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Ore in coda sull’Everest, dieci morti. L’ultima vittima è una donna di 54 anni

Salgono a dieci le vittime sul Monte Everest a solo undici giorni dall’apertura della stagione. Tra mercoledì e giovedì almeno due persone, un uomo e una donna, sono morte per le troppe persone presenti sulla montagna, che hanno causato lunghe code costringendo centinaia di alpinisti a passare ore fermi in attesa al gelo prima di poter proseguire con la salita o la discesa.
La foto della cima dell’Everest affollata da oltre 300 scalatori in fila uno dietro l’altro, postata tre giorni fa su Instagram da Nirmal Purja e diventata subito virale, ha scatenato dure polemiche sul rischio che gli alpinisti corrono proprio a causa del “traffico” ad alta quota.
L’Everest, con i suoi 8.848 metri, è la montagna più alta del mondo ed è scalata ogni anno da centinaia di alpinisti, che nella stragrande maggioranza dei casi pagano migliaia di dollari per partecipare alle spedizioni commerciali. I mesi di aprile e maggio sono considerati i migliori per scalare l’Everest, perché sono quelli in cui il meteo è relativamente favorevole. Mercoledì c’è stata una finestra di bel tempo quasi senza precedenti così in 250 hanno provato a fare la scalata: sono arrivati in cima in 200, stabilendo il nuovo record di ascensioni in un giorno. Anjali Kulkarni, 54 anni, ha raggiunto la vetta con il marito, ma soltanto dopo aver passato ore bloccata in coda: è poi morta di stenti durante la discesa. L’uomo invece è morto poco dopo.
Il capo dell’ufficio del turismo nepalese Danduraj Ghimire ha definito “senza senso” le voci secondo le quali tra le cause di morte degli scalatori potrebbe esserci il sovraffollamento della cima e i tempi lunghissimi, fino a due ore di coda, per raggiungere la vetta.
Tuttavia secondo gli esperti l’ipotesi non è del tutto infondata tanto più che il mal di montagna è già la prima causa di morte. Ad un’altezza di 8.848, infatti, ogni respiro contiene un terzo dell’ossigeno rispetto a quello che si trova al livello del mare. Il corpo umano, inoltre, si deteriora più rapidamente e può sopravvivere a quelle altitudini solo pochi minuti. Nella foto diventata ormai diventata famosa si vedono circa 320 persone presenti contemporaneamente in un punto noto, secondo l’autore dello scatto, come “la zona della morte”.

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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