Costume e società

Ricordate la velina Vera Atyushkina? “Il Gabibbo, lo sport e il mio amore per l’handbike paralimpico”

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Occhi smeraldo, biondissima, così estroversa e affabile che non si direbbe sia nata nella gelida Siberia. Il motto che ne descrive l’indole l’ha messo in evidenza sul suo sito ufficiale: nessuno viene a bussare alla tua porta, prendi tu l’iniziativa, partecipa, lanciati, osa, fatti conoscere. Parole a cui Vera Atyushkina ha dato sostanza, coltivandole in un clima ostile, consapevole che un giorno le avrebbero donato splendidi frutti. Concetti che uno sportivo dovrebbe portare sempre nel borsone se vuole davvero arrivare, affermarsi. Era il 2002 quando la Atyushkina decise di osare in Italia; da modella qual era si ritrovò inizialmente benzinaia e barista. Due anni più tardi provò a bussare umilmente alla porta di Striscia la Notizia, riuscendo a diventare l’unica velina russa della storia del telegiornale satirico.  

Il 7 novembre Striscia ha spento 30 candeline. Chiudendo gli occhi e ripensando alla tua esperienza, qual è la prima immagine che affiora nella tua mente?
Il momento della mia proclamazione alla finale del concorso Veline: “Vince la  coppia numero…tre!!!” E poi la mia euforia, le urla di gioia. Ricordo il mio primo stacchetto sulle note di Te quiero, gli abiti, e se continuo a tenere gli occhi chiusi è una festa di colori e musica”.

L’avversario più difficile di quel mondo? E il miglior compagno di squadra?
Gli infortuni, quindi il rischio di farsi male e non essere al massimo della forma, come quando mi capitò di slogarmi una caviglia. Ma ogni volta c’era lui a incoraggiarmi, il Gabibbo, o meglio Gero Caldarelli che ne è stato l’anima per 27 anni. A me e Lucia Galeone (la Velina mora) bastavano il suo sorriso e giusto qualche parola per ritrovare il coraggio, la serenità. Gerò era uno di grande umanità, e a Striscia tutti lo ricordano con grande affetto“.

Quest’anno sei stata protagonista di un calendario, Hollywoodland, il cui ricavato è stato devoluto all’associazione Giro d’Italia Handbike. Come nasce questo nobile connubio?
È un progetto artistico di cui ho curato per la prima volta ogni aspetto, supportata da grandi professionisti come il fotografo internazionale Enrico Ricciardi. Oltre al calendario, dove interpreto le dive del cinema hollywoodiano degli anni ’20, ’30 e ’40, è stato realizzato anche un libro che ovviamente non ha scadenza. I fondi raccolti dalle vendite andranno all’associazione Giro d’Italia Handbike perché ne sono stata madrina in due occasioni, e lì ho conosciuto molti atleti del ciclismo paralimpico. Sono splendidi, meritano tutto il sostegno possibile”.

Il tuo rapporto con lo sport. Attualmente lo frequenti o preferisci guardarlo da un comodo divano rischiando di essere attapirata?
Sono sempre stata molto amatoriale… Palestra, camminate all’aria aperta, ballo e qualche immersione in apnea. Non mi piace stare ferma, qualcosa faccio sempre. Sul divano ci sto solo per guardare i film horror!”.

La Russia è da sempre competitiva nelle principali manifestazioni sportive. Se ti avessero imposto di diventare un’atleta, in quale disciplina avresti potuto primeggiare?
“Nella ginnastica artistica. Mi affascinava anche il pattinaggio su ghiaccio, ma sulla neve sono tuttora piuttosto imbranata, e quando mi sono ritrovata ad affrontare una discesa sugli sci ho travolto nastri e paletti vari. Se mi avessero visto i miei amici siberiani, che vivono per cinque mesi a -50, forse mi avrebbero tolto la cittadinanza”.  

Il campione che ti affascina ed emoziona più di tutti?
Antonio Rossi, ex canoista e campione olimpico che ho conosciuto personalmente”.

Quanti calciatori hanno bussato alla porta della Velina Atyushkina? Hai aperto a qualcuno?
Mhmm… hanno bussato davvero in tanti, e alcuni hanno addirittura rilasciato interviste millantando di avere avuto storie con me all’epoca di Striscia. Cavolate, perché io non ho aperto la porta a nessuno. Ma se ora qualcuno volesse fare “toc toc”, magari un’occhiata dallo spioncino potrei darla“.

Stai lavorando a qualche progetto per il 2019?
Sì, almeno a tre. Però sono molto scaramantica, quindi ne parlerò solo quando saranno ufficiali“.

Tornando al calcio, il tuo Paese d’origine ha ospitato gli ultimi Mondiali vinti dalla Francia. Hai avuto modo di tornare a casa per sostenere i tuoi connazionali e rivedere la tua famiglia?
Non sono tornata a casa durante il Mondiale, ma ho comunque fatto il mio dovere di tifosa. Ho visto tutte le partite della Russia con indosso la maglia della Nazionale e sventolando la bandiera dal divano. E ai miei fan ho regalato anche qualche scatto sexy sui social. A un certo punto sembravo una esperta di pallone, quando in realtà non ci capisco poi così tanto“.    

Oltre all’accento, cosa hai conservato della cultura russa?
Ho conservato tutto. Sono sempre molto orgogliosa e dolce, come una vera russa“.

Piatto preferito?
“Ce n’è più di uno, essendo io una buona forchetta. Adoro il pesce, le polpette di carne, le torte e alcuni piatti della tradizione russa come i pelmeni, simili ai tortellini, la zuppa a base di barbabietola chiamata borsh, i blinis che sono delle frittelle, e l’insalata russa… non la versione italiana”.

Qual è stata finora la tua vittoria più bella nella vita?
Sicuramente il trionfo al concorso Veline, che mi ha cambiato la vita e reso l’unica russa ad aver ricoperto quel ruolo. Poi ogni giorno ha le sue sconfitte e le sue vittorie, l’importante è non arrendersi, evitando di restare ancorati al passato“.

Informazioni sull'autore

Luca Caglio

Luca Caglio

Nato in Brianza, vivo in un’area valutaria (non ottimale) che avrebbe dovuto farmi lavorare un giorno in meno guadagnando come se ne avessi lavorato uno in più. Incapace di realizzare come fosse stato possibile credere a quella promessa, nel lontano 2002, quando ero un bambino apparentemente sveglio, ho trovato conforto nei tanti adulti inghiottiti dal medesimo tranello che ha alzato un muro insormontabile tra il presente e il futuro. Tuttavia ce la faremo. Spronato dai professori a fare velocemente una riforma strutturale per tirare a campare, ne ho scelta una in crisi tanto quanto la vita: la scrittura, forse persuaso da temi di classe giudicati positivamente, forse per sentirmi libero, forse per lasciare una traccia che un giorno ispirerà qualcuno. Mi chiedo qual è il senso degli influencer, chi li ha inventati, perché non lavorano ma guadagnano vagonate. Nel frattempo mi faccio ispirare da uomini che siedono nelle retrovie, spesso nell’ombra, protagonisti di storie più o meno semplici, vere, talvolta eroiche, sportive, sofferte, indifferenti ai follower. Sono allergico ai puntini di sospensione.

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