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Pallanuoto, Falconi porta i disabili in vasca: «L’acqua azzera ogni barriera»

Pallanuoto, Falconi porta i disabili in vasca: «L'acqua azzera ogni barriera»

La pallanuoto come stile di vita, che fa crescere, insegna il gioco di squadra e l’organizzazione. Parliamo di questa disciplina con Carola Falconi, atleta e capitano del Bogliasco 1951, ora allenatrice della Waterpolo Columbus Ability Team, prima società di pallanuoto per disabili della Liguria.

Come ti sei avvicinata alla pallanuoto? E perché hai scelto questo sport? Raccontaci il tuo percorso e i traguardi raggiunti

«Mi sono avvicinata alla pallanuoto da piccola, ero ancora alle elementari e facevo i corsi di nuoto. L’allenatore dell’acquagol – disciplina primaria della pallanuoto mista tra maschi e femmine -, Gianni Vassallo mi ha notata e mi ha chiesto se volevo provare. Era l’inizio dell’estate del ’99. Parallelamente giocavo anche a tennis. Dopo l’acquagol sarei passata all’agonistica e davanti alla scelta tra il tennis e la pallanuoto ho scelto la seconda perché mi divertiva di più, mi trovavo meglio in uno sport di squadra. Il mio percorso fino a oggi, è stato ricco di soddisfazioni. Nel primo anno di acquagol sono arrivata alle finali nazionali vincendo l’argento, l’anno successivo abbiamo vinto l’oro. Quindi sono partita bene a soddisfazioni. Passata all’agonismo ho collezionato diversi scudetti giovanili ed è arrivata anche la chiamata dalla nazionale italiana. Ho vinto un Europeo, un quinto posto ai campionati del mondo e due universiadi al quarto posto. Tutto questo con le giovanili della nazionale. I successi con il club Bogliasco sono stati la promozione nel 2009 in A1, la vittoria nel 2016 della Coppa Italia e del bronzo a livello nazionale nelle finali che ci valsero il pass per l’Euroleague nell’anno successivo. Era il mio sogno portare il Bogliasco femminile in Europa. I momenti più belli sono state le due promozioni: la prima del 2009 e quella immediata dopo la retrocessione. Fu un anno travagliato, con le mie compagne decidemmo di restare e provare a risalire subito in A1. La partita che ci spalancò le porte della massima serie fu entusiasmante: perdevamo nel terzo tempo 7-2, abbiamo vinto 8-9 e chiuso la partita con un recupero che solo il grande cuore bogliaschino poteva fare. Anche la vittoria contro il Rapallo, valida per la finale terzo posto, è stata un’altra grande soddisfazione».

Quali sacrifici deve fare una ragazza nella pallanuoto? Come ti cambia fisicamente questo sport?

«Sono sacrifici da un lato fisici, perché comunque è uno sport duro dove la preparazione per affrontare la partita è tanta. Bisogna ricordarsi che non c’è solo la palla, sotto c’è un sacco di lavoro di gambe, fiato, nuoto. Ci sono un sacco di fondamentali da curare e gli allenamenti sono impegnativi. Nella massima serie ci si allena due volte al giorno, si cura molto l’aspetto della preparazione oltre a quello tecnico-tattico con il pallone. Il corpo cambia perché gli allenamenti sono fondamentali, di conseguenza in una ragazza nell’età più sensibile alla maturazione puberale adolescenziale incidono. Se si vuole arrivare all’agonismo ci si avvicina a questo sport da bambini, perché è in quell’età che si forma la condizione atletico tecnica necessaria. L’acqua ha il suo ruolo, fa pressione sul corpo, il fatto di dover espandere la cassa toracica per la respirazione sotto sforzo è un secondo aspetto. Per questo motivo tutti i nuotatori hanno una struttura importante nella parte superiore del corpo. I sacrifici sono anche a livello sociale: tempo libero, amicizie. È uno sport che ti porta via tanto tempo, è raro che ci si riesca a ritagliare tra scuola e allenamenti altri spazi extra piscina. Nella maggior parte dei casi le amicizie migliori nascono in vasca perché c’è una convivenza quotidiana. A volte diventano delle vere e proprie sorelle».

Quali consigli daresti a una ragazza che voglia intraprendere questo sport?

