26 luglio 1980. Sono passati 40 anni da quando Sara Simeoni a  Mosca regalò all’Italia il secondo titolo olimpico al femminile nell’atletica dopo quello di Ondina Valla targato Berlino ’36: una giornata storica, erano i Giochi del boicottaggio, sul podio niente inno di Mameli e la l’allora 27enne saltatrice di Rivoli intonò le note di ‘Viva l’Italia’ di Francesco De Gregori, coronando un sogno che inseguiva da otto anni prima.
Ai Giochi di Mosca la campionessa azzurra in finale, nonostante la pioggia e la paura che sembrava averle bloccato le gambe, tira fuori dal grinta da numero uno: la Simeoni rinunciò a 1,88, chiedendo la misura successiva a 1,91 mt., che superò in scioltezza. Successivamente l’asticella salì a 1,94 mt: a sorpresa fuori la Ackermann, avanti Simeoni e Kielan al primo tentativo e Jutta Kirst al secondo. La gara si decise a 1,97 mt. Le tre contendenti sbagliarono il primo tentativo, mentre, nel successivo, solo l’azzurra riuscì a superare l’asticella. Oro, una medaglia storica lontana 40 anni ma sempre viva.
Durante un’intervista a Repubblica risponde così alla domanda su quale fosse stata la soddisfazione più grossa della sua splendida carriera? “L’oro olimpico di Mosca. Altre direbbero il record del mondo, ma per me un’Olimpiade è una cosa tutta speciale. L’ho vinta perché dovevo vincerla, ero la più forte, ma il fatto di doverla vincere mi ha provocato una crisi d’ansia durata quasi mezz’ora, prima della finale. Mi sentivo svenire, mi veniva da piangere, mi girava la testa. Poi è andato tutto a posto. Ricorderà che molti Paesi avevano boicottato i Giochi, la stessa Italia ci ha tenuto in sospeso fino all’ultimo sull’andare o non andare. Poi siamo andati, sfilando dietro alla scritta Coni, non Italia. E quindi non avevamo diritto all’inno nazionale. Sul podio ho cantato “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori”. Canzone che mi è sempre piaciuta”.

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