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Rugby Femminile / Marianna De Dilectis: “Il nostro non è uno sport da maschiacci”

Nome: Marianna

Cognome: De Dilectis

Soprannome: Mary

Età: 21

Luogo di nascita: Napoli

Disciplina: Rugby

Squadra: Amatori Rugby Torre Del Greco

Ruolo: Mediano d’apertura/Centro

Marianna, partiamo con la Serie A, che cosa ci puoi dire di questo inizio di stagione?
La stagione per noi era iniziata con il piede giusto: abbiamo tenuto testa alle nostre avversarie in tutte le partite, anzi, qualcuna doveva andare diversamente. Ora siamo indietro ma possiamo recuperare“.

Nel vostro girone Capitolina e CUS Ferrara sembrano davvero avere qualcosa in più o pensi che con il passare delle giornate altre squadre, tra cui magari anche la vostra, riusciranno ad inserirsi nella lotta per i playoff?
Penso che la Capitolina abbia la stoffa per poter affrontare i playoff. Onestamente per le altre squadre c’è ancora una strada molto lunga da percorrere“.

Chi vedi favorita per la conquista dello scudetto?
Il Colorno o il Valsugana“.

Su quali aspetti del gioco stai lavorando o vorresti lavorare per fare un ulteriore salto di qualità?
Sto lavorando insieme alla mia squadra sopratutto sulla continuità del gioco, sulla reattività e sulle varie skills di passaggio e calcio. Per fare un ulteriore salto di qualità penso bisogna essere sempre costanti negli allenamenti e non sentirsi arrivati, MAI.”

C’è qualche giocatore o giocatrice a cui t’ispiri?
Non ne ho uno in particolare, ma mi piace molto l’apertura del Colorno femminile Veronica Madia, con la quale ho avuto modo di giocare nelle finali di Coppa Italia femminile in Under-16“.

La crescita del rugby femminile in Italia e nel mondo è un fatto: aumento dei tesseramenti, diverse squadre che hanno innalzato il proprio livello qualitativo e l’asticella in generale segna misure sempre più importanti, non senza qualche intoppo. Cosa serve ancora al movimento per risolvere problemi come il ritiro prima dell’inizio del campionato o penalità per non aver schierato le formazioni giovanili?
Il movimento ha solo bisogno di essere divulgato di più: bisogna uscire dal preconcetto che questo sport è prettamente maschile, lavorare nelle scuole – come sta già lavorando la nostra società grazie al Servizio Civile Nazionale – e far scoprire questo meraviglioso mondo a più bambine possibili“.

Sempre in tema Italia, cosa possiamo aspettarci dalla Nazionale nel prossimo Sei Nazioni secondo te?
Ho visto tanti volti nuovi nello schieramento italiano di quest’anno e penso che questo fattore potrà sicuramente portare crescita e novità di gioco. In questo momento serve un po’ di cambiamento a mio avviso“.

Passiamo ai ricordi: come ti sei avvicinata al rugby?
Avevo 13 anni e non praticavo sport. Avevo messo su dei chili, così una mia amica mi ha convinta ad andare a correre sul campo e da lì mi sono appassionata“.

Come reagiscono i ragazzi quando scoprono che sei una rugbista?
La prima cosa che dicono è: “Adesso allora mi placchi?

Ricordi una gaffe o qualche frase infelice sul rugby detta da un ragazzo che ha provato ad attaccare bottone con te?
Certamente. Uno mi ha detto: “Io non mi fidanzerò mai con una rugbista, siete dei maschiacci

A livello di preparazione e qualità del gioco siete delle professioniste, ma come le tue colleghe devi coniugare l’attività sul campo con quella fuori: come si svolge la tua giornata tipo e come riesci a coniugare il rugby con i tuoi altri impegni?
Al di fuori del rugby, studio Lingue e Culture Comparate a Napoli e seguo i corsi all’università circa tre volte a settimana. Quando non vado all’università, lavoro da Subway. Riesco sempre a far incastrare tutti i miei impegni perchè li considero tutti importanti“.

Segui o pratichi altri sport?
No“.

Con i tacchetti in campo non hai problemi, con i tacchi alla sera è lo stesso?
Diciamo che non sono amante dei tacchi in sé e per sé, ma amo truccarmi e vestirmi con gusto per una festa o per altre occasioni particolari. Per la solita routine, sono una ragazza molto semplice e amo il look sportivo“.

Se tu potessi incontrare una persona (viva o morta) chi sarebbe?
Mio nonno paterno“.

Quali sono i tuoi libri preferiti?
Non amo molto leggere, quindi non ne ho“.

Cosa c’è sui muri della tua camera?
Una foto a New York, con le mie amiche e con la mia squadra“.

Il tuo pregio?
Solare e simpatica“.

Il tuo peggior difetto?
Permalosa“.

La tua paura più grande?
Non poter più provare emozioni, e quindi la morte.

Il tuo sogno nel cassetto?
Viaggiare in tutto il mondo“.

Informazioni sull'autore

Stefano Nouvion

Stefano Nouvion

Dopo esserci occupati dell'analisi antropologica di alcune categorie di esseri umani tra cui i gli influencer, gli odiatori seriali sul web e le gnocche che guadagnano soldi su Instagram, oggi faremo una breve ed interessante analisi su un altro archetipo antropologico: il sottoscritto.
Il sottoscritto è un essere nato nel Nord Ovest italico, più precisamente nella striscia di terra chiamata Liguria, ancora più precisamente in quel di Genova il 13 luglio 1994. Di solito quando si trova in territori al di fuori da queste zone, in particolare in qualsiasi posto a nord dei Giovi, soffre di saudade in forma grave.
Ottenuto il diploma di maturità (mica tanto) scientifica (ancor meno, mi sveglio ancora la notte con la paura dei compiti di trigonometria) nel 2013, sto tentando vanamente di uscire da quel girone dantesco che è l'università e soprattutto il dipartimento di giurisprudenza.
Sono così malato di ciclismo che, non pago d'averlo praticato a livello giovanile, lancio la volata ogni volta che mi trovo davanti ad un monumento importante. Una volta ho pure provato a fare colpo su una ragazza con un romanticissimo: "Appena ti ho vista ho sentito le farfalle allo stomaco come nella tappa del pavé di Nibali al Tour 2014".

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