«I tre consigli principali che darei sono di giocare a pallanuoto solo se c’è una vera passione, è uno sport che se ti cattura è difficile lasciarlo. C’è un feeling particolare e un rapporto della vasca, con il maledetto cloro che poi alla fine ti manca.  Si crea un legame con la squadra, con l’adrenalina che si vive per la partita. Non bisogna farlo per soldi perché, anche ad alti livelli, non sono garantiti stipendi decenti per essere chiamati tali. Il secondo consiglio è di organizzarsi bene la giornata per poter conciliare studio, sport e ogni tanto le amicizie. Sicuramente uno sport come la pallanuoto stimola la capacità organizzativa. Il terzo consiglio è di divertirsi, di cercare di legare quanto più possibile con i compagni di squadra perché sono le persone che ti porti dietro sia durante gli allenamenti che nei momenti fuori dalla vasca». 

Parliamo della Waterpolo Columbus Ability Team. Siete la prima società di pallanuoto in Liguria affiliata alla FINP. Quanto può aiutare i ragazzi affetti da disabilità questo sport?

«Siamo la prima società di pallanuoto disabili in Liguria, è vero. L’idea nacque anni fa quando, al mio primo anno di laurea specialistica magistrale in scienze tecniche dell’attività motorie preventive e adattate, cominciai a pensare a cosa avrei potuto portare come tesi di laurea. Ho scoperto che in giro c’era qualche piccolo focolaio di pallanuoto per disabili e ho deciso di concentrarmi su questo argomento mettendo insieme la mia passione e quello che avevo studiato. Quando nel marzo del 2017 la FINP ha deciso di portare la pallanuoto a livello federale, a quel punto era necessario creare delle società che potessero partecipare a tornei. Così ho fatto nascere la Waterpolo Columbus Ability Team assieme a Stefano Begni, allenatore che mi ha dato una grande mano e a Francesco Grillone che è il presidente. Abbiamo creato una squadra che sarà la prima a disputare un torneo ufficiale FINP, scendendo in vasca in un triangolare con una società di Napoli e di Palermo. Non so a livello mondiale se è mai successo ma sicuramente questo è il primo torneo paraolimpico di pallanuoto a livello italiano ed europeo. Questo sport aiuta i ragazzi nel momento in cui entrano in vasca perché l’acqua ha la capacità di azzerare ogni tipo di barriera. Il ragazzo in carrozzina, quello che ha necessità di stampelle o protesi, in acqua torna libero. È magia. È un elemento veramente importante per loro. Poi è uno sport di squadra che quindi li aiuta a interagire evitando che si chiudano in loro stessi. La disabilità comporta spesso strascichi a livello psicologico e comportamentale, la pallanuoto stimola l’aspetto atletico ma anche sociale, è uno sport di contatto, di situazioni, di squadra ricco di stimoli per un ragazzo e può aiutarlo a crescere bene».

La nazionale italiana di pallanuoto femminile che periodo sta attraversando?

«Per la Nazionale italiana è un momento un po’ buio. Ci si aspettava qualcosa di più forse,  ma ci sono delle ottime prospettive future. È appena arrivato l’argento nazionale Under18, il vivaio c’è ed è buono. Bisogna fare inserimenti giusti tra giocatrici più esperte e giovani promettenti. Bisogna ripartire anche da queste giovani, farle crescere e maturare affiancandole a personaggi di tutto rispetto che hanno partecipato ad Olimpiadi e con un numero di presenze invidiabili. È mancata una figura di riferimento nel Setterosa che potesse avere il polso della situazione e che prendesse la squadra per mano nei momenti difficili. C’è bisogno di trovare una quadra e un equilibrio che le riporti a vincere».

Informazioni sull'autore

Francesca Faralli

Francesca Faralli

Nata prematura sotto il segno dei gemelli, nel lontano 1986, mi appassiono ad ogni tipo di sport fin dalla tenera età: non importa se siano freccette, tiro con l’arco o il beerpong: dove c’è competizione, c’è passione.
Tennista di lunga data, nel tunnel del Fantacalcio da ormai 17 anni, tifosa blucerchiata e malata di calcio. Collaboro con CalcioNews24e SampNews24.

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