Una giocatrice della nazionale di pallavolo dell’Afghanistan è stata uccisa e decapitata dai talebani perché non voleva abbandonare lo sport.

A far luce sull’omicidio è uno degli allenatori della ragazza: Majhubin sarebbe stata assassinata ad inizio ottobre, ma la notizia non è stata diffusa dai familiari per timori di rappresaglie.
La giovane pallavolista, che giocava per una società di Kabul, non ha lasciato il paese dopo l’avvento dei talebani al potere. Solo due atlete, a quanto pare, sono riuscite a partire dall’Afghanistan. “Tutte le giocatrici della Nazionale e le altre atlete sono in pericolo e vivono nel terrore”, le parole dell’allenatore riportate dai media. “Sono state tutte costrette ad allontanarsi e ad andare a vivere in altri posti per non essere trovate. I tentativi di ottenere l’aiuto di organizzazioni internazionali e altri paese per lasciare l’Afghanistan finora non ha avuto successo“.

Una situazione drammatica

Nelle scorse settimane, una trentina di atlete della nazionale di volley dell’Afghanistan avevano già raccontato di temere violenze e rappresaglie da parte dei talebani per la loro attività sportiva, chiedendo alla comunità internazionale di aiutarle a lasciare il Paese. Alcune loro compagne che invece erano riuscite a fuggire avevano denunciato l’uccisione ad agosto di un’altra giocatrice della squadra a colpi di pistola.

Berruto in prima linea

Se di fronte a un dramma come questo ci giriamo dall’altra parte, che Paese siamo diventati?”. Ora che la tragedia di Mahjabin Hakimi, la pallavolista afghana uccisa dai talebani è diventata di pubblico dominio, Mauro Berruto non accetta più le mezze misure. L’ex commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo bronzo a Londra 2012 e ora membro della segreteria nazionale del Partito democratico con delega allo sport, un mese fa era riuscito a far arrivare in Italia un’altra pallavolista e da settimane propone l’istituzione di un corridoio umanitario per aiutare queste persone a fuggire dal regime talebano.

L’ex c.t. dell’ItalVolley, Mauro Berruto, ha raccontato sui social dell’arrivo in Italia di una pallavolista afghana, che lui stesso con un gruppo di diplomatici e operatori internazionali, ha aiutato a fuggire dal suo Paese:

Guardatela come se fosse vostra figlia: Mahjabin è stata decapitata, perché Hazara e perché giocava a pallavolo senza hijab. Questo è oggi l’Afghanistan. Abbiamo lasciato lì persone che sono cadaveri ambulanti. Fermiamo questo genocidio con i corridoi umanitari o ne saremo responsabili. Così Mauro Berruto si esprime sul proprio profilo Facebook.