Rugby Vari

Noemi Zauli: “Io punk ribelle e sognatrice, stregata dal rugby e dai suoi valori”

Noemi è un personaggio dirompente del rugby femminile di provincia, quello della Coppa Italia, dalle parti di Grosseto. Più che descriverla, Sportdonna ha preferito ascoltarne il flusso sostenuto e continuo. La ragazza è una rugger, ma concettualmente una bassista punk. Inarrestabile e affascinante.
Parlaci di te
Mi chiamo Noemi, ma sono Pimpi per gli amici. Ho 30 anni, sono Cantiniera e Sono il tallonatore e capitano delle Leu, squadra femminile del Grosseto Rugby Club, che milita in coppa Italia”.
Pimpi perché?
Pimpirinella aveva un gallo” è la filastrocca che mi cantava nonna quando ero piccola ed è diventato il soprannome che mi accompagna nella vita”.
Come hai iniziato, come sei finita in una Punk Rugby Band?
Mi sono avvicinata al rugby nel gennaio 2016 per una pura casualità. Ero a ballare sola, quando una amica del liceo mi avvicinò e iniziò a parlarmi della sua squadra proponendomi di provare un allenamento.  Essendo io la reincarnazione della pigrizia la mia risposta fu un ferreo No, che però non la fece desistere ed infine, stremata dalla sua insistenza promisi di presentarmi il lunedì seguente. Quell’allenamento fu l’inizio della fine. Sarà per la squadra che mi fece sentir subito parte di qualcosa, sarà la sfida che stavo ponendo a me stessa e al mio corpo, sarà perchè trovai una capitana sagace e ammaliatrice, o sarà, ad essere del tutto sinceri, che senza di me non si raggiungeva il numero minimo per il raggruppamento, ma la domenica successiva giocai titolare, e feci degnamente schifo.  Ricordo di essere entrata in campo con la raccomandazione di non passare, “qualsiasi cosa succeda, Noemi, se hai la palla in mano tu corri dritta per dritta, fidati di noi, fidati della tua squadra, fidati dei sostegni. Ho scoperto così di avere l’indole dell’avanti, testa dura e tanta voglia di ruzzolarmi nel fango“.
Stregata dallo sport… 
Mi ha sicuramente conquistato, ma la cosa che ha fatto maggior appiglio in me è stata la sorellanza, la naturalezza con cui queste guerriere si supportavano l’un l’altra, lo spirito di sacrificio, la voglia di condivisione. Mi hanno ricordato delle vecchie sensazioni, gli anni di militanza fra i collettivi studenteschi, gli animalisti, le femministe, la giovane Punk a Lecco. Obiettivi comuni che sapevano unire persone diverse in un unico cuore”.


