Ciao rugby, ho scelto di fare l’ostetrica“. Rebecca Fami ha deciso di lasciare lo sport per iniziare una nuova carriera professionale. La sua è una storia di una delle tante ragazze che iniziano presto a fare sport, che si divertono, che faticano e fanno sacrifici ma che poi devono abbandonare. C’è chi abbandona perché davvero vuole fare altro o chi semplicemente perché la stragrande maggioranza delle attività sportive non fanno guadagnare. Il professionismo, soprattuto per le donne, è ancora un miraggio.
Camilla Fami ha da sempre un’infinita passione per il rugby, passione che l’ha portata addirittura in Serie A. “Mi sono avvicinata al rugby quasi per gioco, per mettermi alla prova: alle scuole superiori mi avevano proposto di entrare a far parte di una squadra per partecipare alle finali dei giochi studenteschi a Jesolo. E da quel momento la palla ovale mi ha letteralmente rapito il cuore. Con le Allupins di Prato ho partecipato alla Coppa Italia a 7 e, dopo un anno, a Firenze con i Medicei abbiamo formato la squadra a XV. È stato sempre un crescendo, la distanza, le ore passate sui treni non erano niente in confronto alle emozioni che poi avevo quando entravo in campo insieme alle mie compagne”.

La lettera aperta

“Sono arrivata alla fatidica linea, quella dei 5 punti, quella che brami dal 1’ in cui sei in campo. E questa volta l’ho segnata nella vita, la mia. Forse è una meta un po’ malinconica, un po’ sofferente, fatta sicuramente da tante rinunce ma che mi ha portata esattamente dove sognavo da anni di essere.
Purtroppo o per fortuna nella vita bisogna scegliere ed ogni scelta comporta dei cambiamenti. Avevo sulla bilancia due cose che non potevano coesistere: il rugby e la mia carriera professionale, due sogni che ho custodito gelosamente dentro me per anni ed oggi al settimo anno dal mio inizio come rugbista, ho scelto di fare l’Ostetrica.
È forse la mia prima scelta fatta in modo responsabile, razionale, senza farmi prendere da impulsi, pulsioni tipiche della mia personalità.
Si dice che chi è stato rugbista una volta lo rimane per sempre e questo è quello che voglio, portarmi dentro ricordi indelebili che questo bellissimo sport mi ha dato. Grazie al rugby ho scoperto l’importanza del sostegno, del lavoro di squadra. Ho imparato a rialzarmi anche quando farlo mi provocava dolore, ma lo dovevo alle mie compagne. Ho iniziato quasi per gioco e alla frase “se formiamo una squadra femminile andiamo a Jesolo a giocare le nazionali degli studenti”, io ero già pronta a partire. Dopo aver giocato qualche partita in un paesino vicino casa, ho passato il resto della mia adolescenza in Coppa Italia a 7 con le mie care Allupins di Prato, per poi finire nella prima squadra a 15 delle “Medicee” a Firenze. Ho assaporato l’ebbrezza della Nazionale U18, nonostante la sfiga abbia fatto capolino e mi abbia fatto ammalare in Belgio mentre dovevamo giocare gli Europei. Poi ho deciso che la mia vita doveva avere una svolta e mi sono trasferita a Pavia dove con le “Rocce” ho trascorso tre anni bellissimi. Finita l’Università mi sono fatta ammaliare dalla bravura delle mie attuali compagne di squadra Venete e ho cambiato una “o” con una “i” e sono diventata una “Riccia”. Sono soddisfatta, felice, nonostante questo Covid non mi abbia permesso di avere un gran finale”. 

E poi ancora: “Non nego che mi sarebbe piaciuto scendere in campo ancora una volta con il “Viiiiorba”, ma chissà…Fatto sta che ho dovuto scegliere di proseguire la mia carriera professionale altrove, in un’altra città..“Riabituarmi a mangiare, a guardare un film, a dormire insieme. A non aver paura dei miei cattivi odori, a sussurrare piano gli amori vanno via..” ma il rugby rimarrà per sempre dentro al mio cuore e tutti i valori e i principi che mi ha insegnato li farò tesoro per la vita. AVANZARE, SOSTENERE, CONTINUARE AD AVANZARE, CONTINUARE A SOSTENERE..è così che si arriva alla META. Grazie”.