“Mondo Accademico e Calcio Femminile” è la nuova rubrica di Sportdonna.it. Abbiamo l’obiettivo di farvi conoscere le tesi di laurea o le tesine per la maturità che trattano del calcio in rosa e dare spazio a chi ha portato sui banchi di scuola e nelle aule universitarie questo tema.

  • Ciao e grazie per la tua collaborazione al progetto “Mondo Accademico e Calcio Femminile”. Presentati brevemente…
    Mi chiamo Nicole Florio, mi sono laureata in scienze motorie e dello sport presso l’Università cattolica del sacro cuore di Milano nel marzo 2014, gioco a calcio in serie C nella s.s.d Minerva Milano e lavoro in alcune scuole di Milano svolgendo corsi per bambini con l’obiettivo di farli avvicinare al mondo dello sport iniziando da giochi propedeutici.
  • Cos’è per te il Calcio?
    Il calcio per me è passione, divertimento, sacrificio, Unione, ambizione. Una delle tante cose che amo di questo meraviglioso sport è che puoi essere una donna, mamma magari, segretaria, insegnante, impiegata, ricca povera, bella, brutta ma in campo siamo ragazze e donne che rincorrono una palla unite da un unico obiettivo e lo facciamo con quanta più passione possiamo una per l’altra… in quei 90 minuti siamo eterne bimbe che si dimenticano di tutto il resto e pensano solo a giocare e divertirsi… in quei 90 minuti siamo noi.
  • Dati di contesto
    Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
    Facoltà e Corso di Laurea: Scienze Motorie e dello Sport – Facoltà di Scienze della Formazione – Interfacoltà di Medicina e Chirurgia
    Titolo tesi: Differenze tra il calcio femminile e quello maschile.
  • Nicol FlorioQuali sono i temi che hai affrontato nel tuo lavoro di tesi?
    Nel mio lavoro di tesi ho messo a confronto la realtà del calcio maschile con quello femminile analizzando prima la figura del calciatore, il suo modo di avvicinarsi al calcio, le categorie giovanili e quelle senior e poi ho fatto lo stesso con la figura della calciatrice, infine ho messo a confronto e sottolineato le differenze principali tra i “due mondi”.
  • Hai dei consigli da dare a un laureando/a che desidera svolgere una tesi sul calcio femminile?
    Il consiglio che mi sento di dare a chi decide di fare una tesi sul calcio femminile è quello di avvicinarsi a quello che è questo mondo e soprattutto alle calciatrici.
  • Hai avuto l’opportunità di presentare il tuo lavoro di tesi dopo la laurea?
    No non ho avuto la possibilità di presentare la mia tesi al di fuori del contesto universitario.
  • Hai trovato con facilità un impiego dopo la laurea? In che ambito?
    Ho iniziato a lavorare ancora prima di laurearmi come istruttrice ed educatrice nel post scuola svolgendo corsi sportivi e facendo progetti di attività motoria durante l’orario scolastico.