Utopica e Bad Girls per cambiare il mondo?
Direi che la mia vita si possa dividere in tre grandi fasi, la ricerca di me, la ribellione e la fuga dal paesino, il ritorno. Da supergiovane il mio grande dramma fu cercare chi fossi, con un costante senso di inadeguatezza, ero la freak, la stramba che vuol fare l’artista. Ho combattuto questo malessere fino al giorno in cui sono partita, alla ricerca di realtà in cui sentirmi a mio agio, in cui essere me stessa senza troppi giudizi. Ho lasciato la comodità della casa, il pranzo di mamma e le magliette stirate per ritrovarmi in un appartamento fatiscente condiviso con due amiche e un cane, con a malapena i soldi per pagare l’affitto, un lavoraccio malpagato e tanta voglia di cambiare il mondo. Se a 18 non vuoi cambiare il mondo o sei uno sciocco o sei un pigro, a 30, invece cambiare se stessi e non smettere mai di crescere, è gia una gran vittoria.  La realtà è che sono nata combattente e non sono mai saputa stare senza una battaglia da affrontare”.
Webb Ellis R-Evolution?
Beh si, di rivoluzioni ed evoluzioni il  rugby me ne ha date tante: dimostrare che una donna può fare uno sport considerato da uomini e farlo anche bene, dimostrare che non esiste solo la famiglia in cui si nasce, ma che se ne possono creare altre uniti da un solo obiettivo, dimostrare che non si è troppo vecchi (ndr Grandi) per intraprendere uno sport, dimostrare che si può sguazzare nel fango e non smettere di sentirsi signorine. La battaglia più grande la affronto con il mio corpo, grazie al rugby ho sfidato i miei limiti, ho smesso di aver paura del dolore, ho scoperto quanto potessi sopportare, quanto potessi ancora crescere e migliorarmi e sentirmi forte“.
E il Grosseto Rugby Club?
E’ tutta una storia. Purtroppo la squadra si è sciolta la stagione successiva al mio ingresso, così le tre più volenterose ed io ci spingemmo fino a Prato per giocare nelle Dame Nere,ma il lavoro mi impedì di continuare in maniera costante e alla fine mi sono vista costretta a smettere. L’anno scorso, grazie all’intraprendenza di un allenatore, sono stata ricontattata dalla società. Fu una conversazione breve : “vogliamo rifondare la Femminile, ci vediamo al campo?”,ma fu abbastanza. Siamo ripartite in 3, allenandoci con le varie Under e impegnandoci il più possibile nella propaganda.  Ad agosto ci siamo contate ed eravamo ben 8, e va da se che la voglia di giocare era troppa per aspettare ancora. Quindi questo è ufficialmente il nostro primo campionato insieme. Siamo una squadra variopinta, alcune più esperte, altre alle prime armi ma tutte estremamente unite. Al mio fianco giocano le mie migliori amiche, donne che rispetto e amo, guerriere della domenica, con mille storie diverse e un obiettivo comune.E il campo ci sta dando le soddisfazioni che speravamo, anche se non sempre i risultati sono dalla nostra parte, vediamo ogni domenica una crescita costante che si esprime in un sano agonismo. Cresciamo individualmente e come squadra. Il rugby siamo noi. E’ in noi“.

Vai nella sezione Rugby e trova tutte le interviste e le notizie sul mondo femminile della palla ovale

Informazioni sull'autore

Pancrazio Auteri

Pancrazio Auteri

Blogger, storyteller e illustratore. Founder di Rugbylja edutainment studio.
Sono nato a Taormina, sulla costa orientale della Sicilia. Università a Bologna, Dams arte.
Specializzazione a Milano in Rp e comunicazione all'Isforp. Poi a Novara in Alessi Design, a Roma con la rivista Ciao 2001, e ancora in Sicilia nell'editoria e grafica per il Terzo Settore, e formazione in Creativity per la scuola e l'università.
Movimento, cambiamento, contaminazione: sono state queste esperienze, insieme alle telecronache di Paolo Rosi, a farmi perdere nel rugby e nell'amore disperato per la nostra Nazionale.
In questi anni mi sono occupato di club come dirigente e community manager, ho svolto vari mandati come consigliere regionale Fir per la Sicilia - nel sociale e nel mini rugby - e come consulente per amministrazioni e aziende private sui progetti di divulgazione del rugby, ambito nel quale, dal 2015 opero con il patrocinio della federazione Italiana Rugby.
Raccontarlo in maniera non tecnica ma con il focus rivolto alla quotidianità delle persone, al riflesso che c'è della nostra società c'è nel rugby.
E nel rugby le donne, con l'idea che attraverso il rugby femmnile si possano condividere molte esperienze utili e importanti anche in ambiti che non conoscono o praticano il mondo del rugby.
Perchè le donne, con il loro personalissimo modo di vivere lo sport in Italia oggi, sono davvero le Webb Ellis del nostro paese, capaci di smontare e rimontare regole, abitudini, modi di pensare convenzionali.
Chi, dove, quando, come e perchè?
Beh, sono a Sportdonna per questo! :)

Commenta

Clicca qui per commentare