Una  pallavolista resta incinta, il club non le paga lo stipendio e la cita per danni. E’ quanto denunciato da Lara Lugli, la giocatrice al centro del caso che militava in serie B con il volley Pordenone. Una storia triste ai limiti dell’irreale che emerge proprio in occasione dell’8 marzo, Festa della donna. Niente a che vedere insomma con quanto capitato nei giorni scorsi inSrgentina dove una cestista si era fermata durante la gara per allattare (Clicca qui)

I fatti

Lara Lugli prima della stagione 2018/2019, si accorda con l’ASD Volley Pordenone e strappa un contratto pesante, dal valore equivalente all’importanza che l’atleta riveste nel campionato di B1. Il campionato va molto bene, la squadra è seconda a -3 dalla vetta e Lara  conferma il proprio valore, fino al 10 marzo quando comunica alla società di essere incinta. In questi casi, il regolamento prevede la rescissione del contratto, norma che conoscono tutti nel mondo dello sport femminile, sia i club che le giocatrici.
La pallavolista deve fare i conti con due situazioni spiacevoli: una che riguarda il lato umano e l’altra quello lavorativo. Un mese dopo la notizia della gravidanza, l’8 aprile, perde il bambino per un aborto spontaneo, mentre due anni dopo viene citata dalla sua ex società per danni dopo aver chiesto il pagamento dello stipendio di febbraio 2019, l’ultimo mese giocato per intero.

Le parole della pallavolista

Vengo citata dalla stessa Società per DANNI, in risposta al decreto ingiuntivo dove chiedevo il mio ultimo stipendio di Febbraio (per il quale avevo interamente lavorato e prestato la mia attività senza riserve). Le accuse sono che al momento della stipula del contratto avevo ormai 38 anni (povera vecchia signora) e, data l’ormai veneranda età, dovevo in primis informare la società di un eventuale mio desiderio di gravidanza, che la mia richiesta contrattuale era esorbitante in termini di mercato e che dalla mia dipartita il campionato è andato in scatafascio. Ora… non ero a conoscenza del fatto che il mio procuratore usasse puntare un arma da fuoco alle tempie dei presidenti per firmare un qualsiasi contratto, stupida io che credevo che inviasse semplicemente una mail con le condizioni e qualora venissero ACCETTATE seguisse una firma. Poi… viene contestato l’ammontare del mio ingaggio troppo elevato ma poi accusi che dopo il mio stop la posizione in classifica è precipitata e gli sponsor non hanno più assolto i loro impegni. Or dunque il mio valore contrattuale era forse giusto? Inoltre… chi dice che una donna a 38 anni, o dopo una certa età stabilita da non so chi, debba avere il desiderio o il progetto di avere un figlio? Che mi prenda un colpo… non è che per non adempiere ai vincoli contrattuali stiano calpestando i Diritti delle donne, l’etica e la moralità?“.

LA REPLICA DEL CLUB

Visto il polverone sollevatosi negli ultimi giorni in merito alla vicenda che ci vede chiamati in causa dalla nostra ex atleta – spiega il Volley Pordenone all’Adnkronos- ci corre l’obbligo di fare alcune necessarie precisazioni. Abbiamo letto in vari media pesanti accuse di insensibilità, sessismo e discriminazione ai danni delle donne lavoratrici. Purtroppo pochi hanno pensato di chiederci quale fosse la nostra posizione in merito. Cerchiamo di riassumere i fatti. Nel campionato 2018-2019 Lara Lugli era il capitano della nostra squadra e anche la giocatrice di punta. Ad inizio marzo ci ha comunicato di essere rimasta incinta. Dispiaciuti per la perdita sportiva, ma felici per l’avvenimento familiare ci siamo salutati. Infatti come da contratto, che ricordiamo essere stato predisposto dall’atleta stessa e dal suo agente, si prevedeva l’immediata cessazione del rapporto in caso di gravidanza”.

“Lo stesso contratto, che ribadiamo essere stato predisposto dalla stessa atleta, aveva al suo interno clausole che prevedevano addirittura delle penali in caso di cessazione del rapporto. Clausole che non abbiamo voluto esercitare perché non pareva opportuno farlo. Ora nessuno ha citato per danni Lara Lugli. E’ stata la stessa atleta a chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo perché ritiene di avere dei crediti. Ci siamo sentiti traditi dall’atleta e abbiamo fatto l’unica cosa possibile: difenderci avvalendoci delle clausole contrattuali predisposte da lei stessa e dal suo procuratore. Vorremo ribadire con forza che non crediamo che la gravidanza sia un danno e che soprattutto non è mai stata avanzata richiesta di danni”