Di seguito un estratto della tesi

INTRODUZIONE
E’ provato che il sogno più grande di nove bambini su dieci sia sicuramente quello di fare il calciatore e, che il sogno più grande di solo una bambina su dieci sia quello di fare la calciatrice. Quando questo accade non tutte le persone che la circondano sono in grado di accettarlo e di sostenerla.
Per il bambino la strada è già spianata, squadre sotto casa, compagni di scuola che automaticamente diventano compagni di calcio e il futuro già scritto dai media.
Per la bambina la strada è sicuramente più tortuosa perché, forse, la società femminile più vicina a casa sua è a circa cinquanta chilometri di distanza.
In base alla mia esperienza personale mi sono accorta che due mondi così uguali, che provengono dallo stesso universo, sono in realtà così diversi, tanto da non incontrarsi quasi mai.
Il calcio femminile, nonostante uno sviluppo negli ultimi cinque anni, tende a essere considerato come un ramo del calcio maschile e non un suo gemello.
I fondi non sono spartiti in maniera equa, di conseguenza le strutture non saranno uguali e nella maggior parte dei casi non saranno all’altezza, i campionati sono inferiori numericamente, anche a causa di una scarsa visibilità per bambine che non sanno nemmeno esista questo mondo.
Lo scopo della mia tesi è quello di sensibilizzare i miei interlocutori su quest’argomento, perché io in prima persona mi sono trovata ad affrontare delle difficoltà che per un qualsiasi bambino non esistono, quando le mie aspettative erano solo quelle di giocare a calcio e di coltivare ciò che ora so essere una vera passione.
Le problematiche sono le più svariate e spesso partono proprio dai genitori, che a causa dei media che hanno fatto sì che passasse il concetto che il calcio è solo per uomini, hanno demolito l’idea della propria figlia, decidendo per lei lo sport “giusto” da praticare.
Dopo il problema “genitori”, sorge sicuramente quello della mancanza di strutture adeguate: poche società femminili sono diffuse nel territorio, quindi ci sono poche possibilità di iniziare la stagione in una squadra senza avere qualcuno che ti accompagni o ti venga a riprendere, a causa delle notevoli distanze.
Avanzando poi con l’età per le donne, in categorie superiori, il sacrificio non è retribuito in giusta misura, ci si impegna con la consapevolezza che questo sport non sia una garanzia per il proprio futuro lavorativo e che presto o tardi si dovrà ripiegare su un vero lavoro e su una giusta retribuzione. Negli ultimi anni, però, il calcio femminile ha preso piede anche in Italia, cercando di seguire le orme di quello che accadeva già da tempo in Europa e all’estero.
Accanto al già solido calcio maschile ora ci sono sempre più persone che si interessano di tutte quelle bambine che desiderano tirare quattro calci a un pallone. Ho deciso di trattare questo argomento nella mia tesi perché in tutti questi anni mi si è presentato più e più volte questo tema e spero che parlandone e approfondendo si riesca a sensibilizzare tutte quelle persone che non sanno quanta passione e sacrificio possa esserci dietro ad uno sport che ad oggi sembra ancora un argomento tabù.
Col tempo il mio sogno è passato dal voler essere una calciatrice di spessore a quello di poter realizzare il sogno di tutte quelle bambine che dormono con un pallone o sognano di giocare a San Siro.

IL CALCIATORE

Chi è il calciatore? Il calciatore è il bambino che da piccolo inizia col tirare due calci a un pallone, una lattina, una bottiglia di plastica o una pallina di carta, se ne innamora e continua a farlo per stare bene. Quando nasce un bambino, la maggior parte dei genitori, soprattutto i papà, sanno già verso quale sport indirizzarlo, per che Club farà il tifo, avranno già acquistato la maglia e i calzoncini della squadra del cuore tramandata da padre in padre, in quale scuola calcio iscriverli e che sicuramente andranno a vederlo giocare la domenica. Inoltre si auto convincono che, pur non vedendolo particolarmente portato, sia quello lo sport giusto per loro.

LA CALCIATRICE

Chi è la calciatrice? La calciatrice è quella bambina che pur avendo le stesse aspirazioni del suo coetaneo maschio, che sogna di diventare calciatore, si sentirà rispondere che non è lo sport adatto a lei, che è un maschiaccio e che le donne non sanno e non possono giocare a calcio. Quando nasce una bambina, la maggior parte dei genitori, schiavi degli stereotipi dei nostri tempi, vorrebbero che la loro figlia diventasse la prima ballerina della Scala, la tennista più forte mai esistita o la pallavolista più brava di tutti i tempi. Ma perché non la calciatrice più forte al mondo?

GRUPPO E SPOGLIATOIO

La differenza sostanziale, sia per l’allenatore nel gestire uno spogliatoio maschile o femminile, sia nel rapporto che si crea tra i diversi giocatori/giocatrici, non è tanto a livello tecnico, tattico o della prestazione, ma in quanto questa si racchiude principalmente nella caratteristica dell’essere un uomo o una donna.

Francesca Gargiulo