Sofferente fin dalla nascita di un glaucoma agli occhi, nel 2012 ha saputo che sarebbe diventata completamente cieca. Ma Assunta Legnante, atleta azzurra specializzata nella disciplina del lancio del peso, ha sempre avuto una luce dentro, quella di chi non si arrende mai, quella che ogni sportivo custodisce per irradiare il podio mentre riecheggia l’inno di Mameli. L’ultimo successo dorato di Assunta, 40 anni, è recentissimo: agli Europei paralimpici di Berlino, la pesista nata a Napoli – ma ascolana d’adozione – ha fatto cadere il peso tre metri più avanti della seconda classificata (15,85 metri):

«Se ti fai prendere per mano dal buio puoi scoprire un altro sole» dice la campionessa, che per la sua potenza nelle braccia è soprannominata “cannoncino”. Una donna imponente, la cui altezza raggiunge i 190 centimetri. Si era tolta diverse soddisfazioni anche quando le ombre non avevano ancora preso il controllo dei suoi occhi, quindi da normodotata, vincendo l’argento ai Campionati europei di atletica leggera a Vienna (2002) e il titolo europeo a quelli di Birmingham (2007). Ha partecipano anche alle Olimpiadi di Pechino del 2008.
Quando le hanno comunicato che non avrebbe più visto non solo la gente che era solita applaudirla dagli spalti, ma anche il volto dei propri cari, la prima reazione di Assunta è stata: «Mi iscrivo ai Giochi paralimpici di Londra». Da quel momento è iniziata la sua vita nova, più complicata ma ricca di gratificazioni; due titoli mondiali in bacheca, gli ori olimpici a Londra e Rio de Janeiro. «Mi sono abituata a tutto, la grande differenza è la mancanza di autonomia, solo quando sto in pedana torna l’indipendenza» ammette la Legnante, elogiando la preziosa e costante vicinanza di Nicola Selvaggi, suo mentore ed ex commissario tecnico della Nazionale Italiana Lanci: «Mi ha trasmesso un patrimonio tecnico enorme, debbo quasi tutto a lui».
Assunta è una perfezionista, al punto che all’ultimo oro di Berlino avrebbe aggiunto volentieri una misura migliore, considerando che recentemente era tornata a lanciare il peso oltre i 17 metri. Dalla sua Porto Potenza, città in cui vive, è già concentrata in vista dei Mondiali del prossimo anno a Dubai e alla Paralimpiadi di Tokyo 2020. Le sue medaglie più belle? Suo marito Paolo e i loro due figli: «Paolo ha trovato lavoro come gommista, ma ogni giorno fa 30 chilometri ad andare e 30 a tornare. Non è una situazione facile, anche per accompagnare i bimbi a scuola (Michael, 7 anni e Nicole di 6), sono un po’ sola, ma la mia società mi ha aiutato spesso portandomi agli allenamenti».

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