullamento del campionato: le juventine, che non hanno avuto lo scudetto, e le milaniste, che in Champions vedranno andare la Fiorentina. E pensare che Juve e Milan erano i due soli club che dopo il lock down avevano permesso alle calciatrici di tornare ad allenarsi. Un paradosso».
Milena Bertolini non riesca a capire come non sia stato possibile riprendere il campionato di calcio femminile. «Con il distanziamento, facendo la doccia a casa, certo — sottolinea la c.t. —, ma saremmo tornati a parlare di calcio femminile e così, con tutte nelle stesse condizioni, il torneo sarebbe potuto ricominciare. Ci sono state squadre, invece, che mentre facevano allenare gli uomini non trovavano un campo per le donne. È accettabile? Non è discriminazione? La verità è che c’è ancora qualcuno che si rifiuta di capire che queste ragazze sono un patrimonio del calcio italiano».
PoI ancora un attacco durissimo: “In Italia manca una visione più ampia del calcio femminile: non si possono lasciare le calciatrici senza allenamenti per sei mesi… Le altre nazioni vanno più veloci, non ci aspettano. Entro la prima quindicina di giorni di agosto, per poter arrivare a giocare con almeno un mese di partite nelle gambe e con una preparazione adeguata, sennò non saremo in grado di affrontare alla pari le avversarie. Ma nel futuro ci deve essere una progettualità, servono investimenti forti e non di facciata. Fin qui, invece, ho visto molte chiacchiere e pochissimi fatti“.

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