Basket

Raffaella Masciadri, gigante del basket italiano, si ritira. Tutti in piedi ad applaudirla

Raffaella Masciadri, simbolo dell’Italia del basket femminile, dopo aver lasciato a novembre la Nazionale, giovedì sera ha detto addio anche al suo club. E lo ha fatto nella maniera migliore vincendo il suo quindicesimo scudetto della carriera, il decimo con la maglia del Famila Schio.
Ironia del destino ha voluto che al momento del suono della sirena la palla fosse proprio tra le mani di Raffaella. Poi i lunghi abbracci, la gioia, le lacrime e le immagini della sua incredibile carriera che scorrono nella sua testa.

 

Un addio alla pallacanestro sicuramente più bello di quello alla Nazionale. Nella partita contro la Svezia, valsa all’Italia la qualificazione agli Europei, la cestista azzurra, non era stata nemmeno chiamata in causa per qualche secondo dal tecnico Marco Crespi.
Se dicessi che non ci sono rimasta male direi una bugia – si era sfogata Raffella –  Non è tanto non aver giocato nemmeno gli ultimi 5 secondi, che per me sarebbero comunque stati oro. È stato peggio non essere considerata in grado di stare in campo, come giocatrice, quando per esempio eravamo avanti di 20“.“Io mi sono allenata come e più delle altre per essere pronta, quindi ero pronta. Io sono quella che per 17 anni ogni estate si è messa al servizio della Nazionale, rinunciando alle vacanze, rinunciando persino a giocare negli Usa. Non volevo privilegi, volevo rispetto“.
Nata a Como il 30 settembre 1980, Raffaella Masciadri ha vinto 15 scudetti, 9 Coppa Italia, 13 Supercoppa Italiana, 1 EuroCup Women. Un palmares da brividi per un’icona della nostra pallacanestro.

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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